Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
ANTOLOGIA PROUSTIANA 2019: UNA NOTTE MAGICA | partecipa
Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie"
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 1332 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Sat May 25 11:32:40 UTC+0200 2019
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Scaletta di Pentenera

di Oreste Villari
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 01/01/2011 19:28:32

La Val Grana è uno scrigno inesauribile di sorprese, ogni valletta laterale merita un’esplorazione.
Uso il termine “esplorazione” perchè è bello avventurarsi senza uno straccio di guida o di cartina, senza aver consultato il meteo, senza aver prenotato su internet l’abbaiare d’un capriolo o una falce di luna. Liberi di perdersi, concedetemi questa licenza.
Tutto è meravigliosamente bello se visto con gli occhi del primo esploratore.
Con quegli occhi mi avventuro nel vallone di Pentenera.
Mi tenta quella deviazione dalla strada principale e percorsi pochi chilometri non avrò a pentirmene. Sono a cospetto del monte Bram, un Cervino per pochi intimi, e seguo il sentiero che sale a Scaletta (Escaletta).
Nessuno sforzo per capire l’origine del nome.
Il sentiero infatti sale ripido come una scala, raggiungendo diverse frazioni da tempo tutte abbandonate. Silenzio assoluto e il freddo profumato della neve.

Davanti a un forno isolato mi fermo a prendere fiato.
La costruzione è perfetta nella sua semplicità.
Silenzio, pace e la appagante sensazione di essere nel posto giusto.
D’un tratto mi accorgo di uno zaino abbandonato.
Uno di quei vecchi zaini di tela verdone a spallacci di corda che sembrano aver viaggiato molto di più di quei luccicanti North Face che spesso si incontrano nei rifugi alpini.
Non faccio in tempo a domandarmi chi sia il propietario e mi sorprende vedere una sagoma risalire dal bosco vicino.

Timidamente esco fuori con un :
“Credevo di essere solo”.
“Non si è mai soli. Mi chiamo Pietro e sono originario di qui”.

In questo modo ho fatto la conoscenza di Pietro di Scaletta, da tempo trasferitosi a Caraglio ma innamorato del suo paese a tal punto da tornarci tutti i giorni.
Tutti i sacrosanti giorni.
Corriera sino Pradleves e poi a piedi.
Già, nonostante abbia superato gli ottanta, è difficile stare dietro al suo passo.
Sicuro, rapido e silenzioso. Mezzo uomo, mezzo camoscio.
Mi permette di scattare una foto: lui insieme al “suo” forno.

“Una volta o due all’anno si panificava. Il pane veniva lasciato indurire e lo si mangiava raffermo, sbriciolato nelle minestre”.

Il pane fresco infatti era un lusso che il mondo contadino non si poteva permettere. Sarebbe finito troppo in fretta.
Così Pietro mi racconta di Scaletta.
Centosessanta persone vivevano qui poi d’un tratto più nessuno.
Mi viene in mente una frase di Pasolini:
“Il mondo contadino, dopo circa quattordicimila anni di vita, è morto di un colpo.”
Un colpo sordo, non avvertito dai più ma per molti un colpo durissimo.
Da quel giorno ho incontrato Pietro altre volte e mi ha onorato della sua compagnia
accettando un passaggio o raccontandomi altre vicende di quel paese nascosto.

Sino ad oggi è stato l’unico incontro capitato durante i miei vagabondaggi alla ricerca di villaggi abbandonati, quella strana malattia che mi porto dentro insieme a un desiderio: trovare la medicina per non guarirne mai.
Alla ricerca di quelle tracce del passato ormai diluite nei rovi e dimenticate dalla memoria. Di quella archeologia povera, senza scavi, ma non per questo meno emozionante.

Scaletta però, unica eccezione, è ancora viva.
Grazie Pietro.



« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Oreste Villari, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Murice (Pubblicato il 28/01/2011 09:23:32 - visite: 856) »

:: L’ombrellaio (Pubblicato il 16/01/2011 08:10:07 - visite: 1072) »

:: Infernetto di Val Grana (Pubblicato il 09/01/2011 15:33:12 - visite: 1174) »

:: Lampuga (Pubblicato il 07/01/2011 14:42:10 - visite: 981) »

:: Graffiti (Pubblicato il 07/01/2011 14:37:15 - visite: 1102) »

:: Narbona di Val Grana (Pubblicato il 04/01/2011 23:28:18 - visite: 1787) »

:: Cauri di Val Grana (Pubblicato il 02/01/2011 09:53:09 - visite: 1238) »

:: Lo scandaglio (Pubblicato il 02/01/2011 09:48:29 - visite: 896) »

:: Foresti di Campomolino (Pubblicato il 01/01/2011 19:19:00 - visite: 769) »