Potremmo andare a camminare al ruscello, dove i pesci si lasciano trasportare da una corrente quieta e non fanno confusione. O le rane, quando diventa stagno.
Potremmo entrare nel bosco, dove le foglie tremano se vento e contarne le venature quando il sole riesce e penetrare o per lo meno sfiora l’indecisione delle tante ore che non dovremmo raccontare mai per salvarne il silenzio.
E alla radura, potremmo andare, dove gli anemoni riescono a condurre una vita privata, rispecchiando d’azzurro il firmamento e un pianeta soffuso e, attraversando senza calpestare, raggiungere la capanna, dove potremmo, se ne avessi voglia, leggere un libro dei tanti accumulati e mai lasciati quando la mano trema ricordando le pagine sfogliate e gli occhi stanno al tempo che rimane come le righe al mio.
Ed aspettare, potremmo, sera; e preparare qualcosa da mangiare senza accendere il fuoco e il letto all’abbaino lasciando aperta la disposizione, l’attesa, il desiderio, la comparsa, quando sarà che avviene, del nostro appuntamento con le stelle.
Potremmo, se solo tu ci fossi.
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