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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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L’era delle cavallette, Cap.II: Donna Lena parte I

Prosa/Narrativa

di Stefano Saccinto
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“Mi ha scartavetrato le palle…” il Don muove le mani, è ancora incazzato, per fortuna non con me, questa volta “…io non ci posso andare, domani sera, a prendere questa vecchia demente panzona, Nico, lo capisci?” cerca comprensione da parte mia, gliela fornisco annuendo con il capo e guardandolo, fingendomi dispiaciuto per la sua situazione “Ci ho i cazzi miei da fare, parlare con gente, vedere di incontrare qualcuno, organizzare le cose per i prossimi giorni… mica è facile, mandare avanti la baracca, con i tempi che corrono” si asciuga il sudore dalla fronte.
In realtà ci può andare benissimo a prendere sua suocera all’aeroporto, il problema è che gli sta sul cazzo perdere tempo con lei. Non so se la odii o meno, ma so che le ha comprato una villetta da qualche parte, in questa stessa città, per eccesso di generosità oppure: stammi lontana dai coglioni, sono disposto anche a fornirti una locazione per farlo.
“E cosa ci devo dire, io, a questa tua suocera?” a me i compiti ingrati mi stanno sulle palle, ma al tempo stesso mi divertono perché piuttosto che stare a rifare le cose di ieri, oggi almeno faccio qualcosa di diverso.
“Tu non ci devi dire niente, Lena viene con te, ti pianti gli occhiali da sole, i guanti, il cappello e vai a prendere la braciola all’aeroporto. Te la carichi sopra e l’accompagni alla sua villa. Mi sembra semplice o ci trovi qualche problema?” si preoccupa di me soltanto quando ho una fastidiosa questione da risolvergli.
“Problemi zero, Don Curatolo, se non ci devo dire niente di niente!” poteva pure mandarci Tommy a fare ‘sta cazzata, ma il Don con sua moglie non ci manda proprio nessuno, solo nella macchina. Mi sento come fossi l’eunuco della situazione.
“Bravo figliolo!” sorride, il fazzoletto che sta usando per asciugarsi il sudore fa ormai più schifo di un foglio di carta igienica usato. Viene vicino, le labbra rosse e gonfie, le guance glabre, giallastre, che partono direttamente da sotto gli occhi, gocce di sudore gli imperlano la fronte già un attimo dopo che il fazzoletto ci è passato sopra “Se non avessi Nico, in mezzo a questa marea di peti umani, mi sentirei di dover fare da solo ogni cosa!”


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