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Il nodo di Gordio 6

Argomento: Storia

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 14/09/2019 21:15:49

«Oriente e occidente»: nella storia del mondo, questo incontro non soltanto è di importanza primaria ma rivendica un suo posto peculiare. Esso indica la direzione principale della storia, l'asse che si orienta sul corso del sole. Illuminato fin dai primi albori, è un modello che continua a svilupparsi fino ai giorni nostri. I popoli si presentano sull'antico palcoscenico e nell'antico intreccio con una tensione sempre nuova.

La nostra ottica è tale che resta impressionata soprattutto dal luccichio delle armi sulla scena. Tutti quegli eserciti, falangi, argiraspidi, elefanti, scontri di cavalieri crociati e saraceni, battaglie navali nel Levante, squadroni di carri armati e di aerei, disfatte sul ghiaccio e nei deserti, distruzioni di città dai tempi di Demetrio Poliorcete, di Tito, di Tamerlano fino ai giorni nostri: tutto ciò sempre si imprime nella nostra memoria. Ma seguono poi sempre secoli pacifici, periodi di torpore dall'estremo Nord ai confini dell'Africa.

Lo stesso vale per il tema della libertà e della costrizione del destino. Anche in questo caso, la nostra ottica resta impressionata soprattutto dal dispotismo. Avvertiamo tutto il peso del continente, udiamo dal Caucaso il tintinnare delle catene. I re persiani e i loro satrapi, gli scià e i khan, i condottieri di immense schiere e colonne sulle quali ondeggiano stendardi stranieri – code di cavallo, draghi, soli rossi, stelle, falci e mezzelune –: è sempre lo stesso terrore che ne anticipa l'irrompere, mentre gli incendi tingono di rosso il cielo.

Di fronte a queste immagini impallidisce la minaccia di una sconfitta ad opera di genti a noi affini, di eguali in una guerra tra popoli e perfino in una guerra civile. Con i neri dagli occhi obliqui, con i piccoli gialli sorridenti, con i cavalieri dalle ispide chiome, con i giganti dagli ampi zigomi, è un nuovo sole quello che spunta. Come statue di divinità straniere, essi si stagliano sulle colline, davanti alle loro tende, nel palazzo conquistato. Verso di loro sale il fuoco dei gradi incendi simili a fuochi sacrificali; il sangue delle stragi, le urla delle donne violentate annunciano l'inizio del loro potere. I loro condottieri non somigliano ad Alessandro, il modello dei principi e dei comandanti occidentali; come per Gengis Khan, la gloria e la potenza per essi consistono nel «non avere mai pietà».

 

© Paolo Melandri (14. 9. 2019)


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