Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 28 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Mon Aug 19 11:28:16 UTC+0200 2019
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

La grondaia

di Paolo Melandri
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 11/07/2019 11:44:42

La grondaia

 

Rimasero stesi a lungo, svegli, e fumarono, mentre il vento attraversava la casa, staccava dei frammenti e faceva precipitare le pietre; pezzetti di intonaco volavano giù con fragore dai piani superiori, in basso scoppiavano e si sparpagliavano come detriti.

Di lei vedeva soltanto un barlume, un caldo alito rossastro quando le sigarette brillavano: il tenero disegno dei seni sotto la camicia e il suo profumo tranquillo. Alla vista della sottile fessura ben chiusa delle sue labbra, questa piccola valle nel suo viso, la tenerezza lo colmava. Rimboccarono le coperte ai lati, si strinsero l'uno all'altro e seppero che sarebbero stati al caldo per tutta la notte; le imposte sbattevano e attraverso i buchi sfrangiati dei vetri il vento fischiava; in alto ululava nei resti dell'ossatura del tetto e da qualche parte qualcosa batteva forte e continuamente contro una parete, qualcosa di duro, di metallico, e vicino a lui lei disse piano: – È la grondaia, è difettosa da molto tempo –. Tacque un attimo, gli prese la mano e continuò a bassa voce: – Non c'era ancora la guerra, abitavo già qui e quando tornavo a casa vedevo il pezzo di grondaia che pendeva lì e pensavo: devono farlo riparare; ma non lo hanno riparato. Pendeva di sghembo, una delle graffe si era staccata e sembrava che stesse per precipitare, ad ogni istante. La sentivo sempre, quando c'era vento; ogni notte, quando c'era tempesta e stavo qui distesa. Anche quando venne la guerra pendeva ancora lì. Sul muro grigio della casa si vedevano chiaramente le tracce dell'acqua che dopo ogni pioggia era entrata obliquamente nel muro: una strada bianca, orlata di grigio scuro, che passando vicino alla finestra portava verso il basso, alla sua destra e alla sua sinistra grandi macchie rotonde, il cui centro era bianco, circondato da anelli di grigio più scuro. Più tardi sono stata molto lontana, ho dovuto lavorare a Trento e a Trieste, e quando la guerra è finita sono tornata di nuovo qui e la grondaia era sempre lì che pendeva: metà della casa era crollata (ero stata molto lontana, molto, e avevo visto molto dolore, morte e sangue, mi avevano sparato contro le mitragliatrici degli aeroplani e avevo avuto paura, molta paura) e per tutto questo tempo questo pezzo di lamiera è rimasto appeso qui, ha diretto l'acqua nel vuoto, perché il muro sotto era quasi sparito. Le tegole erano precipitate, gli alberi erano stati rovesciati, l'intonaco era caduto giù sgretolato, erano cadute le bombe, ma questo pezzo di lamiera era sempre rimasto appeso a quell'unica graffa, non era mai stato colpito o aveva rinunciato alla sua posizione obliqua per la pressione dell'aria.

La sua voce divenne ancora più lieve, quasi cantante, gli strinse la mano. – È piovuta molta pioggia, – disse, – in questi sei anni, ci sono state molte morti, sono andati distrutti molti duomi, ma la grondaia pendeva ancora lì, quando sono tornata. La sentivo di nuovo battere, la notte, quando c'era vento. Ci credi, che ero felice?

Sì, – disse lui.

Il vento si era calmato, tutto divenne calmo e il freddo strisciò più vicino. Tirarono più su le coperte e vi nascosero sotto anche le mani. Nell'oscurità non si riusciva a distinguere più niente, non vedeva più il suo profilo, nonostante lei fosse così vicina che ne sentiva il respiro: il suo ritmo calmo e breve lo colpiva tranquillo e regolare e lui pensò che dormisse già. Ma improvvisamente non sentì più il suo respiro e cercò a tastoni le sue mani. Lei tolse la mano da in alto e afferrò la sua e la tenne stretta e lui seppe che era caldo e che per tutta la notte non avrebbe dovuto aver freddo.

Improvvisamente sentì che piangeva. Non c'era nulla da sentire, dedusse soltanto dai movimenti del letto che con la mano sinistra si asciugava il viso, ma anche questo non era chiaro, e tuttavia lui sapeva che piangeva. Si alzò a sedere, si chinò su di lei e sentì di nuovo il suo respiro che sembrava diffondersi sul viso di lui come una corrente e scorrergli dolcemente accanto. Anche quando il suo naso le toccò la guancia fredda non vide ancora nulla.

Stenditi, – disse lei piano, – prendi freddo.

Rimase sopra di lei, voleva vederla, ma non vide nulla, finché all'improvviso lei spalancò gli occhi: vide lo splendore dei suoi occhi nel buio, le lacrime che brillavano.

Pianse a lungo. Lui le prese la mano, la tenne e rimboccò di nuovo la coperta. Le tenne stretta la mano a lungo, finché la sua presa cedette, si sciolse lentamente da quella di lui – lui le mise il braccio intorno alla spalla, la attirò vicino a sé e anche lui si addormentò e nel sonno si scambiarono i respiri come tenerezze…

 

© Paolo Melandri (11. 7. 2019)


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Paolo Melandri, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia pe la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Paolo Melandri, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Qualcosa accadrà (Pubblicato il 03/08/2019 15:06:50 - visite: 31) »

:: Viaggio indietro (Pubblicato il 30/07/2019 11:19:27 - visite: 32) »

:: Gli ospiti sconcertanti (Pubblicato il 27/07/2019 23:47:17 - visite: 32) »

:: L’uomo che ride (Pubblicato il 26/07/2019 22:04:07 - visite: 31) »

:: Presentimenti (Pubblicato il 26/07/2019 12:03:06 - visite: 39) »

:: Prima luce (Pubblicato il 25/07/2019 10:12:18 - visite: 34) »

:: Lichtenberg (Pubblicato il 21/07/2019 13:49:05 - visite: 36) »

:: Autodiffamazione (Pubblicato il 18/07/2019 23:46:13 - visite: 43) »

:: Sabina (Pubblicato il 14/07/2019 00:22:28 - visite: 47) »

:: Atalanta (Pubblicato il 12/07/2019 22:30:49 - visite: 43) »