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Evanescenza del tratto formale

di Robert Wasp Pirsig
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Pubblicato il 09/10/2018 11:56:54

 

 

Il sangue è il pulsante delle vene. Lo tasta

l’anno, nel giorno convenuto. La nascita

e l’inquietudine, che la perseguita, sono

da un momento all’altro continenti; piena

di nebbia è la navata a mente. Chi

accompagna la grazia all’altare? Il dubbio

sta sul sagrato come un muschio nell’umido.  

A lato dei colonnati la fede sbanda

tra assopimento e risveglio tremante.

Come il melo mette a nudo il condotto

e la peculiarità della linfa per il vitalizio.

Una radice, se ne può parlare io credo, mi frusta:

c’è un nervo in qualsiasi braccio di terra

che sostiene i passeggeri. Come un tronco

in ogni acino. Autunno! Vieni con la tua parte

rissosa unicamente al nodo più antico: questo

assimila me nell’ultima stagione di legno vivo

all’anima del discorso. Ciononostante si affermano

le mani simulando la ridda di foglie come conviene.

Ogni distacco procura lavoro a terra, pare.

In realtà le fabbriche ci portano sulla schiena.

E cedono le spalle, come cedono gli stralli.

Gli abbracci sono vele per quelle traversate

che hanno un porto disarmato dal mare:

una per una si deformano le navate; e i partenti

cadono, cedono i nervi, come rotte

sulla grande mappa dove c’è meno spazio

al largo che tra le nostre voci sbarcate a volo.

 

 

 


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