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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Arte immaginativa

Argomento: Arte religiosa

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 28/02/2019 11:34:27

Ogni arte immaginativa resta a una certa distanza e questa distanza, una volta scelta, va mantenuta con fermezza contro un mondo invadente. I versi, il rito, la musica e la danza, associati con l'azione richiedono che il gesto, il costume, l'espressione del viso, la scenografia, contribuiscano a sorvegliare la porta. Le nostre arti non immaginative si limitano a collocare un brandello del mondo, così come ci è noto, in un luogo a sé, a mettere le loro fotografie, per così dire, in una felpa o in una semplice cornice, ma le arti che mi interessano, se da un lato paiono separare dal mondo e da noi un gruppo di figure, di immagini, di simboli, ci permettono dall'altro di passare per qualche istante dentro una profondità della mente che era stata sinora troppo sottile per essere nostra dimora. Allo stesso modo in cui la profondità della mente può essere avvicinata solo attraverso quanto c'è di più umano, di più delicato, dovremmo diffidare della distanza dei corpi, di quel che è meccanico, e del forte rumore.

Sarà bene, forse, che prendiamo lezioni dall'Asia, perché la distanza dalla vita nell'arte europea viene solo da una certa difficoltà di rapporto con la materia. Nella Grecia d'Asia Callimaco poteva ancora tornare a maneggiare stilisticamente le pieghe ricadenti dei panneggi, dopo la naturalezza dei drappeggi di Fidia, e in Egitto la stessa epoca che vide il capo del villaggio scolpito in legno, per il seppellimento in una tomba, con un così totale naturalismo, vide innalzate nei luoghi pubblici statue piene di un augusto formalismo, che implica misure tradizionali, un sostegno filosofico. La pittura spirituale del quattordicesimo secolo si trasfuse in Tintoretto e quella di Velasquez nella pittura moderna senza che alcuna sensazione di perdita pesasse a sfavore degli acquisti, mentre la pittura del Giappone, non essendo soggetta come quella europea a una luna che fa frullare gli ingegni, ha compreso che nessuno stile che abbia recato diletto a nobili immaginazioni ha perduto mai la sua importanza, e sceglie dunque lo stile in armonia con il soggetto.

 

© Paolo Melandri (28. 2. 2019)


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