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Passeggiata a lucido

di Robert Wasp Pirsig
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Pubblicato il 06/06/2019 11:01:11

 

(Ho odiato via Clark per la sua forma scontata. Occupa una direttrice, ma non è quella dell’ufficio dell’igiene pubblica. Ciò che non è plausibile è la distribuzione del rifiuto: tra le piante, in una siepe di gelsomino, nell’aiuola della rotatoria presa dagli scarichi, tra i masselli che si sollevano dal marciapiede: cicche, cartacce, le stesse buste delle quali un legislatore disse basta!èoradifinirle... Anche un preservativo&goal, scarpe sinistre, siringhe ambidestre. C’è di peggio, ma serve alla sopravvivenza di diversi esseri: millepiedi che rimano in cammino, formiche che si somigliano, topi funamboli, eccetera. Infine, fiancheggiamo un piccolo frutteto, diviso dalla strada con una rete in preda all’edera più scura dell’asfalto. Così attraversiamo l'epoca.)

 

Ricordavo questo terreno curato fino all'intrusione

nella spiaggia, dice - e indica il muro confuso

dalle erbe spontanee, conguaglio tra le pietre e l'orto.

Più curato che fruttuoso, come talune menti.

La mente è un bene, dice, normalmente

tremulo. Confusa dalla chiarezza, agisce quasi

una rivolta di sensi, la parola vacilla tra ondate di gesti.

Ci vuole un punto fermo. Una virgola si avvicina,

ma sorpassa appena ripreso il fiato. Ti voglio bene,

dice. Come l’orizzonte il bene non ha mezzi,

una misura efficace, un certo metro. E’ angostura, cibo

dell’anima. Tanto sapore ha questo frutto che

l’arancio, nel giardino incolto, si perde, ma insinua

il suo affetto per il raggio in una buccia che la figlia

rotonda produce. Dice proprio “rotonda” come si dice

“dentro la pelle la fabbrica dello spirito è un mistero”.

Non è un bene che si esprime, dice: è asintomatico,

prende in giro un nome e lo scaraventa in mente.

E una mente assillata, dice, è normalmente tremula.

Trema la strada sotto il passeggero. Trema meno

sotto il gomito della sera, ma puoi farti indietro.

Nel tempo esiste solo l’immediato “avanti”

e il suo cuore è giardino a momenti.

 

(In questo tratto di via Clark, torna spesso il dolore per non più di 100, 120 passi, che sommano circa tre, quattro ricordi, poi il mare ruba la scena. Non puoi parlare a memoria, si improvvisa ad ondate: il mare in passato era il mio giorno, tutti i giorni. La notte viene solo dopo che ha attraversato la città, precipitando da San Liberatore. Rotola come un autocarro in folle ed ha lo stesso gorgoglio dello stomaco riempito di bocconi masticati in fretta. I palazzi diradano sulla tavola della luce morente, si informano dai lampioni. Niente di più e niente di meno che sfuggenti, e noi dietro.)

 


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