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Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" - IV edizione (2018)
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Giulia Tubili

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 24/05/2015 12:00:00

 

Continuiamo con la pubblicazione delle interviste ai primi tre autori classificati di entrambe le Sezioni (Poesia e Narrativa) del Premio letterario “Il Giardino di Babuk – Proust en Italie”, I edizione 2015, allo scopo di farli conoscere, come persone e come autori, un poco oltre i loro testi che è possibile leggere qui: www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=180

 

L’autrice qui intervistata è Giulia Tubili, terza classificata nella Sezione B (Narrativa) con il racconto dal titolo: L’atto che muore

 

Le interviste sono a cura della Redazione de LaRecherche.it e seguiranno cadenza settimanale secondo il seguente calendario di pubblicazione: Gianfranco Martana (pubblicato il 26/04/2015: leggi), Nicola Romano (03/05/2015: leggi), Mikol Fazio (10/05/2015: leggi), Emilio Capaccio (17/05/2015: leggi), Giulia Tubili (24/05/2015), Silvia Morotti (31/05/2015: leggi)

 

*

 

Chi sei? Come ti presenteresti a chi non ti conosce?

 

Non credo mi dilungherei in autobiografie particolarmente dettagliate in quanto, secondo me, una persona va scoperta con il tempo. Sono Giulia e vorrei che le persone mi conoscessero attraverso ciò che scrivo e interpreto. Sarebbe bello se notassero la freschezza dei miei imminenti ventidue anni così come la fragilità di cui sono schiava consenziente. Frugando fra le righe di un mio testo o fra i sospiri di un mio monologo, chiunque sarebbe libero di incontrarmi. Non è un caso se, spesso, mi definiscono un libro aperto. Ho bisogno di ben poche parole per presentarmi perché, tutto sommato, credo di aver già rivelato il necessario.

 

 

Quali sono gli autori e i testi sui quali ti sei formato e ti formi, e che hanno influenzato e influenzano la tua scrittura?

 

Tendenzialmente mi affido con piacere ad una “scrittura urbana”, quindi autori quali Welsh, Bukowski, Palahniuk vanno per la maggiore per quanto concerne le ambientazioni che spesso scelgo così come le atmosfere che ricreo. Quello che ritengo un vero maestro, elegante stimolo, è Nabokov: mi ha stregata e, nei suoi scritti, ho rivisto molto di quello che, nel mio piccolo, esprimo. Aggiungerei anche Baudelaire e l’intimo rapporto lugubre che si crea fra i suoi testi e me. Onestamente, mi piacerebbe dilungarmi ma, ogni volta che mi viene fatta una domanda simile, finisco con il perdermi nei meandri della risposta.  Questi sono solo alcuni esempi ma li considero senza dubbio fondamentali.

 

 

Quale utilità e quale ruolo ha lo scrittore nella società attuale?

 

Lo scrittore è un raffinato portavoce del Cosmo il cui rilievo, purtroppo, è andato sbiadendosi nel tempo. Questa, almeno, è la triste impressione che ho rispetto al suo ruolo nell’Italia contemporanea. LaRecherche.it sta profondendo un impegno più che lodevole per dare lustro a tale figura la cui magia è ancora così vivida da meritare ben più attenzioni di quelle che le vengono riservate.

 

 

Come hai iniziato a scrivere e perché? Ci tratteggi la tua storia di scrittore? Gli incontri importanti, le tue pubblicazioni.

 

Ho iniziato a scrivere poesie che ancora frequentavo le elementari. Ricordo con orgoglio quando le mie insegnanti lessero in pubblico una mia poesia su Auschwitz e ricordo che fu un grande incentivo a continuare. Da quel dì, malgrado la mia scrittura abbia subito notevoli mutazioni, non ho mai smesso. Ad oggi, l’attività alla quale mi dedico più volentieri, è la scrittura a quattro mani con le mie amiche più care. Da anni creo personaggi e le loro storie: sono una sorta di demiurgo delle loro vite che, giorno dopo giorno, brillano un po’ di più.

 

 

Come avviene per te il processo creativo?

 

Di solito il mio cervello è costantemente sovraccarico di idee. Non sempre si tratta di idee valide o praticabili e, spesso, è sfiancante districarle al fine di produrre qualcosa di logico e gradevole ma cerco di trovare la mia dimensione nella calma. Una tazza di tè bollente, la musica e via! Tutti gli appunti che raccolgo un po’ ovunque, strada facendo, vengono riportati su un foglio di Word è prendono un’autentica forma. Sì, perché quando ho l’illuminazione non è importante dove sia: basta anche un tovagliolo di carta sul quale scribacchiare le parole chiave e, soltanto allora, mi tranquillizzo.

 

 

Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi con la tua scrittura?

 

Tramite il benessere che provo nel produrre qualcosa di esclusivamente mio, cerco di arricchire l’anima grazie a continue sfide. Non dipendo dal giudizio altrui ma amo scrivere per le persone a cui tengo e, quando lo faccio, il mio obiettivo è quello di delinearle attraverso il mio stile spesso intricato e le metafore di cui faccio uso con frequenza. È mia intenzione non spegnere mai la fiamma della creatività neanche quando sento incombere il peso del cambiamento nelle mie creazioni. Non miro alla fama ma a mantenere un sano equilibrio fra umiltà e oggettività nel riconoscere un lavoro quando è ben svolto.

 

 

Che cos’ha di caratteristico la tua scrittura, rispetto a quella dei tuoi contemporanei?

 

Spesso temo di essere prolissa ma, la mia scrittura, prevede quegli arabeschi lessicali che tanto mi mandano in sollucchero. Magari rischio di appesantire i testi nei quali cimento le mie abilità ma tendo ad avere una visione cinematografica del mondo che, prontamente, riverso sui miei fogli come stessi componendo tante sceneggiature di film che, ahimè, non vedrò mai realizzati se non nella mia testa.

 

 

Si dice che ogni scrittore abbia le sue “ossessioni”, temi intorno ai quali scriverà per tutta la vita, quali sono le tue? Come si è evoluta la tua scrittura dalle tue prime pubblicazioni?

 

Inizialmente spaziavo molto e sceglievo di dedicarmi a tematiche piuttosto trite. Ho attraversato una fase “fantasy” che tutt’ora rispolvero per affetto ma, i temi rappresentati un perno per la mia scrittura sono le metropoli, la psiche umana, il sesso, il cinema, l’omosessualità, l’amore morboso e l’introspezione. Certo, potrei anche dedicarmi a testi un po’ più allegri ma proprio non è nel mio stile!

 

 

Quale rapporto hai con la poesia e quale con la narrativa? Hai scritto sia in versi sia in prosa (racconti o romanzi)? Se la risposta è no, pensi che, un giorno, ti accosterai all'altro genere letterario?

 

Alla poesia ero molto legata da bambina ma, ora come ora, temo faticherei molto a scriverne una. Leggerne, invece, è sempre un piacere e, in alcuni casi, un onore. Sono comunque votata alla narrativa che, una volta scoperta, mi ha letteralmente stregata spingendomi a desiderare di farne parte a mio modo, con un piccolo contributo.

 

 

Quanto della tua terra di origine vive nella tua scrittura?

 

In realtà, quasi niente. Principalmente scrivo di personaggi ed ambienti stranieri, focalizzandomi soprattutto sulla Gran Bretagna, da sempre meta dei miei sogni. Tendo ad informarmi maggiormente sulla cultura inglese, francese o americana perché lo vedo come un ottimo modo per evadere. Questa mia scelta non è assolutamente legata al voler rinnegare la mia terra di origine che, comunque, amo moltissimo.

 

 

Qual è il rapporto tra immaginazione e realtà? Lo scrittore si trova a cavallo di due mondi?

 

Si tratta di un equilibrio sottilissimo che lo scrittore ha il compito di gestire con maestria. Cerco sempre di permettere a questi due “mondi” di coesistere in quanto ritengo si tratti di una convivenza necessaria. Noi stessi siamo ancorati alla cruda realtà ma abbiamo libero e costante accesso alla fantasia e questo rende la routine meno pesante da sostenere. Non è detto che lo scrittore non possa prediligere la rappresentazione totalmente fantastica o immaginifica o, al contrario, rimanere ancorato ad una narrazione realistica ma il “mio” autore si trova a cavallo fra i due mondi od in continuo transito tra l’uno e l’altro, trovando in questo viaggio un terzo non luogo da abitare dinamicamente.

 

 

Quali difficoltà hai incontrato nel pubblicare i tuoi testi?

 

Dato che, come già detto, scrivo giornalmente a quattro mani, spesso ho paura di non stimolare la persona con la quale sto creando la storia. Magari mi blocco, mi incaglio sui discorsi diretti del personaggio di cui muovo le fila e mi preoccupo di non fargli dire cose stupide o inappropriate. La mancanza di ispirazione mi coglie raramente ma, quando succede, non posso fare a meno di infuriarmi con me stessa. So che capita e so che non dovrei farmi il sangue amaro ma la scrittura è da sempre la miglior valvola di sfogo, per quanto mi riguarda.

Vista la mia giovane età e gli obietti “intermedi” che mi prefiggo di raggiungere nel campo della scrittura, le difficoltà di pubblicazione che incontro sono praticamente tutte autoreferenziali. La pubblicazione come “atto pratico” per me è semplice: i forum a cui sono iscritta sono i miei vivai, i miei laboratori mentre LaRecherche.it è il mio accogliente editore e, sino ad ora, non ha mai rifiutato un mio lavoro.

Tutt’altra cosa avviene nel mio ambiente di studio/lavoro: per un’aspirante attrice cinematografica è difficilissimo arrivare anche solo all’intervista preliminare, quella che di solito precede l’eventuale provino. È un mondo lavorativo estremamente chiuso, spesso “rigettante” nel senso più spregiativo del termine e, troppo frequentemente, non sono le competenze o il talento gli indicatori seguiti nel valutarti. Sono ben altre le dinamiche che, di fatto, intervengono nella decisione e, quasi mai hanno a che fare esclusivamente col valore della persona e del suo portato. Suppongo sia simile a ciò che accade allo scrittore esordiente o non affermato che “bussa” alla porta dei vari editori.

 

 

Chi sono i tuoi lettori? Che rapporto hai con loro?

 

Principalmente le persone con le quali interagisco a livello pratico. E’ bello il confronto costante che mi rende lettrice e scrittrice quasi in contemporanea. Con queste persone ho un rapporto speciale e, in molti casi, tale rapporto è andato consolidandosi proprio grazie alla nostra passione comune per la scrittura.

Con i lettori sporadici, quelli che incontro e m’incontrano quando pubblico (sempre in ambiente libero e digitale) rivolgendomi ad una platea decisamente più ampia, cerco di avere un rapporto di rispetto che include il non “offenderli” con qualcosa d’improvvisato o raffazzonato e il rimanere aperta a suggerimenti e critiche benché, sinceramente, non posso negare che queste ultime siano un po’ meno semplici da elaborare. Ciò che scriviamo e pubblichiamo è una specie di figlio: se siamo noi a “parlarne male” è normale ma se lo fa una  persona terza è tutto un altro paio di maniche.

 

 

“Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”. Che cosa pensi di questa frase di Marcel Proust, tratta da “Il tempo ritrovato”?

 

Penso sia incredibilmente veritiera. Con estrema chiarezza, Proust ha evidenziato una realtà che adoro assaporare sia quando leggo e mi rivedo nel testo, sia quando tento di riportare in maniera efficace anche l’ordinario più noioso nei miei stessi scritti.

Il suo concetto è estremamente corretto e profondamente moderno: l’opera d’arte non è fine a se stessa ma diviene strumento di autocoscienza per il fruitore che entra in un processo di riconoscimento del sé e del proprio sentire.

 

 

Hai mai fatto interventi critici, hai scritto recensioni di opere di altri autori? Quali sono gli indicatori che utilizzi nel valutare, se così ci è permesso dire, un testo? Quali sono, a tuo avviso, le caratteristiche di una buona scrittura?

 

Non ho mai scritto più di qualche sincero commento a testi letti quindi non sono mai finita a valutare davvero l’operato altrui. Posso dire che, per conquistarmi, uno scrittore deve essere camaleontico e malleabile. Mi piace riscontrare fluidità anche in uno scritto composto da periodi brevissimi ed ho bisogno di identificarmi in un operato sensibile, pieno dei dettagli utili a figurarmi la scena descritta, con dovizia, come fosse una pellicola avvincente.

Per il resto non ritengo di avere sufficienti esperienze e maturità per potermi permettere di improvvisarmi critico o valutatore, fermo restando quanto già espresso sopra.

 

 

In relazione alla tua scrittura, qual è la critica più bella che hai ricevuto?

 

Quando la mia migliore amica legge un mio post e, in seguito, mi comunica d’aver avuto la tachicardia o di essersi commossa io sono felice. Non ho bisogno di critiche arzigogolate ma mi nutro delle sensazioni che sono capace di far sbocciare negli animi di chi entra in relazione con me tramite i testi. Sapere di aver smosso la sensibilità di qualcuno in maniera così incisiva è, a dir poco, lusinghiero. Quindi, la critica più bella non esiste: esistono dei “feedback empatici” che ci restituiscono le nostre parole dopo aver permesso loro di transitare nelle proprie vite e di deporvi un seme.

 

 

A cosa stai lavorando? A quando la tua prossima pubblicazione?

 

Ora come ora mi sto concentrando sul personaggio che è stato protagonista del racconto proposto al Concorso Letterario. In realtà, lavoro su di lui da anni e non smetto mai di donargli nuove sfaccettature affinché viva. E’ una parte importantissima di me e sono convinta che me lo porterò dietro sino alla morte, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Spero di poter continuare a pubblicare lavori inerenti le sue vicende senza annoiare mai il lettore.

 

 

Quali altre passioni coltivi, oltre la scrittura?

 

Ho da sempre la passione per la recitazione e, a tal proposito, sto studiando in un’accademia nella speranza di realizzare il mio sogno d’attrice principiante. Ovviamente, nutro grande interesse anche per il teatro ed il cinema ma, soprattutto, per il cinema. Mi definisco una cinefila accanita e sono sollevata dal fatto che, la lista di film da vedere, appaia costantemente ricca di nuovi titoli interessanti.

 

 

Sei tra i vincitori del Premio “Il Giardino di Babuk – Proust en Italie”, perché hai partecipato? Che valore hanno per te i premi letterari? Che ruolo hanno nella comunità culturale italiana?

 

Sono stata spronata a partecipare in quanto mi è stato fatto notare che possedevo delle qualità spendibili in questo Concorso. Non ho titubato molto: quando mi sono convinta di essere all’altezza mi sono messa all’opera e sono arrivata dove sono arrivata con mia grande sorpresa. Riconoscere un talento è importante e gratificante in qualsiasi ambito ma non si deve mai dipendere dal premio e, questa, è un’ovvietà che mi sentivo comunque di scrivere.

 

 

Hai qualcosa da dire agli autori che pubblicano i loro testi su LaRecherche.it? Che cosa pensi, più in generale, della libera scrittura in rete e dell’editoria elettronica?

 

Oltre a scrivere su LaRecherche.it, faccio parte di diversi forum da anni e questo mi rende una grande sostenitrice della libera scrittura in rete. Cosa posso dire agli autori e ai lettori? Spero che gli uni continuino a deliziarci con le loro opere e gli altri a partecipare a quel processo (co)generativo che caratterizza la lettura, secondo la famosa massima Proustiana poco sopra riproposta, in un clima armonico come quello che ci viene offerto dal vostro (nostro?) sito.

 

 

Vuoi aggiungere qualcosa? C’è una domanda che non ti hanno mai posto e alla quale vorresti invece dare una risposta?

 

Aggiungere? Solo grazie per avermi offerto, nel tempo, tante opportunità ed in particolare l’ultima adrenalinica esperienza vissuta nella giornata della Premiazione. Quanto alla “domanda inespressa” ce n’è una ma non troverebbe posto in questa sede. “Signorina Tubili, abbiamo apprezzato il suo curriculum e i suoi provini. Sarebbe disposta a recitare nel nostro prossimo film?”. La risposta la lascio, per rispetto, alla vostra immaginazione.

 

 

Grazie Giulia.

 


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