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ANTOLOGIA PROUSTIANA 2019: UNA NOTTE MAGICA | partecipa
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Pomeriggio

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 29/03/2019 20:10:45

Fuori per strada abbottonò e riallacciò tutti i suoi indumenti, dalla giacca alle scarpe. Se ora, come aveva immaginato di recente, avesse lanciato il suo blocco per appunti come un disco, questo gli sarebbe caduto davanti ai piedi. Non nevicava più, il cielo era velato dalle nubi. La neve era alta e compatta; le gocce di grasso che colavano a terra dai lampioni disegnavano un paesaggio di bolle in cui sembrava di riconoscere la “città in rovina” del pazzo. Come da bambino si era chinato ad osservare le tracce lasciate dalla pioggia nella polvere di un sentiero, così ora si chinò verso la serie dei crateri; e quando infilò la mano in uno di essi, la neve gli bruciò la pelle con un effetto salutare, come in passato le ortiche.

Si avviò verso la città senza compiere deviazioni, con gli occhi bassi, sebbene si sentisse spinto a scegliere la direzione opposta a tutto ciò che si muoveva con lui, o almeno a camminare più in fretta e più lentamente. Era l'ora delle piccole incombenze, in cui, anziché essere assorbito dal lavoro, lo impegnavano soltanto le piccole dimenticanze del quotidiano: di nuovo non aveva scritto la lettera promessa; non aveva ancora letto il manoscritto dello sconosciuto; di nuovo non aveva messo in ordine le ricevute fiscali; non aveva ancora pagato il conto; di nuovo non aveva portato il vestito in tintoria; non aveva ancora potato l'albero del giardino… E gli venne anche in mente che aveva un appuntamento in centro e che a piedi non sarebbe mai arrivato in tempo; anche con il tassì, che fermò subito, avrebbe fatto tardi…

 

© Paolo Melandri (28. 3. 2019)


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