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Il Canzoniere dell’assenza di Antonio Spagnuolo

Argomento: Poesia

di Martina Dell’Annunziata
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Pubblicato il 19/05/2019 12:43:01

Nel Canzoniere dell’assenza di Antonio Spagnuolo (Kàiros Editore, Napoli 2018) la poesia assume i toni di un’elegia senza appesantimenti, in ricordo della donna amata, moglie e compagna di una vita. Posta al centro di un fluire incessante di immagini che, mentre tentano di restituire lampeggiamenti appena visibili di antiche memorie, sfumano in contorni indistinguibili, Elena è l’algos ed il nostos, la lontananza infinita e l’infinito ritornare, cui il poeta offre i suoi versi.

L’assenza si tramuta così in una presenza pervasiva, ma intangibile, si svela come un’epifania quotidiana, eppure rivelatrice di significati sempre ulteriori, perché grande ed inesauribile è ‹‹il mistero del dopo›, che il poeta non smette di interrogare. Un’interrogazione a cui mai è anteposto il sentimento della rassegnazione: che non possa proprio Elena, e per una sola ultima volta, riappropriarsi della parola e rispondere a chi la invoca, rompendo il silenzio dello spazio domestico, ‹‹dove tutto è memoria››? Come l’Ulisse cantato da Tennyson, che tornato a Itaca dopo tanto peregrinare sa di doversi preparare al più imprevedibile dei viaggi, il poeta sfiora l’idea che ci sia ancora una terra da conquistare, un ignoto da rischiarare, e che la morte non sia la fine di tutto (‹‹death closes all…››).Il tempo del calendario, su cui è segnata ‹‹…con matita a colori/ una data per non dimenticare/ la stagione che ripete l’inganno››, appare tuttavia come un conto alla rovescia, non per stanchezza della vita -  una vita lungamente e pienamente vissuta, e da cui, certo, non si potrà trarre che un felice resoconto -, ma perché quel tempo tutto interiore, quella distensione dell’animo che è l’esistenza spirituale dell’uomo, sembra cristallizzato, fermo ad un’attesa, sebbene ancora capace di scandirsi in entusiasmi, in accensioni improvvise, in nuove illusioni.

Strettamente congiunto al tema fondamentale della memoria è, pertanto, il tema dell’inganno. Se il ricordo è il solo possibile varco attraverso cui tentare un ricongiungimento con l’amata, d’altro canto esso riemerge continuamente dalle polveri, e giorno dopo giorno si assottiglia, sbiadisce in dissolvenze, e forse tradisce la verità delle cose in configurazioni imprecise, quasi irreali. Ma se la memoria è ripetizione ingannevole del passato nell’illusione del presente, è proprio nel ripetersi dei ricordi che il poeta ritrova il filo conduttore dell’intera sua vicenda interiore, sorprendendosi di scoprire che qualcosa è pur sopravvissuto al tempo: ‹‹ Non immaginavo che l’amore / avesse il potere di sopravvivere anche dopo,/ dopo che il tuo profilo abbandona le forme…››.

Una lirica moderna la poesia di Spagnuolo, in cui il racconto di un’interiorità inquieta è restituito con una sincerità non comune, e in versi altrettanto limpidi, misurati, affidati ad un linguaggio musicale, su cui viaggiano rapide sovrapposizioni di immagini. E proprio nel punto in cui lo sforzo introspettivo coglie tutta la fragilità della condizione umana, nessun artificio interviene a mascherare ciò che ‹‹a tanto caro sangue›› lo Spagnuolo poeta - e dietro di lui lo Spagnuolo medico -  ha potuto comprendere di sé e dell’uomo, attraverso quell’esperienza privata del dolore e della separazione, in cui ogni altro lettore potrà dunque ritrovarsi, ‹‹perché l’assenza è universale››.

 

Martina Dell'Annunziata


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