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La ballata della croce

di Ivan Pozzoni
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Pubblicato il 12/03/2018 23:16:32

 

Perdonatelo tutti, su questa via infinita al Golgota

a trasportare, anno dopo anno, la stessa croce,

cadendo, rialzandosi e cadendo, esecrando il suo nome adespota,

incapace di comprendere i suoni della vostra voce,

si incammina, finito, verso la cima dell’ecumene

senza il conforto delle spalle d’un Simone di Cirene.

 

C’è chi si crede una delusione, tipo Maria Maddalena

e non c’arriva, d’essere una vittima collaterale

del crollo di un uomo in cammino ai margini della scena,

lei si sente inadeguata, con i suoi occhi in cui annegare,

e la sua bocca, impotente, i suoi bisogni di abbracci caetani

con lui in cima a una croce a cantare «Eloì, Eloì, lama sabactàni?».

 

La scena è l’intarsio contorto di mille falegnami

fatto di schegge, brandelli, frammenti, tutti da assemblare,

chè, a volte, i suoi versi hanno la scarsa consistenza dei liquami,

fluidi in un mondo liquido, nell’acqua non c’è vino da annacquare,

c’è l’uomo, e la sua croce, lontani dalla serenità del chiostro

col centurione a strofinargli in faccia spugne d’inchiostro.

 

Gli urlano, vox populi, che è stanco, che si deve riposare,

la sua unica angoscia è di costruirsi una nuova croce da caricare

sulla schiena curva, lui ha smesso di riuscire, Abba

sognando che appeso al cielo abbian da mettere Barabba.

 

     [Cherchez la troika, 2016]


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