Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Antologia Arte e Scienza: quale rapporto? (invia il tuo contributo entro il 15 gennaio 2020) Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Articoli
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 76 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Fri Oct 18 05:10:48 UTC+0200 2019
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Il perdente radicale 2

Argomento: Psicologia

di Paolo Melandri
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti gli articoli dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 01/06/2019 23:02:00

Nessuno prova interesse spontaneo per il perdente radicale. È un atteggiamento reciproco. Infatti, finché lui è solo – ed è molto solo – non dà in escandescenze; è inappariscente, muto: un dormiente. Se poi, per una volta, dà segni di vita e appare in cronaca, scatena una irritazione prossima allo spavento, perché la sua mera esistenza ricorda agli altri quanto poco mancherebbe loro per essere come lui. Magari gli si darebbe perfino una mano, purché finalmente la piantasse. Ma lui non ci pensa affatto, e non pare proprio che sia disposto a farsi aiutare.

Per molti specialisti il perdente rappresenta un oggetto di studio e una base di sussistenza. Psicologi sociali, assistenti sociali, politici sociali, criminologi, terapeuti e altri che non figurano tra i perdenti, senza di lui sarebbero alla fame. Ma per quanto ce la mettano tutta, il cliente ai loro occhi resta opaco; la loro empatia incontra limiti professionali molto rigorosi. Comunque sanno che il perdente radicale è difficilmente accessibile e, in sostanza, imponderabile. Tra le centinaia che affollano i loro uffici e ambulatori identificare il singolo disposto alle conseguenze estreme oltrepassa le loro capacità. Forse avvertono che non si tratta di un mero caso sociale riparabile per via amministrativa. Perché il perdente non è uno sprovveduto. È questo il guaio. Tace e aspetta. Non lo dà a divedere. Proprio per questo è temuto. Questa paura è storicamente molto antica, ma oggi è più giustificata che mai. Chiunque disponga di un briciolo di potere sociale a volte ha qualche vaga intuizione della enorme energia distruttiva insita nel perdente radicale, che non può essere neutralizzata da misura di sorta, ancorché intesa a fin di bene e magari addirittura seriamente.

In ogni momento il perdente può esplodere. Questa è l'unica soluzione del problema che riesce a immaginare: il parossismo del disagio che lo fa soffrire. Ogni settimana il giornale riporta la notizia del padre di famiglia che prima ammazza la moglie, poi i suoi due bambini in tenera età e alla fine se stesso. Incomprensibile! Nella cronaca locale si legge: una tragedia familiare. Oppure un altro si barrica all'improvviso nella propria abitazione, prendendo in ostaggio il proprietario che pretendeva di essere pagato. Quando finalmente arriva la polizia, quello si mette a sparare all'impazzata. Allora si parla di amok, parola attinta dal malese. Fa in tempo a uccidere un funzionario, prima di stramazzare sotto una raffica di colpi. Il motivo che scatena l'esplosione è in genere del tutto banale. Perché l'omicida, per quanto concerne i propri sentimenti, è estremamente sensibile. Per offenderlo, basta uno sguardo o una battuta. Dei sentimenti altrui poco gli importa, mentre i suoi sono sacri. Magari una lamentela da parte della moglie, la musica troppo alta del vicino, una lite da osteria, o la banca che gli ha chiuso un credito. Basta l'osservazione poco garbata di un superiore, e il tizio sale sul campanile e prende di mira tutto ciò che si muove davanti al supermercato, non sebbene, ma perché il massacro acceleri la sua fine. Dove ha preso la mitraglietta? Finalmente il perdente radicale – magari è un sessantenne padre di famiglia, oppure ha solo quindici anni e soffre per i brufoli sulla faccia – è arbitro di vita o di morte. Poi, secondo le parole degli speaker mediatici, “si toglie la vita”, e gli inquirenti si mettono al lavoro. Sequestrano alcuni video, qualche confusa annotazione diaristica. I genitori, i vicini, gli insegnanti non hanno notato nulla. Certo, qualche brutto voto sulla pagella, una certa chiusura; il ragazzo parlava poco. Ma non è motivo sufficiente per sterminare una dozzina di compagni di scuola. I periti esprimono le loro valutazioni. La critica culturale sciorina le sue argomentazioni. Non può mancare una bella discussione sui valori. L'indagine sulle cause svanisce nel nulla. I politici dichiarano il loro sconcerto. Si arriva alla conclusione che il caso in questione è isolato.

Il che è giusto; perché tutti questi omicidi sono persone isolate che non hanno trovato accesso a una collettività. Ma anche errato; perché evidentemente si registra un numero sempre maggiore di simili casi isolati. Il loro moltiplicarsi induce a concludere che esistono sempre più perdenti radicali. È tutta colpa delle cosiddette circostanze. Con ciò intendendo il mercato globale o una prova d'esame oppure un'assicurazione che si rifiuta di pagare.

 

© Paolo Melandri (1. 6. 2019)


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Paolo Melandri, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia pe la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Paolo Melandri, nella sezione Articolo, ha pubblicato anche:

:: [ Politica ] La pace (Pubblicato il 19/10/2019 22:01:04 - visite: 18) »

:: [ Filosofia/Scienza ] La cipolla del tempo (Pubblicato il 17/10/2019 12:36:57 - visite: 22) »

:: [ Natura ] Le chiome degli alberi (Pubblicato il 29/09/2019 11:47:49 - visite: 19) »

:: [ Storia ] Il nodo di Gordio 6 (Pubblicato il 14/09/2019 21:15:49 - visite: 33) »

:: [ Biologia ] Funghi (Pubblicato il 19/07/2019 09:59:46 - visite: 101) »

:: [ Psicologia ] Il perdente (Pubblicato il 18/07/2019 20:23:53 - visite: 77) »

:: [ Politica ] Miracoli (Pubblicato il 17/07/2019 10:40:57 - visite: 71) »

:: [ Politica ] La pozzanghera (Pubblicato il 14/06/2019 22:55:24 - visite: 92) »

:: [ Filosofia ] La pasta sfoglia del tempo (Pubblicato il 12/06/2019 22:36:01 - visite: 99) »

:: [ Filosofia ] Eccezione e regola atroci (Pubblicato il 09/06/2019 20:34:37 - visite: 59) »