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Impariamo a sviluppare un pensiero creativo

Argomento: Filosofia/Scienza

di Fabiana.Scapola
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Pubblicato il 06/10/2019 11:02:09

Impariamo a sviluppare un pensiero creativo

 

5040 modi di dire “gatto”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è l’approccio alla scrittura e all’apprendimento “fenomenologico” ossia sviluppato in rapporto semplice e non mediato, se non dai sensi, alla realtà; così il soggetto esperisce quanto andrà a costituire apprendimento e scrittura.

 

Visualizzo nella memoria o nella realtà o nell’immaginazione un “flasch”, come un’istantanea di vita. Il contenuto si presenta chiaro alla coscienza e alla psiche.

 

Questo contenuto può essere formalizzato – espresso e comunicato attraverso la scrittura.

Oppure mediato in sequenza grafica prima di esser “verbalizzato”.

La verbalizzazione è un processo indispensabile alla “stesura” di un “apprendimento” in entrata o in uscita che sia.

La resa “per iscritto” è propria e peculiare per ogni idioma. Personalmente credo che ogni cultura dia la centralità a “qualcosa”. Vediamo che gli inglesi mettono prima il genitivo e che i latini pongono il verbo alla fine della frase. Forse gli Italiani iniziano con il soggetto. Personalmente credo che ciò sia legato alla posizione geografica della “propria terra” alle sue condizioni ambientali, climatiche e alla presenza di massicci montuosi o del mare.

 

La traslitterazione simbolica dell’istantanea è identica per ciascun individuo del mondo perché consiste solo nell’attribuzione di un simbolo al soggetto realmente presente.

Ciascuno nell’immagine 1 vede un letto, un uomo, delle pantofole, un orologio, delle crocchette, una ciotola e un gatto.

Ossia sette elementi distinti occupano la scena.

A ciascuno di essi noi possiamo attribuire a piacere un simbolo. Creiamo così la seguente corrispondenza, volendo potremmo inserirla in tabella.

Personalmente ho attribuito all’uomo un rettangolo rosso, alle pantofole un rombo arancione, al letto un triangolo rettangolo celeste, all’orologio un cerchio verde, alle crocchette un quadrato nero, alla ciotola un triangolo isoscele blu e, infine, al gatto un parallelogramma viola.

Tabella

 

numeri – simoboli – elemento rappresentato

 

1   -   rettangolo rosso   -  uomo  Pippo                  (quattro rappresentazioni in vignetta)

2        -       triangolo rettangolo celeste  -   letto     (una rappresentazione in vignetta)

3          -         rombo arancione    -        pantofole   (quattro rappresentazioni in vignetta)

4        -     cerchio verde   -      orologio                   (una rappresentazione in vignetta)

5     -    triangolo isoscele blu    -   ciotola               (due rappresentazioni in vignetta)

6       -        quadrato nero        -       crocchette       (due rappresentazioni in vignetta)

7       -      parallelogramma viola    -   gatto           (una rappresentazione in vignetta)

 

Si comprende facilmente, Mandelbrot diceva è obiettivo, come l’attribuzione di un simbolo a ciascun elemento non subisca variazioni in funzione di chi la effettua; ossia si possono scegliere simboli diversi ma saranno sempre sette simboli ciascuno assegnato ad un solo elemento del sistema “immagine”.

Fino a qui si procede identicamente ossia i piani degli utenti sono coincidenti. Cosa abbiamo di coincidente? L’assegnazione del simbolo e il significato della sequenza, quello più immediato: Pippo si alza e da’ da mangiare al gatto.

Queste due informazioni sono identiche per tutti.

Adesso per dare un peso ponderale al lavoro si dovrebbe somministrare la vignetta a almeno mille candidati provenienti da una medesima area e chiedere loro di riordinare i simboli secondo la sequenza espressiva propria del loro pensiero e del loro idioma.

Ordina i simboli secondo la modalità in cui racconteresti l’episodio ai tuoi.

 

Si può procedere successivamente chiedendo di formalizzare in caratteri stampati nella propria lingua madre ciò che la sequenza esprime.

 (per facilitare il nostro lavoro, accanto ai termini si chiede all’utente di inserire fra parentesi il simbolo corrispondente, perché di molti idiomi non esiste dizionario e forse mai esisterà. Tante “lingue” sono andate perse, scomparse senza lasciare traccia così come molti gruppi - tribù.

 

A mio avviso questo approccio che definisco non verbale al testo, alla sua formalizzazione, il verbo è il sottinteso, può essere affiancato alla Lingua dei Segni e a quella artificiale.

 

Un’evidenza non trascurabile è che in funzione della distanza semantica si amplia in maniera direttamente proporzionale il coscienziale. Questa frase apparentemente criptica e ostica sarà chiara una volta svolto l’esercizio dei 5040.

Un conto è dire: “alle sei  Pippo si alza dal letto, mette le pantofole, prende le crocchette le mette nella ciotola e da’ da mangiare al gatto”.

Affiancare ad inizio frase gatto e pantofole, due ambiti semantici di per sé lontani obbliga l’apertura al coscienziale. Il gatto non mette le pantofole , ma solo gli stivali.

 

La sequenza simbolica è il binario che il discorso deve percorrere per esprimere il fatto. Sappiamo che la distribuzione possibile dei sette simboli prevede 5040 stringhe diverse fra loro ciascuna esprimibile in frasi fra loro necessariamente non uguali.

 

In sintesi per formalizzare la vignetta precedente esistono minimo 5040 modi diversi.

Ciascuno dovrebbe scriverli tutti.

 

Allora cosa abbiamo potuto mettere in luce in questo modo? Quali sono le potenzialità di questo semplice strumento rappresentativo/comunicativo? Quali frontiere può aprirci “flash click”?

 

  • Intanto può visualizzare la sequenza espressiva dei vari idiomi, trovare fra essi giusta e fissa corrispondenza e generare così un algoritmo “ponte” fra un linguaggio ed un altro. Una funzione matematica che traduca le strutture sintattiche delle varie lingue.
  • Ci aiuta a formalizzare il linguaggio nello scritto, i famosi pensierini delle elementari. Perché offre una sequenza simbolica facilmente percorribile dal linguaggio
  • In più scardina la sola ed unica e faticata e striminzita frase breve trovata a fatica mangiando la coda di una matita o penna quale ad esempio “Martina mangia la mela” oppure “La mamma lava i panni” e apre ad un ventaglio immenso di possibilità espressive di una medesima realtà, ti obbliga a ripescare mille aggettivi utili e possibili, prende respiro – vivacità – creatività la medesima immagine diventa spunto per storie brevi ed esilaranti.
  • Se eseguito correttamente almeno dopo la millesima frase il ragazzo si trova a ridere a pancia a terra con le lacrime agli occhi per quello che è riuscito ad inventarsi: alla fine anche le pantofole si animano!
  • Il processo educativo avviato anni or sono che mirava a scardinare la staticità rappresentativa vedendola come elemento che impoveriva e riduceva immensamente la capacità logica del ragazzo. La fissità chiudeva alla comprensione di realtà identiche semplicemente organizzate o orientate allo stesso modo. Un solo metodo fisso ed unico per tutti un canale che azzerava creatività, originalità, espressività e rappresentazione individuale dell’oggetto di studio – didattico. Posto a testa in giù (e già questo dice tanto) il triangolo isoscele non è più tale al massimo un imbuto uscito male che ci serviva per dire “i”.
  •   Aiuta come esercizio guida ad affrontare la stesura di temi.. ed a quel punto si può chiedere “qual è l’immagine del pensiero astratto?”. Quali elementi allontano per generarla? Se ci si pensa la filosofia è tale perche la distanza semantica è massima anzi la massima possibile, immanente e trascendente.

 

Diceva Albert Einstein che Dio non gioca a dadi, Dio è un matematico ed è un matematico perché parla. Dio Disse e questo fa di lui un matematico. La matematica è il linguaggio espressivo e traduttivo in azione della semplice parola, Dio è un matematico perché parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste. La funzione è l’ordine di sviluppo , l’andamento di una realtà, il suo campo di azione e di esistenza, la sua variazione nel tempo, il suo accesso a dimensione senza numero e limite, pensiero - linguaggio - espressione – funzione e, perché no, frattali. Tanto è vero che questa frontiera è stata varcata assieme da Zipf e Mandelbrot un linguista un po’ matematico e un matematico un po’ linguista.

Questa parentesi per dire che prima devi saper pensare, parlare ed esporre in linguaggio chiaro e fluente quanto vorresti dire e poi scoprire che questa è una funzione, una semplice espressione talvolta equazione. Quando ero insegnante di sostegno si lamentavano che curavo più l’italiano (benché abilitata per matematica e scienze) che la matematica; a volte se ne andava un anno intero. Un autistico però esprimeva si esprimeva in temi e formalizzava anche le sue paure, l’anno dopo conquistò la matematica.

Credo che senza la logica del linguaggio le frontiere delle altre conoscenze secondo le metodologie attuali siano precluse quindi è necessario saper prima padroneggiare lo strumento linguistico per poi accedere tranquillamente e semplicemente alle altre discipline.

Dicevo spesso ai miei alunni, dillo in italiano, bene ora scrivi la formula o l’acronimo o spiegami che significa. Tutto è già contenuto nel nome. Molto spesso si traduce il problema in espressioni ove le parentesi indicano la gerarchia del linguaggio.

 

Se offro quattro punti comunque l’alunno è vincolato a percorrere una traiettoria, già sappiamo che per due punti passa una e una sola retta…anche per quattro se sono allineati e l’appartenere ad una stessa storia li allinea.

 

Offrendo un solo punto posizionato nello spazio l’apertura è la massima possibile perché infinite sono le direzioni che può assumere una retta in esso passante e quindi infinite rette non coincidenti passano per esso. Se volessimo tradurre in una immagine grafica tutte le 5040 esse si traducevano in altrettante rette coincidenti (si doveva comunque esprimere un medesimo concetto).

Se offro un solo punto, una sola immagine da essa può prendere vita l’universo intero da un libero passato ad un altrettanto libero futuro. Cosa accade nella vignetta? A quale storia appartiene?

 

 

 

 

 

 
 

Flash click 2

 

 

 

 

Gli elementi questa volta sono tre Pippo, il tavolo ed il pane.

 

Il pane – cerchio arancione

Il tavolo – rettangolo marrone

Un uomo – rettangolo rosso

 

Cosa rappresenta l’istantanea? A che storia appartiene? Ci si rende subito conto che non c’è un binario tracciato ma un solo “vincolo” di passaggio. Intanto la presente ci da’ la possibilità di specificare una non verbalità che fa eccezione. Il verbo Essere qui si può sostituire con Stare

(Esistere). Il verbo essere quando può venir sostituito da “esistere” o “stare” non è “copula” e quella che segue non è parte nominale. La rosa è bella. La rosa=soggetto; è=copula; bella=predicato nominale del soggetto. L’uomo è in piedi, il pane è sul tavolo, l’uomo è fermo. Abbiamo detto che la nostra è una rappresentazione non verbale quindi le eccezioni del verbo devono comunque richiamare la nostra attenzione questa analisi potrebbe fornirci indicazioni in tal senso ed è bene non perderle.

 

La disposizione dei simboli espressione della propria terra.

 

Abbiamo detto prima che “La resa per iscritto è propria e peculiare per ogni idioma. Personalmente credo che ogni cultura dia la centralità a qualcosa. (…) Personalmente credo che ciò sia legato alla posizione geografica della “propria terra” alle sue condizioni ambientali, climatiche e alla presenza di massicci montuosi o del mare”.

Non è semplice raffigurare una sola scena che contenga in se le parti del discorso necessarie per individuare la struttura sintattica di un linguaggio.

Ad esempio deve contenere un soggetto, deve contenere un complemento di specificazione (per capire che gli inglesi lo mettono prima), deve contenere un complemento oggetto (non c’entra nulla ma spesso si dice accusativo alla greca), deve dar modo di aggettivare.

Ad esempio un pastore che con i suoi buoi ara il terreno…

Ed è carino che torniamo a questa immagine perché proprio la figura del campo arato da buoi offrì una delle prime allegorie per indicare i righi di un quaderno su cui lasciar correre la penna e scrivere.

 

Quindi questa sarà la nostra immagine

 

 

 

 

 

e questa sarà la simbolizzazione degli elementi dell’immagine:

 

 

 

A questo punto l’utente può formulare la frase come meglio crede basta che si attenga a quelle poche indicazioni fornitegli in precedenza.

 

 

In realtà la prima immagine che avevo pensato era molto più semplice pur non offrendo la possibilità, per la brevità contenutistica, di vedere la disposizione sintattica delle varie parti del discorso. Avrebbe, però, potuto indicare chiaramente ed in maniera univoca se la partenza era dal soggetto, dal verbo o da un complemento. Magari se si dovesse iniziare un’elaborazione statistica di questi contenuti a supporto o confutazione della teoria si potrebbero somministrare entrambe.

 

 

 

Il cerchio arancione è un pane

Il rettangolo rosso la persona

Il rettangolo marrone il tavolo

 

La consegna è la seguente:

 

Cosa fa Pippo?

 

 

 

Rispondi nella tua lingua madre inserendo il simbolo corrispondente accanto alla parola che nella tua lingua lo esprime.

 

Ad esempio

 

 

 

Pippo (rettangolo rosso)  prende il pane (cerchio arancione) che è sul tavolo (rettangolo marrone)

 

 

 

 mi dispiace che il sistema non renda le immagini del testo disponibili. Chiunque voglia può chiedere personalmente a me delucidazioni in merito contattandomi al 3331470364 previa mail di presentazione e richiesta appuntamento telefonico.


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