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Il Lago di Pilato, luogo dai mille incanti

Argomento: Antropologia

di Denise Grasselli
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Pubblicato il 12/08/2019 17:30:28

I buoi vanno come il vento; Pilato si sveglia e chiede: “Che succede? Che succede!?” Allora la Madonna guardandolo con aria feroce, dice: “Succede... che tu, che hai ucciso mio figlio Gesù... morirai di mala morte.” (Joyce Lussu, La Madonna del telaio)

 

Incastonato tra i Sibillini a un’altezza di 1950 metri, il lago di Pilato, unico lago naturale marchigiano, si trova alle pendici di Pizzo del Diavolo, vicinissimo al Monte Vettore e non molto distante dal rifugio della Sibilla. Il lago, la cui forma ricorda le macchie “a occhiale” di un serpente a sonagli, è da sempre meta di visitatori, turisti, gruppi escursionistici e fotografi attratti dalla singolarità di un paesaggio incantato e incantevole in ogni stagione.

 

Il lago d’inverno si mostra al visitatore con un aspetto algido e lunare per effetto dei raggi del sole che - riflettendosi sulla candida neve dei Monti Sibillini che lo circondano - ne illuminano l’acqua cristallina e incontaminata, nella quale si posso-no intravedere le sfumature dell’i-ride. Con l’arrivo della primavera questo locus amoenus si trasforma, rinnovandosi in un ambiente denso di colori e odori in cui il ver-de smeraldo vellutato dei prati di montagna sposa il grigio chiaris-simo e il rosa pastello delle rocce calcaree e Flora porta con sé stelle alpine dei Sibillini, genziane, gigli martagoni, nigritelle rubre e altre specie tipiche dei Sibillini.

 

Tra le acque del lago vive ancora oggi una specie di crostaceo unica al mondo: il Chirocefalo del Marche-soni. Questa specie, riconosciuta solo nel 1957, deve il suo nome a Vittorio Marchesoni, direttore dell’Istituto di Botanica dell’Università di Camerino, che la scoprì durante una delle sue escursioni nei Sibillini. Il chirocefalo è forse il vero e unico custode del lago, in-fatti, questo può vivere e riprodursi esclusivamente all’interno del lago di Pilato perché solo qui trova le condizioni fisico-chimiche adatte alla sua sopravvivenza.

 

Gli antichi, trovandosi di fronte a un luogo ricco di suggestioni per la sua bellezza, non tardarono ad attribuirgli un carattere magico, legando per sempre la fama del lago a quella della Sibilla Cumana, sacerdotessa di Apollo e custode della spiritua-lità pagana più arcaica e ispirata al mondo della natura. Il lago di Pilato, prima ancora di chiamarsi così, era sede di riti orfici connessi al culto della Sibilla; con la diffusione e l’affermazione del Cristianesimo, tali rituali - poiché estranei alla religiosità cattolica, ma fortemente radicati nell’imma-ginario collettivo “italico” - furono aspramente condannati e combat-tuti, attribuendo a queste pratiche e ai luoghi coinvolti una connota-zione demoniaca. Non riuscendone a estirpare la radice profonda e promuovendo non più la cancel-lazione, ma la sostituzione di un mito pagano con uno cristiano, in età medievale ebbe origine la nota leggenda relativa a Pilato, associando alla fama di luogo demoniaco quello di tomba infernale del funzionario romano che condannò Cristo alla crocifissione.

 

Secondo l’antica leggenda riportata dalle fonti, è tramandato, infatti, che Ponzio Pilato, viaggiando su di un carro trainato da buoi, per punizione divina fu fatto annegare nelle acque del lago sibillino con una morte degna della «legge del con-trappasso» per il fatto che l’uomo che aveva compiuto un atto d’in-giustizia con fredda indifferenza lavandosi le mani in una bacinella d’acqua potesse morire egli stesso in uno specchio d’acqua d’origine glaciale.

 

La leggenda di Pilato ha dato origine, inoltre, a un racconto della scrittrice marchigiana Joyce Lussu, dal titolo La Madonna del telaio. La storia narrata dall’autri-ce è reinterpretata: Maria, addolorata per la morte del figlio, avrebbe fatto impazzire di proposito i buoi che trainavano il carro facendolo deviare fatalmente nel lago per poi scegliere di vivere come donna comune, vivendo tra le montagne e accolta tra le Sibille, tessendo, lavorando la terra e nutrendosi di ciò che la natura le offre. Maria, scegliendo di abitare questi luo-ghi, diventa una nuova Sibilla, dal volto buono e dall’animo paziente e operoso, meno inquietante e più umana: il cerchio si chiude e il lago di Pilato, da luogo infernale, ritorna a essere luminoso e incan-tato, simbolo e immagine concreta di una realtà trascendente cui l’uomo sempre anela.


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