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Filosofia della natura e natura della filosofia

Argomento: Filosofia

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 10/06/2018 01:20:44

Il concetto del soggettivo non è contenuto nel concetto dell'oggettivo, anzi tutti e due si escludono a vicenda. Nel concetto della natura non è incluso che esista anche un'intelligenza, la quale se la rappresenti. La natura, così sembra, esisterebbe anche se non esistesse quello che se la rappresenta. La questione pertanto si può enunciare anche così: in che modo alla natura si aggiunge il principio intelligente, o in che modo la natura perviene ad essere rappresentata?

È ammessa come primo la natura o l'oggettivo. Ora questo è indubbiamente il compito della scienza della natura, che così appunto procede. – Qui possiamo soltanto indicare brevemente come la scienza della natura effettivamente – e senza saperlo – si avvicini almeno alla soluzione di un tale compito.

Se tutto il sapere ha come due poli, che si presuppongono ed esigono a vicenda, essi devono rintracciarsi in tutte le scienze; devono perciò esserci necessariamente due scienze fondamentali, e deve tornare impossibile muovere da un polo, senza essere spinti verso l'altro. La tendenza necessaria di tutte le scienze naturali è dunque di andare dalla natura al principio intelligente. Questo e non altro vi è in fondo ad ogni tentativo diretto a introdurre una teoria nei fenomeni naturali. La scienza della natura toccherebbe il sommo della perfezione se giungesse a spiritualizzare perfettamente tutte le leggi naturali in leggi dell'intuizione e del pensiero. I fenomeni (il materiale) devono scomparire interamente, e rimanere soltanto le leggi (il formale). Accade perciò che, quanto più nel campo della natura stessa balza fuori la legge, tanto più si dissipi il velo che la avvolge, gli stessi fenomeni si rendano più spirituali, e infine cessino del tutto. I fenomeni ottici non sono altro che una geometria, le cui linee sono tracciate per mezzo della luce, e questa luce stessa è già materialità dubbia. Nei fenomeni del magnetismo scompare già ogni traccia materiale, e dei fenomeni della gravitazione, che gli stessi naturalisti credevano di poter concepire solo come un'immediata influenza spirituale, non rimane altro che la loro legge, la cui estrinsecazione in grande è il meccanismo dei movimenti celesti. Una teoria perfetta della natura sarebbe quella per cui la natura tutta si risolvesse in una intelligenza. I morti e inconsci prodotti della natura non sono se non dei conati falliti della natura per riflettere sé medesima; la cosiddetta natura morta è soprattutto un'intelligenza immatura; perciò nei suoi fenomeni già traluce, ancora allo stato inconscio, il carattere intelligente. La natura attinge il suo più alto fine, che è quello di divenire interamente oggetto di sé medesima, con l'ultima e la più alta riflessione, che non è altro se non l'uomo, o, più generalmente, ciò che chiamiamo ragione; in tal modo per la prima volta si ha un completo ritorno della natura a se stessa, e appare evidente che la natura è originariamente identica a ciò che in noi viene riconosciuto come principio intelligente e cosciente.

Questo può bastare a mostrare che la scienza naturale ha la tendenza necessaria a rendere intelligente la natura; appunto per questa tendenza, essa diviene filosofia della natura, che è una delle due necessarie scienze fondamentali della filosofia.

 

© Paolo Melandri (10. 6. 2018)


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