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Mamma voglio suonare!

Argomento: Musica

di Nilla Licciardo
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Pubblicato il 18/10/2019 09:19:55

“MAMMA VOGLIO SUONARE!”

Il valore educativo della musica a scuola

 

di Nilla Patrizia Licciardo

 

 

Quando lascio qualche minuto di intervallo al mio gruppetto di alunni di prima, il piacere più grande è stare a osservarli e vedere come si contendono freneticamente la tastiera in una gara giocosa di creatività e sfoggio di bravura. Uno suona un brano appena imparato, un altro ne esegue uno di sua invenzione, subito imitato da un altro. Altri due, dopo un cenno d’intesa, attaccano a tutto sprint un pezzo a quattro mani mentre i compagni, gelosi, tentano di scalzarli… finché non faccio finta di arrabbiarmi e chiudo il coperchio del pianoforte. Ma in realtà sono felice di questa allegra gazzarra musicale.

Ho iniziato a 18 anni con le prime supplenze, e insegno musica e pianoforte nelle scuole medie da quasi 35 anni. Anche se non è mai stato un ripiego, confesso che all’inizio l’insegnamento non rappresentava per me il massimo delle aspirazioni. Il mio obiettivo era diventare musicista e anche grazie al lavoro nella scuola ho avuto la possibilità di realizzare il mio sogno. Oggi, in un mio consuntivo esistenziale, tra le numerose soddisfazioni della professione, posso affermare con onestà che l’insegnamento è stata una tra le esperienze più belle e gratificanti. Ammetto di essere stata e di sentirmi ancora una privilegiata. Amo questo lavoro, perché mi consente di restare a contatto ogni giorno con due tra le forze più vitali e positive dell’umanità: i giovani e la musica.

Sto talmente bene, in questa scuola multicolore e tra i miei preadolescenti un po’ svaniti che, anche quando mi si è presentata l’occasione, non ho voluto cambiare attività o tipo di scuola. La fatica di accompagnare la formazione di questi ragazzi, uomini e donne di domani, in una fase così delicata della loro crescita, viene largamente compensata dalla consapevolezza di fornire loro qualcosa di essenziale per il futuro.

 

Quanto influisce oggigiorno lo studio della musica in una crescita equilibrata? Decisamente molto. Da decenni gli studiosi dibattono sui vantaggi della pratica musicale sulla formazione del carattere, sull’equilibrio psicofisico, affettivo e relazionale, sulle capacità mnemoniche e sull’incremento delle connessioni tra le diverse aree del cervello. È vero che la musica favorisce lo sviluppo di una sana socialità ed è un valido ponte per l’integrazione culturale. Applicarsi allo studio di uno strumento è inoltre fortemente consigliato anche in caso di dislessia e altri disturbi dell’apprendimento, in quanto aiuta l’individuo ad attivare con maggior efficacia le spontanee misure compensative. Tutto ciò lo posso verificare giorno dopo giorno tra i banchi di scuola, tra l’intatta emozione di un Minuetto di Bach ascoltato mille volte e la soddisfazione per la riuscita di un brano d’insieme in cui tutti hanno fatto bene la propria parte. Soprattutto in un’era come la nostra, dove gli unici contenuti validi sembrano essere quelli dell’immagine, della tecnologia, della velocità, è importante riscoprire il valore dell’emozione, della riflessione, della creatività e dell’applicazione.

È per me fondamentale che la musica venga praticata e studiata a scuola e mi auguro che sia al più presto inserita tra i programmi obbligatori della fascia primaria e di quella secondaria. Paghiamo ancora oggi gli effetti deleteri di decenni di anti-cultura musicale, nei quali lo studio di uno strumento era facoltativo e demandato soprattutto all’iniziativa privata. Ancora oggi in Europa il nostro paese rimane il fanalino di coda tra quanti hanno da tempo raggiunto e consolidato questo obiettivo educativo.

Suonare uno strumento può essere certamente un piacere, un divertimento, una gioia o un passatempo, ed è con questa idea che molti ragazzi si iscrivono ai corsi di musica, privati o pubblici che siano. Ma attenzione: non è tutto qui! È proprio l’incompiutezza e l’equivoco di questa concezione all’origine dell’abbandono della musica da parte di molti giovani. Suonare uno strumento è un piacere che, come ogni altra disciplina, passa attraverso l’acquisizione dei mezzi per praticarlo: non tutti arrivano a capire che la soddisfazione maggiore è proprio la conquista del risultato. Fare musica infatti è anche scoprire la necessità dell’applicazione, dell’esercizio, dell’autocontrollo e dell’autodisciplina, tanto più preziosi in un’era in cui i nostri bambini e ragazzi vivono in maniera sempre più viscerale le lusinghe del “tutto subito”, viziati da un diffuso permissivismo educativo e da un pressapochismo culturale, oltre che da televisione, smartphone e videogiochi. Proprio il suo inserimento nella scuola dell’obbligo può liberare la musica da quest’errata concezione dilettantistica offrendo a tutti la possibilità di cimentarsi in modo corretto nella pratica strumentale. Quante volte, parlando con adulti, mi sono sentita ripetere: “Mi sarebbe tanto piaciuto da piccolo provare a suonare il pianoforte (o la chitarra) ma non ne ho avuto la possibilità!” Bene, ognuno dovrebbe avere a scuola la possibilità, il diritto di suonare uno strumento passando proprio attraverso il dovere di farlo. Poi, come in ogni altra disciplina, se son rose fioriranno: qualcuno continuerà, qualcuno no. Non potranno però dire, da adulti, che quella possibilità gli è stata preclusa. Succede purtroppo, nella musica più che in altri campi, che molti genitori sono pronti a giustificare e ad assecondare il disimpegno dei figli: “Al ragazzo lo strumento non piace più! Non posso costringerlo! Ha provato ma poi ha deciso di smettere!” Quanti di noi non hanno sperimentato a scuola l’avversione per qualche materia di studio che pure erano costretti a portare avanti? Abbiamo mai messo in dubbio l’importanza della storia o della matematica? E a quanti è successo che si accendesse all’improvviso l’interesse per una materia che prima lo faceva soffrire? È giusto orientarsi seguendo le passioni, le inclinazioni o le avversioni scolastiche, ma sappiamo bene che a una certa età la pigrizia e l’immaturità vincono su tutto il resto. Abbiamo forse lasciato liberi i nostri figli di scegliere se andare o no a scuola? Per lo stesso motivo non è giusto assecondare la svogliatezza di un alunno che rinuncia allo strumento perché lo vede come un ulteriore impegno a cui nessuno è disposto a costringerlo.

Sembra un controsenso, ma credo che lo studio della musica sarà veramente libero e democratico solo quando diventerà per tutti un obbligo. 


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