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27 gennaio 2020: #GiornoMemoria | Viaggio senza ritorno
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Senza musica

di Adielle
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Pubblicato il 10/11/2018 04:42:08

 

 

Se non parlo con te a chi rivolgerò le mie parole gravide?

No, non posso aspettare ancora che cada ancora la pioggia

sulla mia tastiera impolverata di nuovo

per simulare un dialogo di risacche perpendicolari, contrastate

a sbalzo su certi cordiali vertigini di pozzanghere

in cui si specchiano bramose dei tuoi occhi

le stesse nuvole che tu ora guardi, cercandomi un poco.

E' l'illusione che solo tu possa capirmi e lo voglia

che vaglia questo cenacolo di lettere a cui ora m'inchiodo

alla luce che taglia di sbieco il sentimento che tuttora ti provo

di una santa ragione in ginocchio.

Per dirti di non lasciarmi a parlare da solo

come quando ardevo al fuoco sospinto

di un desiderio di rogo che come a vento

mi trascinava su sentieri d'innesco

dove i pensieri mandavano in cenere

la norma per cui aver fede

mi rendeva degno di crederti, nonostante i tuoi silenzi d'alcova.

Qui, seduto in un angolo, davanti ad un monitor, a labbra conserte.

Vedi, capisci bene anche tu che sciogliere il nodo è impossibile

per dita come le mie o le tue

così cedevoli al ricatto della pelle sottile, dei crateri lunari,

dei ricci corvini.  Delta di Venere, dea delle malelingue che sfociano

in preghiere blasfeme pur di assicurarsi un posto a bordo patibolo,

con le vene trasparenti che pulsano liquide, ancora in vita.

Mi è capitato di leggere alcuni passi di uno scrittore da Instagram

con tanto di corredo di foto spicciole

in cui per sembrare più bello toglie le virgole alle pose, ai ghigni

ai sestrieri dei suoi mille e più profili.

Ecco tu non confondermi con chi per apparire

venderebbe l'anima a Zuckerberg.

Compi lo sforzo di riconoscere la natura singola e uniforme,

iconoclastica scalza, della mia bruttezza originale, che a dir si compie.

Senza filtri. Forse è per gente così che non scriverò mai in prosa.

Pensavo, sciocco e roso d'invidia. 

Ma a ben guardare la mia spanna si articola

su altre clavicole tipo:  il desiderio ossuto di te:

scegli tu la forma d'assumere, io mi arrendo all'evidenza strategica

dei fatti incompiuti, balzati in testa alle classifiche.

(Hai voluto la bicicletta? Adesso pedali! Si ma che sia un tandem).

Moglie, amante, amica, madre, sorella, figlia, anche le briciole.

Purchè giunga ciò che amo e finalmente mi uccida.

Per rinascere val bene morirne.

 

 

 

 


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