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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Locarno - Festa del Cinema in Piazza Grande

Argomento: Cinema

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 09/08/2019 05:18:53


Con CINEUROPA a LOCARNO 2019 Piazza Grande / Cineasti del presente / Moving Ahead / Fuori concorso / Semaine de la critique.

La Piazza Grande di Locarno tra film d’autore e grande pubblico
articolo di Muriel Del Don.

17/07/2019 - La 72esima edizione del Locarno Festival vede presenti numerosi film europei nelle sezioni parallele ma anche sulla prestigiosa Piazza Grande:

“C’è anzitutto la sfida della Piazza Grande che abbiamo affrontato con la volontà di farne un trait d’union tra intense visioni d’autore e il grande pubblico”, ecco cosa ci dice Lili Hinstin, la nuova direttrice de Locarno Film Festival, che a desvelato oggi il programma della nuova edizione del festival (leggi la news sul concorso internazionale), a proposito della programmazione della prestigiosa Piazza locarnese. Una volontà quella di Hinstin di toccare la sensibilità del grande pubblico ma anche di stuzzicare l’appetito di cinefili sempre più esigenti alla ricerca di qualità ma anche e soprattutto di novità.
Presenti sulla Piazza Grande film che spaziano dal genere thriller psicologico quale Instinct della regista olandese Halina Reijn, all’action movie angosciante 7500 di Patrick Vollrath (presenti a Locarno con il suo primo film) passando dal genere film giudiziario con il franco belga La Fille au bracelet di Stéphane Demoustier (news), senza dimenticare la sana e rigenerante comicità di Valérie Donzelli che presenterà Notre Dame.

Impossibile non citare anche l’ultimo lavoro di Quentin Tarantino (presentato a Cannes) Once Upon a Time… in Hollywood. Numerosi per non dire maggioritari i film europei che sfileranno sulla Piazza Grande, segno della diversità e qualità di una cinematografia decisamente in buona salute: gli italiani Magari di Ginevra Elkann (film d’apertura) e Il Nido di Roberto De Feo, la produzione francese Camille di Boris Lojkine, il cortometraggio franco svizzero New Acid di Basim Magdy e la coproduzione belgo francese Adoration di Fabrice Du Welz, la commedia svizzera Die fruchtbaren Jahre sind vorbei di Natascha Beller e le produzioni venute dalla Gran Bretagna Days of the Bagnold Summer di Simon Bird e Diego Maradona di Asif Kapadia.

Per quanto riguarda l’attesa programmazione della sezione Cineasti del presente, Lili Hinstin sottolinea la volontà di spaziare nella selezione “di opere estreme, spesso al confine tra cinema documentario e finzione, che inventano un nuovo modo di fare cinema e ci fanno guardare il mondo da una diversa prospettiva”. Numerose in effetti le opere sorprendenti di registi pronti a rompere gli schemi : l’opera seconda dell’attrice Jeanne Balibar Merveilles à Montfermeil, Space Dogs di Elsa Kremser e Levin Peter che da voce al primo cane (Leika) mandato sulla luna, fino al surreale e incisivo film svizzero Love Me Tender di Klaudia Reynicke. Altro sorprendente film svizzero presente è L’île aux oiseaux del duo Maya Kosa e Sergio da Costa.

Anche per questa sezione locarnese ritroviamo numerose produzioni e coproduzioni europee: Here For Life di Andrea Luka Zimmerman e Adrian Jackson (Gran Bretagna), Ivana the Terrible di Ivana Mladenović (Romania/Serbia), gli italiani L’apprendistato di Davide Maldi e The Cold Raising the Cold di Rong Guang Rong, la coproduzione belgo francese Overseas di Yoon Sung-a ma anche 143 rue du désert di Hassen Ferhani (Algeria/Francia/Qatar), Oroslan di Matjaž Ivanišin (Slovenia/Repubblica Ceca) e The Tree House di Minh Quý Trương (Singapore/Vietnam/Germania/Francia/Cina).

La sezione dedicata al cinema di ricerca ha cambiato nome diventando quest’anno Moving Ahead, omaggio a Jonas Mekas (e al suo film As I Was Moving Ahead Occasionally I Saw Brief Glimpses of Beauty del 2000), scomparso il 23 gennaio del 2019. Lo spirito e gli obiettivi rimangono però immutati e le opere selezionate sempre destabilizzanti, sperimentali e innovative. Forte anche qui la presenza europea grazie ad opere di registi confermati ma anche di giovani leve: Black Hole di Emmanuel Grimaud e Arnaud Deshayes (Francia), Color-Blind del regista sperimentale Ben Russell (Francia/Germania), In Memoriam di Jean-Claude Rousseau (Francia), la coproduzione tra Gran Bretagna e Tailandia Krabi, 2562 del famoso artista e cineasta Ben Rivers e Anocha Suwichakornpong, Ralf's Colors di Lukas Marxt (Austria/Germania/Spagna/Francia), The Giverny Document (Single Channel) di Ja’Tovia M Gary (Stati Uniti/Francia), la coproduzione tra Cina e Germania The Invisible Hand di Omer Fast, Those That, at a Distance, Resemble Another di Jessica Sarah Rinland (Gran Bretagna/Argentina/Spagna) e Un film dramatique del francese Eric Baudelaire.

Piazza Grande
Magari – Ginevra Elkann (Italia/Francia) (film di apertura)
Lettre à Freddy Buache - Jean-Luc Godard (Svizzera) (cortometraggio, 1982)
New Acid – Basim Magdy (Francia/Svizzera) (cortometraggio)
La Fille au bracelet – Stéphane Demoustier (Francia/Belgio)
7500 – Patrick Vollrath (Germania/Austria)
Greener Grass – Jocelyn DeBoer, Dawn Luebbe (Stati Uniti)
Once Upon A Time… In Hollywood – Quentin Tarantino (Stati Uniti)
Coffy – Jack Hill (Stati Uniti) (1973)
Notre Dame – Valérie Donzelli (Francia/Belgio)
Die fruchtbaren Jahre sind vorbei – Natascha Beller (Svizzera)
Instinct– Halina Reijn (Paesi Bassi)
Memories of Murder – Bong Joon-ho (Corea del Sud) (2003)
Camille – Boris Lojkine (Francia)
Days of The Bagnold Summer – Simon Bird (Gran Bretagna)
Diego Maradona – Asif Kapadia (Gran Bretagna)
Il Nido – Roberto De Feo (Italia)
Adoration – Fabrice Du Welz (Belgio/Francia)
Cecil B. Demented – John Waters (Stati Uniti/Francia) (2000)
To the Ends of the Earth – Kiyoshi Kurosawa (Giappone/Uzbekistan/Qatar)
Cineasti del presente
143 rue du désert - Hassen Ferhani (Algeria/Francia/Qatar)
Nafi’s Father – Mamadou Dia (Senegal)
Ham On Rye – Tyler Taormina (Stati Uniti)
Here For Life – Andrea Luka Zimmerman, Adrian Jackson (Gran Bretagna)
Ivana the Terrible – Ivana Mladenović (Romania/Serbia)
L’apprendistato – Davide Maldi (Italia)
L’Île aux oiseaux – Maya Kosa, Sergio da Costa (Svizzera)
La paloma y el lobo – Carlos Lenin (Massico)
The Cold Raising the Cold – Rong Guang Rong (Italia)
Love Me Tender – Klaudia Reynicke (Svizzera)
Mariam – Sharipa Urazbayeva (Kazakistan)
Merveilles à Montfermeil – Jeanne Balibar (Francia)
The Tree House - Minh Quý Trương (Singapore/Vietnam/Germania/Francia/Cina)
Oroslan - Matjaž Ivanišin (Slovenia/Repubblica Ceca)
Overseas – Yoon Sung-a (Belgio/Francia)
Space Dogs – Elsa Kremser, Levin Peter (Austria/Germania)

Moving Ahead
(Tourism Studies) – Joshua Gen Solondz (Stati Uniti) (cortometraggio)
A Topography Of Memory – Burak Cevik (Turchia/Canada) (mediometraggio)
Black Hole – Emmanuel Grimaud, Arnaud Deshayes (Francia)
Color-Blind – Ben Russell (Francia/Germania) (mediometraggio)
Distancing – Miko Ravereza (Stati Uniti) (cortometraggio)
In Memoriam – Jean-Claude Rousseau (Francia) (cortometraggio)
Kasiterit – Riar Rizaldi (Indonesia) (cortometraggio)
Krabi, 2562 – Ben Rivers, Anocha Suwichakornpong (Gran Bretagna/Tailandia)
Lore – Sky Hopinka (Stati Uniti) (cortometraggio)
Ralf's Colors – Lukas Marxt (Austria/Germania/Spagna/Francia)
Osmosis – Zhou Tao (Cina)
Swinguerra – Barbara Wagner, Benjamin de Burca (Brasile) (cortometraggio)
The Giverny Document (Single Channel) – Ja’Tovia M Gary (Stati Uniti/Francia) (cortometraggio)
The Invisible Hand – Omer Fast (Cina/Germania) (cortometraggio)
Those That, at a Distance, Resemble Another [+] – Jessica Sarah Rinland (Gran Bretagna/Argentina/Spagna)
Un film dramatique – Eric Baudelaire (Francia)
Fuori concorso
Arguments – Olivier Zabat (Francia)
Baghdad In My Shadow – Samir (Svizzera/Germania/Gran Bretagna/Iraq)
Etre Jérôme Bel – Sima Khatani, Aldo Lee (Francia)
Felix In Wonderland – Marie Losier (Francia/Germania) (mediometraggio)
Giraffe – Anna Sofie Hartmann (Germania/Danimarca)
La Sainte Famille – Louis-Do de Lencquesaing (Francia)
Le Voyage du prince – Jean-François Laguionie, Xavier Picard (Francia/Lussemburgo)
Non è sogno – Giovanni Cioni (Italia)
Prazer, camaradas! – José Filipe Costa (Portogallo)
Under The God – Dino Longo Sabanovic, Ana Shametaj, Pier Lorenzo Pisano, Valentina Manzoni, Zhannat Alshanova, Ariel Gutiérrez Flores, Giulio Pettenò, Salvator Tinajero, Hayk Matevosyan, George Varsimashvili, Arthur Theyskens, Alex Takàcs, Naomi Waring, Grieco Rafael, Anna Spacio (film collettivo realizzato sotto la supervisione di Béla Tarr) (Svizzera)
Wilcox – Denis Côté (Canada)
Wir Eltern – Eric Bergkraut, Ruth Schweikert (Svizzera)
De una isla – José Luis Guerin (Spagna) (cortometraggio)
Lonely Rivers – Mauro Herce (Spagna/Francia) (cortometraggio)
Mi piel, luminosa – Nicolás Pereda, Gabino Rodríguez (Messico/Canada) (cortometraggio)
Nimic – Yorgos Lanthimos (Germany/United Kingdom/Stati Uniti) (cortometraggio)
San Vittore – Yuri Ancarani (Italia/Svizzera) (cortometraggio)
Sapphire Crystal – Virgil Vernier (Francia/Svizzera) (cortometraggio)
Semaine de la Critique
The Euphoria of Being - Réka Szabó (Ungheria)
Adolescentes - Sébastien Lifshitz (Francia)
Another Reality - Noël Dernesch, Olli Waldhauer (Germania/Svizzera)
Der grüne Berg (The Green Mountain) - Fredi M. Murer (Svizzera) (1990)
Lovemobil - Elke Margarete Lehrenkrauss (Germania)
Murghab - Martin Saxer, Daler Kaziev, Marlen Elders (Germania)
Notha -ye- mesi yek roya (Copper Notes of a Dream) - Reza Farahmand (Canada/Iran)
Shalom Allah - David Vogel (Svizzera)

‘Magari’
di Kaleem Aftab
07/08/2019 - Locarno apre con un’emozionante storia dal gusto popolare, diretta da Ginevra Elkann, sui figli del divorzio.

Il film di apertura della 72° edizione del Locarno Film Festival è una storia famigliare raccontata squisitamente. Magari [+] di Ginevra Elkann descrive una moderna famiglia italiana attraverso gli occhi di una bambina di sei anni di nome Alma (Oro De Commarque). Alma è una narratrice inaffidabile, più interessata ai propri sogni che alla realtà. Mentre sogna a occhi aperti durante un sermone in una chiesa ortodossa, ha due cose per la testa: il cibo, e vedere i suoi genitori biologici insieme nello stesso posto. Con una divertente voce fuori campo, Alma racconta di come i genitori si siano separati quando aveva un anno. Passati altri cinque anni, sua madre Charlotte (Céline Sallette) sta progettando di trasferirsi con la famiglia da Parigi al Canada.
Prima che partano davvero, però, Charlotte manda Alma e i suoi due fratelli maggiori, Jean (Ettore Giustiniani) e Seba (Milo Roussel), a passare il Natale a Roma con il padre biologico Carlo (Riccardo Scamarcio). Mentre Alma è una narratrice inaffidabile, di Carlo semplicemente non ci si può fidare. È più interessato alla sua sceneggiatura, e alla co-sceneggiatrice Benedetta (Alba Rohrwacher), piuttosto che alla cura dei figli. Dopo il loro arrivo la prima cosa che fa è andare in visita alla casa di produzione in cui sta pitchando un film, nel cui cast spera che partecipi Marcello Mastroianni. Finito l’incontro, scarica i figli dai suoi genitori increduli.

In lui c’è un tocco del George Bailey di James Stewart, in quel suo fallire nel non considerare la famiglia più importante del lavoro, specialmente sotto Natale. Ma questo film tratta dei tre figli e di come fanno i conti con il fatto di esser parte di una famiglia divisa: Jean, il fratello di mezzo, ama giocare con il Game Boy, mentre Seba sente il peso di essere il più grande. Un aspetto ragguardevole del film d’esordio di Ginevra Elkann è il modo in cui mantiene la narrazione immersa nella realtà, mentre la narratrice sfocia continuamente nella fantasia. Qui non ci sono fantasmi, solo una vita meravigliosa. Si deve credere a tutto ciò che accade? Alma non vede i difetti di Carlo. Per tutta la sua breve vita ha sognato di far ricongiungere i genitori, ed è anche disposta a bere un bicchiere di urina del fratello per far sì che questo avvenga. O no?
L’ossessione di Alma è divertente perché è evidente che i suoi genitori non siano fatti l’uno per l’altra. Benedetta, la nuova musa di Carlo, è molto più adatta a lui anche se è una bugiarda cronica che ruba vestiti di seconda mano. Il suo guardaroba suggerisce che abbia un certo gusto per l’abbigliamento vintage, così come per gli uomini vintage. Benedetta va d’accordo con i figli di Carlo e addirittura porta in vacanza per un giorno Seba: una vacanza destinata a finire male.

Sebbene Scamarcio e la Rohrwacher siano all’altezza della loro magnifica reputazione, grazie a delle interpretazioni piene di sfumature e piccole stravaganze, è Oro De Commarque nel ruolo di Alma a rubare la scena.

La regista Elkann dimostra un’incredibile capacità di maneggiare temi pesanti in modo leggero. Le osservazioni di Alma e i dialoghi sono sistematicamente divertenti. Alcune scene sono un po’ un cliché ma si dimenticano facilmente una volta arrivati al gran finale, che si svolge attorno al tavolo della cena sotto il sole romano. Nel corso del film ci sono miriadi di osservazioni raffinate che elevano situazioni semplici, in particolare quando le donne della vita di Carlo condividono una sigaretta in macchina. Attenendosi a una struttura classica, addirittura il cane domestico ne esce premiato. È il film divertente, leggero e sentimentale sul divorzio che si stava aspettando senza saperlo.

'Magari' è una coproduzione italo-francese, prodotta da Wildside con RAI Cinema, e coprodotta da Tribus P Films e Iconoclast Films. La vendite internazionali sono gestite da RAI Com.

L'INTERVISTA DI CINEUROPA di Davide Abbatescianni.

Davide Maldi • Regista di L’apprendistato
“Nei miei lavori parto sempre dallo studio di un rito antico e ne cerco una trasposizione nella società di oggi”

08/08/2019 - Abbiamo intervistato Davide Maldi e parlato del suo ultimo film L’apprendistato, il quale segue il difficile percorso di formazione di un gruppo di studenti di un collegio alberghiero
Abbiamo colloquiato con Davide Maldi, regista del documentario L’apprendistato [+] in concorso nella sezione Cineasti del Presente del Festival di Locarno di quest’anno. La nostra conversazione si è soffermata sui protagonisti della pellicola, sul processo di ricerca ed osservazione che ha portato alla realizzazione del documentario, nonché sui temi dell’adolescenza, delle disciplina e del lavoro.

Cineuropa: Il suo film segue il duro apprendistato di Luca Tufano e dei suoi compagni, studenti di un prestigioso collegio alberghiero. Perché è importante raccontare questa storia oggi?

Davide Maldi: Volevo trovare un contesto reale nel quale un ragazzo era portato ad accelerare il suo processo di crescita imparando da subito un lavoro. L’Istituto alberghiero mi è sembrato il luogo adatto dove muovermi perché la professione del cameriere è fatta di regole e disciplina col fine di servire il cliente. Imparare a quattordici anni le regole del mondo del lavoro mi è sembrato inusuale. Luca proviene da un piccolo borgo di montagna, ha un animo selvaggio e libero e ho scelto lui come protagonista perché attraverso la sua esperienza potevo raccontare meglio le difficoltà nell’apprendere la professione a quell’età.

Nel film la disciplina ed il rigore sono elementi centrali. Che significato hanno per lei queste due parole nel mondo odierno, specialmente per i più giovani?

Disciplina e rigore sono parole austere e forti oggi, lontane dalla vita comune. Nel film il maître/insegnante della scuola esige disciplina e rigore perché sono elementi alla base del mestiere ed è diretto e onesto con i suoi alunni. Non prende in giro l’adolescente, bensì lo tratta da adulto e lo mette di fronte alle proprie responsabilità, con possibilità di riuscita o fallimento, perché la vita che lo aspetta sarà faticosa.

Qual è stato il suo approccio registico sul set? Per quanto tempo ha seguito i soggetti e com’è riuscito a guadagnarsi la loro fiducia?

Ho passato molto tempo nella scuola senza filmare, osservando solo lo svolgimento delle lezioni. Ho atteso per poi essere più sicuro. Volevo realizzare un film che trasmettesse nella regia e nell’estetica un rigore vicino a quello della scuola e del mestiere. Lo spettatore vive questa storia attraverso l’esperienza di Luca. Mi sono sempre posto dalla parte degli alunni, instaurando col loro un rapporto di fiducia e complicità che ha permesso poi di lavorare in piena sintonia. Ho cercato di fargli capire che non ero né un docente e né li volevo giudicare idonei o meno alla scuola o alla vita.

Quali sono stati i principali ostacoli, tecnici e umani, riscontrati nel corso della lavorazione del film?

In realtà, ambientare il film all’interno di un istituto mi ha facilitato molto. Solitamente lavoro da solo, quindi muovermi e agire in un luogo così circoscritto in solitaria è più facile. Mi sembrava di avere sempre tutto sotto controllo grazie anche alla lunga preparazione fatta. Le difficoltà sono state nel mantenere vive e salde le relazioni umane, come con Luca e i suoi compagni, capire il loro linguaggio e rispettare i loro codici.

Quali temi le piacerebbe trattare in futuro nel suo lavoro cinematografico?

Nei miei lavori parto sempre dallo studio di un rito antico e ne cerco una trasposizione nella società di oggi. Mi piace unire alla realtà elementi legati al sovrannaturale. Non mi sento un documentarista classico: mi piace avere il controllo di ciò che faccio lasciando aperta la porta all’imprevisto. In futuro mi piacerebbe realizzare un film di fantascienza, una fantascienza accennata, sottile ed educata e sempre in relazione con la realtà.

Al momento sta lavorando su altri progetti?

L’apprendistato è inteso come secondo capitolo di una trilogia sull’adolescenza, iniziata con il film precedente, Frastuono, e che proseguirà con un altro lavoro, più strutturato, legato a un fallimento familiare, il tutto visto sempre attraverso gli occhi e l’esperienza di un ragazzo. Ho incominciato a fare ricerca per capire dove e come sviluppare il lavoro ma sono ancora agli inizi.

Sinossi.
D'ora in avanti i capelli devono essere corti e ben pettinati, le unghie devono rimanere pulite e le dita non devono diventare gialle per la nicotina. Il lavoro impegnerà molto sia mentalmente che fisicamente, il consiglio che viene dato è quello di venire il meno possibile influenzati dall'atmosfera festaiola che regna attorno. Queste sono alcune delle regole che Luca, un quattordicenne timido e dall'animo selvaggio, deve imparare a rispettare per sopravvivere all'interno del collegio Alberghiero.


titolo internazionale: The Young Observant
titolo originale: L’apprendistato
paese: Italia
anno: 2019
genere: fiction
regia: Davide Maldi

durata: 84'
sceneggiatura: Davide Maldi, Micol Roubini

cast: Luca Tufano, Mario Burlone, Lorenzo Campani, Enrico Colombini, Cristian Dellamora, Damiano Oberoffer, Ernesto Alberti Violetti

fotografia: Davide Maldi
montaggio: Enrica Gatto
musica: Freddie Murphy, Chiara Lee
produttore: Gabriella Manfrè, Davide Maldi, Micol Roubini, Fabio Scamoni
produttore esecutivo: Gabriella Manfrè, Micol Roubini
produzione: Invisibile Film, L'Altauro, Red House Produzione




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