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di Adielle
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Pubblicato il 30/07/2018 04:21:53

 

 

Omeri e Cassandre, mi serve un corridore di grano

camera a spalla, De Sica-Cassano o operatore di gimbal.

Candela accesa, si vedono dando entrambi il profilo,

un uomo e una donna di schiena per mano,

che si allontanano l'uno dall'altra, quella volta sul fiume

quell'altra sulla spiaggia del mare e la scena si ripete.

Cambia lo sfondo, i vestiti, le stagioni

ma ho le stesse pretese da entrambi gli attori.

Delle maschere in volto, meglio truccati? Lenzuola sui corpi.

Come fantasmi.

Divampano volpi bambine vestite di rosso.

Tra gli alberi. Sui prati. Una volta lei incinta, poi fiamma, poi acqua.

No, scena prima: candela ancora accesa sul comodino, scena finale:

lei che indossa la maschera e spegne la fiamma d'un soffio; no:

loro due che camminano, fino ad uscire finalmente di scena

per direzioni opposte. Per la gioia degli occhi, 

sordo deisderio di vita che scorre lungo la superficie di tutte le cose,

non c'è ombra che tenga o buio più grande, 

mandato a memoria da piccoli quella notte prima 

che non tornasse più a casa tuo padre.

Un gioco da adulti che puoi giocare soltanto una volta, in carne ed ossa.

Poi è come vedere bendati, attraverso una trama intricata.

Per uno che riesce a vedere, mille si perdono in vista 

di premi fantastici, da godersi postumi, dopo una condotta immacolata,

fin sull'altare dell'eterna quaresima, solo sognanti, solo sognati.

Estremo saluto ad una storia d'amore di tutta una vita.

Sciupata sciupando, ad occhi chiusi e con le vene bucate.

 

 

A vele spiegate che non tengano i cardini!

Purchè si arrivi sani e salvi, in tempo per un sei in condotta.

Dopo lunghi viaggi, in altomare, senza vedere nessuno

per giorni, per mesi per anni, la deriva dei pensieri

verso posizioni contundenti,

il ricordo di una donna in cabina di montaggio

oppure vuotare il bagaglio sul divano e starsi, leggermente accomodati,

totalmente accomodanti, tirare a campare, perchè essere necessari

è un progetto troppo arduo da realizzare con le sole nostre forze

e gli altri sono nemici da abbattere o al massimo concorrenti sleali

di un programma alla televisione, che ci programma

nelle nostre convinzioni per conto di alcuni che governano il mondo

e ci vogliono divisi, tra noi, il più possibile,

in gruppi sempre più piccoli, fino a farne di noi, atomi singoli.

Complottismi al servizio del complotto, contrabbando, banditismo,

macchine del fango in campo aperto,  mentre costruiscono un caos

da cui si astengono. Per mantenere il potere poche cose semplici:

organizzare il consenso con giochi di prestigio

e o trincerarsi scopertamente dietro un alone di mistero

con la magia di essere temuti, mentre si possiede gran parte del mondo,

indisturbati.

Allora spazi liberi diventano di vitale importanza, per potersi esprimere

senza vincoli di sorta. Ma perchè siano liberi per tutti 

è necessario che tutti accettino dei limiti.

Invece quello che sembra esprimersi è: questo spazio è mio

e ci faccio quello che voglio ma una libertà individuale

che non tenga conto di quella degli altri

è proprio ciò che noi combattiamo o proclamiamo di voler combattere;

in realtà siamo solo interessati a cambiarci di posto

in una scala gerarchica che chi comanda ci ha imposto

senza aver nemmeno scalato mai.

 

Il contrassegno che ci imita non è un orango, quello si, uomo libero.

Fatti a forma di quello che ci vendono, in oggetti e strutture mentali,

consumiamo invece di creare.

Se chi si libera disprezza gli altri anch'egli è uno schiavo.

Chi ci libera ci ama uguali è un po' una vanteria

da servizio pubblicitario.

Ma c'è nel mezzo una via che non conosco

che mi piacerebbe praticare non da solo ma in compagnia

di gente che si tollera.

Se non tollero chi non tollera sono anch'io intollerante?

Che non si superino certi limiti.

E chi li stabilisce questi limiti?

Un esame di coscienza. Primordiale.

Se lo superi dovresti vivere in pace con il mondo.

"In Pace con il Mondo" sembra impossibile

soprattutto se per primi non si evita di muovere guerra.

Il prossimo tuo come te stesso e noi ci odiamo

così tanto intensamente da non riconoscerci allo specchio, vedendo,

scambiarci per intrusi.

Come possiamo sperare di sapere accogliere gli altri?

Generalizzazioni che non siano di comodo o strumentali

possono esser utili a renderci umani.

Siamo tutti abitanti di questo mondo.

Non mi risulta una convivenza pacifica al di là del mio orto.

E per difendere il mio orto sono disposto a fare la guerra.

E a fare la pace? Perchè per difendere il proprio orto

bisogna diffondere la pace

in modo che il proprio orto sia sempre più grande.

Che ho scritto? Saranno stati gli Osanna.

Uno scambio di sovranità non una rinuncia.

Il cui risultato sia una società mediamente più felice.

Ma anche per essere felici è necessaria cognizione di causa.

La necessità di brandire con forza regole auree.

Vagliate alla lente di costi e benefici, tenendo fuori i mercati,

gli speculatori cinici della minoranza dominante.

 

 

Ama il prossimo tuo come te stesso! Fai agli altri quello che vorresti

che gli altri facessero a te e non fare agli altri quello che non vorresti 

che gli altri facessero a te, si  e poi ci scanniamo su facebook 

per i più disparati motivi, tra cui i copyright sulle frasi suddette.

E c'è una logica in tutto questo che si può vedere dall'alto,

dalla posizione eretta che riusciamo a mantenere solo per pochi attimi

per lo più di circostanza.

Piegati da pesi di ogni tipo abbiamo preso la forma di animali da soma.

Ma siamo, siamo stati e saremo ben altro, se solo ce lo ricordassimo!

Da asini ad Asimov in pochi secondi.

Repentini e numerosi passaggi di stato.

Invece qui o si è vivi o si è morti, comunque fuori dai giochi.

Perdenti (per caso) in caso di manche.

 

 

 

 

 

 


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