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27 gennaio 2020: #GiornoMemoria | Viaggio senza ritorno
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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L’inizio di un nuovo viaggio

di Laura Serra
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Pubblicato il 11/01/2020 16:25:09

Il forte vento della notte aveva strappato via i petali dei fiori del giardino dei nostri ricordi. Divampavano accartocciandosi sfiniti in angoscia, come fiammelle su un fuoco che ardeva. Danzavano sfiorando la mia mente che distingueva ciò che mi feriva da quello che mi dilettava, per poi sparire nella solitudine di un’anima persa. Avevi promesso di farmi leggere i diari della tua vita che rivelavano segreti custodendone infiniti. Una lampada bassa pendeva dal soffitto della tua camera e sulla scrivania giacevano pagine impregnate di lacrime e sogni. Avvertivo il loro fluire dalla rigida forma così severamente immobili in vuoti spazi sbiaditi dal tempo. Tranquille stavano nel loro composto silenzio d’inviolata pace e a mia insaputa si erano succedute inavvertite. Pagine, invulnerabili che ci appartenevano perché prigioniere del fiume dei ricordi del nostro passato. Sentivo su di me, le vecchie, dolci lacrime consolatrici, i sogni affidati agli oceani sconosciuti dove s'affollavano gli echi delle nostre risate. Tutt'attorno ruggiva la doppia coscienza che aveva soffiato via l'ultimo tuo sorriso. Il tuo scopo era di aprirti alla vita, di renderti uomo affamato di vita e di riportare ogni tua questione alla vita. Ti esortai a renderti conto che avevi tutta la libertà in te stesso senza preoccuparti del destino del mondo e di risolvere il tuo problema individuale che non era nient'altro che una questione di liberazione. Avevi viaggiato in lungo e in largo per accorciare questo senso di disagio, immediatamente dissipato dal calore della tua anima. Era in te la pienezza che è così manifesta nella dura esperienza della vita che a volte manifestavi con toni alti e con eco sottile e acuto. Sapevi tirare ogni chiave ed eri maestro nell'usare i pedali dell'organo perché in te spirava un vento alto e vigoroso che era il dono della profezia. Una girandola roteava al lieve soffio di vento quando, quel giorno, la morte bussò alla tua porta. Pensieri che trasudavano di un'esistenza vulnerabile piena di segni, stordita da quel dolore indagatore che ti portavi dentro. Pensavi di aver perso la tua identità cercavi un nuovo significato, una nuova vita. Ti avevo lasciato là seduto, ben lontano dall'immaginazione che sarebbero passate solo poche ore prima di ricevere tue notizie. Forse era quello l'ultimo sorriso, sguardo che desideravi lasciarmi, prima di lasciarti andare in quell'acqua oleosa dove sapevi che non ti saresti tenuto a galla. Una partenza che ha segnato la fine del tuo dolore e l'inizio del tuo viaggio per le stupende immaginabili diversioni della vita che inalano un sentore di fiumi, colline e aroma di erbe aromatiche, dove il tempo e lo spazio non esistono.

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