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Notti

di Robert Lington
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Pubblicato il 14/04/2019 16:03:32

I

è qui infine. giunta tra luci pigre, il coro

tra merletti raggrinziti. tra notti araldiche.

è nella pelle dell'uovo, l'occhio aperto. cera

sulla pietra della sesta ora. sulla mia tomba.

sul mio marmo. cervo di smeraldo. accampa

le tende e il rosso dei veli nel ventre. 

 

è giunta, oltre il fine. è qui nella mia metà,

stroncata. nel finire, d'una luce s'anela. scava

una voce dagli affanni degli angeli sordi. ciechi.

i coltelli celesti nel tuo fianco di fango, dove io 

ho cercato. il sangue d'uomo, l'osso corroso.

dai treni gremiti di ore, il lembo bianco.

 

è qui, è arrivata. straziata, chiedendo d’altro

tempo di glicine, ieri di quando la vita sorda

macinava i muri mormoranti e caldi. seduti,

mangiando l’ombelico pieno del mondo. sazi

nella luce. solo d’un suo volto, l'ombra tetra

appare d'un pianto vecchio e oscuro.

 

II

è giunta in questo prossimo infinito di stille.

il sorso limpido che pende dalle labbra mobili.

sgocciolante d’ogni sapienza, fu e chiese. ora

di questo vago straccio d’inscindibile. ho le 

orecchie piene di sabbia e paure. non sapresti.

di me straniero e docile compagnia. 

 

è giunta con il pianto della storia. nel glicine

morto, il soffio suo d'ambra. e sulla finestra

disegna scale e trame di nebbia. da quelle 

stesse finestre dove mi sporgevo bambino,

e tu eri un dio senza gregge o spini verdi,

ti guardavo con occhi atavici e mori.

 

è giunta, con la sua smagliante moneta. in

quei silenzi d'alambicco. come dalle tane 

degli dei, trova un fulmine e lo pianta. qui.

dove il cuore vede nei giardini antichi. quasi

vedersi una volta al mese e dirci scemenze,

è giunta macchiandomi la scrivania scura.


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