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Zipf considerazioni sul suo approccio al linguaggio

Argomento: Filosofia/Scienza

di Fabiana.Scapola
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Pubblicato il 23/09/2019 05:15:34

Zipf considerazioni sul suo approccio al linguaggio

 

Leggevo alcune riflessioni che Mandelbrot faceva o talvolta riportava sul lavoro di Zipf-

quelle che mi hanno più interessato sono se seguenti

 

1) il lavoro di Zipf era indipendente dalla lingua dello scrivente e quindi del testo a cui si applicava

 

2) non incideva il livello culturale dell'autore poteva tanto essere un grande luminare quanto uno studente con una cultura comunque parziale

 

3) scomponeva la struttura sintattica raccognliendo le parole in ricorrenze

 

4) le organizzava in ranghi di frequenza

 

4) le sue affermazioni erano indiscutibilmente obbiettive

 

5) La sua formula era di una semplicità ridicola (ma si applicava benissimo alla diffusione di popoli).

 

Questo mi ha fatto pensare alla cellula, al codice genetico che sta tutto "ammucchiato lì", ammassato e spesso senza un ordine proprio tanto che "macchinine vanno su e giù per cercare le parti che servono". Ho avuto una senzazione, come se Zipf in un certo senso avesse colto il materiale genico della cellula: le parole (spesso diciamo ai ragzzi che gli amminoacidi sono lettere). Le parole e paradossalmente Dio per creare "Disse" ossia creò con il Logos, con suo figlio creò tutto ciò che è. Nei cromosomi c'è il codice genetico ci sono le sequenze di basi azotate la parte codificante e quella non codificante del genoma. Coding e non-coding. L'analogia che più mi colpiva rispetto ai filamenti del DNA era proprio questa Zipf riorganizzando tutte le parole libere di un testo intanto era andato oltre la singola struttura di ogni linguaggio mantenendo tutto il contenuto ma soprattutto aveva avuto il privilegio di visualizzare in percentuale la parte "codificante" ad esempio il verbo da quella "non-codificante" ad esempio gli articoli, le congiunzioni, le preposizioni che a conti fatti erano anche di più (il nostro codice genetico ha un'alta percentuale di zone non codificanti). A lezione a medicina la professoressa ci sorprese dicendo che paradossalmente il DNA, il codice genetico di una gallina o di un gatto o di esseri ancora più elementari ha in perchentuale meno non-coding di noi, la quasi totalità è codificante. Se pensi all'uomo primordiale il suo linguaggio era tutto "utile", una persona poco colta semi analfabeta ma sensata nel suo esprimersi comunica in periodi brevi, forse tutte principali, il necessario. Un linguaggio espressivo dove verbi, soggetti o complementi la fanno da padrone...Belli tentava una regressione del linguaggio.

Perchè nell'uomo e nel suo linguaggio c'è tanto codice non-coding? A cosa serve?

Forse racchiude tutto ciò che separa la rudimentalità dalla civiltà.

Forse racchiude l'espressione della psiche, dell'anima e della coscienza che costruisce geneticamente la persona nella parte che "non vediamo". 

F. Scapola

 

 

 

 


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