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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Il cinema che aspettiamo di vedere.

Argomento: Cinema

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 10/05/2019 04:52:03


Il cinema che abbiamo visto, che aspettiamo di vedere, che non avremmo voluto vedere sui nostri schermi.

In collaborazione con Cineuropa News

PRODUCERS ON THE MOVE 2019 Nadia Trevisan • Produttore, Nefertiti Film.
“Lavorare in una terra di confine mi ha portato a pensare ai progetti in un contesto internazionale”

Articolo di Camillo De Marco.
07/05/2019 - Abbiamo discusso con il produttore italiano Nadia Trevisan della sua esperienza e delle aspettative come Producer on the Move dell'EFP a Cannes
Nata dieci anni fa dall’incontro tra Nadia Trevisan e il regista Alberto Fasulo, la Nefertiti Film è una società di produzione cinematografica indipendente, radicata nel territorio del Friuli Venezia Giulia ma ormai inserita in un panorama cinematografico internazionale. Oltre ai titoli firmati da Fasulo, come Rumore Bianco, TIR, Genitori e il recente Menocchio - che è stato selezionato nel concorso ufficiale del 71mo Festival di Locarno - Nefertiti ha realizzato History of Love della regista slovena Sonja Prosenc, entrando in coproduzione con Slovenia (Monoo) e Norvegia (Incitus) e ha ora in cantiere un nuovo progetto con la Francia. Trevisan è stato selezionata per i Producers on the Move 2019 dell'European Film Promotion.

Cineuropa: TIR vinse l’edizione 2013 del Festival di Roma. Arrivando poi nelle sale, ha per così dire sdoganato il documentario in Italia, assieme a Sacro GRA, facendo conoscere ad un pubblico più largo il cosiddetto docufiction. Un grande merito nel difficile panorama della circolazione di alcuni generi.

Nadia Trevisan: Produrre TIR è stata un’esperienza formativa. Ancora oggi mi si chiede se sia un documentario o un film di finzione. Credo sia bello poter parlare semplicemente di film, un film che ha permesso di far conoscere una realtà sommersa sebbene sotto gli occhi di tutti, come il mondo dei camionisti. Dall’altra parte il gran parlare della critica, anche se non sempre favorevole nei confronti di questo film, ha permesso che si discutesse del film stesso e del suo autore Alberto Fasulo. A posteriori, dopo tanti anni, ti posso dire che il fatto che se ne sia parlato così tanto è perché ha scosso e smosso la critica, e di ciò non posso che esserne contenta.

Menocchio è stato un progetto finanziato e sviluppato attraverso importanti soggetti europei, come ad esempio EAVE, e con una Menzione speciale all’Eurimages Co-production Development Award. Ed è un film coraggioso e intenso, che forse non ha avuto la distribuzione che meritava. E’ uno storico problema dei film di qualità italiani. Qual è stata la vostra strategia?

Il film ha avuto un buon percorso produttivo che ha fatto crescere anche me come produttore, oltre che permettere al film di essere sviluppato e prodotto in un contesto internazionale. Non sono totalmente d’accordo nell’affermare che non ha avuto una distribuzione adeguata, almeno per quanto riguarda la distribuzione italiana. In questo caso abbiamo deciso di auto-distribuirlo. Siamo usciti in sala a fine ottobre 2018 e ad oggi il film è ancora nelle sale italiane. La strategia distributiva è stata cucita addosso al film, prendendosi cura di ogni minimo aspetto. Abbiamo seguito il processo distributivo sala per sala, accogliendo le richieste degli esercenti e condividendo con loro le modalità migliori di uscita per ogni singolo cinema. Le proiezioni sono state seguite dal regista o dagli attori principali nonché dagli storici, con cui si è aperto un interessante dialogo. Il riscontro del pubblico è stato molto positivo, e abbiamo trovato una grande partecipazione anche nei numerosi Q&A organizzati durante il tour.

Come società nata e attiva nel Friuli Venezia Giulia, Nefertiti Film ha una naturale predisposizione alla coproduzione con i Paesi dell’Est, e lo dimostra anche History of Love della slovena Sonja Prosenc. Uno dei prossimi progetti, Piccolo Corpo, è in coproduzione con la Francia. Ci parli di queste esperienze?

Piccolo Corpo è una co produzione con la Francia, ma siamo in attesa di avere risposte anche dalla Slovenia. History of Love è la prima coproduzione tra Slovenia, Italia e Norvegia. Menocchio è una coproduzione con la Romania. Vivere e lavorare in una terra di confine mi ha portato naturalmente a pensare ai progetti di Nefertiti in un contesto internazionale. Grazie anche al grande lavoro di internazionalizzazione fatta dal Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, che assieme alla Film Commission FVG, ha permesso che un territorio come il nostro fosse al centro del panorama europeo. Dal punto di vista prettamente produttivo, credo che le coproduzioni internazionali siano altamente formative, perché ti obbligano a rapportati con realtà industriali diverse dalla nostre, e inoltre danno al film una visibilità e un respiro che altrimenti non avrebbe.

Quali sono le tue aspettative a Cannes come “Producer on the Move”?

Sono molto felice di essere stata selezionata per Producers on the Move. Ringrazio Istituto Luce Cinecittà per la possibilità che mi ha dato candidando me come produttore italiano. Sono onorata di poter condividere dei momenti con i colleghi produttori selezionati in questa edizione. Sicuramente avrò la possibilità di crescere professionalmente e di potermi confrontare con un alto livello di professionisti dell’industria cinematografica. Spero di aumentare ulteriormente la mia rete di contatti, e magari aprirmi a qualche nuovo progetto in coproduzione internazionale.


CANNES 2019 Marché du Film 'True Colours': nuovi titoli, direttamente dalla sala al Marché du Film.
Articolo di Camillo De Marco
08/05/2019 - Nel listino della società italiana di vendite internazionali a Cannes Il Campione, con Stefano Accorsi, e il prossimo film di Mario Martone, Il sindaco del rione Sanità
True Colours arriva al Marché du Film di Cannes 2019 con alcuni titoli freschissimi, alcuni dei quali stanno attualmente superando il test della sala: Il Campione di Leonardo D’Agostini, prodotto da Groenlandia con Rai Cinema in associazione con 3 Marys Entertainment, è una dramedy a sfondo calcistico con Stefano Accorsi e Andrea Carpenzano che si sta avvicinando al milione d’incasso a due settimane dall’uscita con 01 Distribution. La commedia Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani, produzione Vision Distribution e Wildside con Sky e TIMVision, ha invece conquistato la vetta del box office nei giorni di Pasqua e si è assestato ora al quinto posto della top ten con 4.5 milioni di euro d’incasso.

Market Premiere al Riviera di Cannes anche per Croce e delizia, commedia dai toni LGBT diretta da Simone Godano con Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio e Jasmine Trinca, prodotta da Warner Bros. Entertainment Italia, Picomedia e Groenlandia e distribuita in Italia da Warner Bros. Pictures a fine febbraio con un incasso di 1,2 milioni di euro in 9 settimane di programmazione.

Attesissimo il prossimo film di Mario Martone, che porta sul grande schermo la commedia in tre atti Il sindaco del rione Sanità del grande Eduardo De Filippo. Il film, prodotto da Indigo Film, vedrà nel cast Francesco Di Leva, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo e Massimiliano Gallo.

Viene proposto nella versione originale in lingua inglese l’horror psicologico In the Trap firmato da Alessio Liguori e co-prodotto da DreamWorldMovies e Mad Rocket Entertainment. Philip, un giovane correttore di bozze (Jamie Paul, Black Mirror), è intrappolato da due anni nel suo appartamento, torturato da un’entità malvagia che gli impedisce di uscire. Nel cast anche Sonya Cullingford (The Danish Girl) e David Bailie (The House That Jack Built).

Un’altra novità in listino è la riuscita commedia Bentornato Presidente! di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, sequel del campione d’incassi del 2013 Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani (8,5 milioni di euro in totale e una candidatura agli European Film Awards). Il film prodotto da Indigo Film con Vision Distribution, che vede ancora protagonista Claudio Bisio, ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 1,5 milioni di euro.

Tra gli altri titoli proposti da True Colours, 10 giorni senza mamma di Alessandro Genovesi, Il testimone invisibile di Stefano Mordini, Moschettieri del Re di Giovanni Veronesi, Un’avventura di Marco Danieli, Ti presento Sofia di Guido Chiesa, Genitori quasi perfetti di Laura Chiossone. La società di vendita italiana offre ai buyer del mercato cannense le proiezioni dei promo reel del prossimo film di Guido Lombardi (Take Five) intitolato Il ladro di giorni (Indigo Film, Bronx Film con Rai Cinema), protagonista Riccardo Scamarcio, di Freaks Out di Gabriele Mainetti, attualmente in produzione (True Colours vende solo in alcuni territori selezionati i diritti del film prodotto da Lucky Red, Goon Films e Rai Cinema in co-produzione con Gapfinders), e del biopic Io, Leonardo di Jesus Garces Lambert (Sky Italia e Progetto Immagine).

PRODUZIONE ITALIA
"Tutto il mio folle amore" è il titolo del nuovo Gabriele Salvatores.
Articolo di Camillo De Marco
09/05/2019 - Il nuovo film del premio Oscar, attualmente in postproduzione, è liberamente tratto dal romanzo Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas. Nel cast, Claudio Santamaria, Valeria Golino. Tutto il mio folle amore è il titolo definitivo del nuovo film di Gabriele Salvatores, attualmente in postproduzione, liberamente tratto dal romanzo Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, edito in Italia da Marcos y Marcos. Nel cast, Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono e il giovane Giulio Pranno.
Il film è la straordinaria avventura on the road, dall’Italia dell’est fino alle strade deserte dei Balcani, di un padre e un figlio e il loro rapporto tenero, divertente, problematico e fuori dagli schemi. “Uno dei protagonisti del film, il padre naturale del ragazzo, è un cantante”, scrive Gabriele Salvatores nelle note di regia diffuse dalla produzione. “Canta le canzoni di Domenico Modugno nei matrimoni e nelle feste in giro per la Dalmazia. Il testo di una di queste canzoni, ‘Cosa sono le nuvole’, è stato scritto da Pier Paolo Pasolini. Una frase di quel testo mi ha colpito particolarmente: ‘E tutto il mio folle amore lo soffia il vento, così’. Ho sempre pensato al nostro ragazzo protagonista come a un ’fool’ di Shakespeare, uno di quei folli buffoni che riescono a tirarsi dietro re e regine costringendoli a fare i conti con se stessi. E, nel nostro caso, a far ricorso a tutto l'amore che hanno ancora a disposizione. ‘Folle’ e ‘Amore’. Ecco il titolo del film. Tutto il mio folle amore”.

La sceneggiatura del film è firmata da Umberto Contarello e Sara Mosetti. Italo Petriccione ha curato la fotografia, il montaggio è affidato a Massimo Fiocchi, mentre la scenografia è di Rita Rabassini e le musiche sono composte dal maestro Mauro Pagani.
Tutto il mio folle amore è una produzione Indiana Production con Rai Cinema in co-produzione con EDI Effetti Digitali Italiani, e sarà distribuito da 01 Distribution. Rai Com si occupa delle vendite internazionali. Impacto Cine ha già comprato i diritti del film per Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Paraguay, Uruguay e Venezuela.

TRIBECA 2019
Recensione: "Run"
Articolo di Vladan Petkovic
09/05/2019 - Il terzo lungometraggio di Scott Graham è una storia di genitori che guardano i bambini ripetere i loro errori, e il conflitto tra libertà adolescenziale e responsabilità degli adulti.

In his third feature, Run, which recently world-premiered in Tribeca's International Narrative Competition, Scottish director Scott Graham (Iona, Shell) takes his cue from Bruce Springsteen and his songs about growing up in a small town – quite literally. In addition to the movie opening with a quote from "Born to Run", the title of the song is also, fleetingly but unmistakeably, seen scrawled as a tattoo on the bodies of two of the protagonists. These are Finnie (Mark Stanley, from Euphoria and Ready Player One) and Katie (Amy Manson, from T2 Trainspotting), a married couple in their late thirties living in a small Scottish coastal town. Finnie works at the fish factory, together with his elder son Kid (Anders Hayward), and at home they also have a younger son, Stevie. At the beginning, Kid gets fired from the job (which he hates anyway), despite Finnie trying to convince the boss to keep him on, as the boy's girlfriend Kelly (Marli Siu, from Anna and the Apocalypse) is pregnant. Graham treats this scene, and indeed the whole first act, in keeping with the best tradition of British kitchen-sink realism, but Run is not just a film about social circumstances. Rather, it is a treatise on wanting to run away from boredom and a limited, small-town existence, but never actually doing it, and how parents' lives and mistakes are subsequently replicated by their children. Moreover, it is about how the parents perceive themselves through the choices their offspring make.
Similarly to the world of Springsteen's songs, in small-town Scotland, youngsters get their kicks from racing their pimped-up, mid-range cars. Finnie, it transpires, used to be one of the street-racing heroes.

After a difficult evening when he manages to get into an argument with all of the members of his family, Finnie gets into Kid's car and takes it for a ride. On the way, he picks up Kelly, and the unlikely pair will spend almost the whole night together, driving around and racing.It is not easy to make an engaging film with such a bleak set-up, especially when its central part is limited to two characters sitting in a car on a dark, rainy night. Graham pulls this off through a well-planned and -edited sequence of creatively lit shots, and a rich sound design that incorporates traffic noises, snippets of songs from other cars and, in a particularly effective scene, the waves crashing against the harbour.
All of the elements needed for Graham to get his point across are there. Finnie's state of feeling nostalgia for the past but also being painfully aware of being shackled by it, exacerbated by seeing his son grow up to become exactly the same person as him, is presented in a clear and convincing manner. However, the film as a whole leaves an impression of a well thought-out draft, rather than a complete cinematic work.

As there can hardly be much of a plot in such a stripped-down approach to the subject, Graham relies on details, atmosphere and the actors’ performances. All of these aspects work, but something is missing in order for the viewer to be able to fully relate to the characters. Maybe a more ambitious plot would have given the heroes more opportunities to show their human qualities and flaws, and the audience more to engage with. As things stand, Finnie and Katie – and, in future, Kid and Kelly as well – are just good people who have never lived up to their belief that they were born to run. Run is a co-production by London-based bard entertainments and Glasgow’s barry crear. The UK's Film Constellation handles the international rights.


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