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Daniel Faria e l’invisibile respiro

Argomento: Poesia

di Gian Piero Stefanoni
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Pubblicato il 27/03/2026 08:04:16

Mistica di una ricerca che procede per sospensioni, per aderenza all'invisibilit di un respiro in cui il mistero della creazione avvolge e determina in tutta la sua non trattenibile presenza. Cos nella corposa trasparenza di un buio che si rivela per accensioni, di un divenire per battesimi e fughe, tra fuochi della terra e bocche d'aria cui il volo presta un verso che non conforta mai pienamente. Ma che continuamente, ripetutamente propone, ora nella rimessa in gioco, ora nella sconfessione. Questa nell'audace sintesi di una scrittura potente, continuamente alla rincorsa di se stessa, l'interrogazione poetica di Daniel Faria, autore tra i pi significativi dell'ultima poesia portoghese. Di certo la pi originale pur nell'arco breve della sua produzione, Faria scomparendo precocemente nel 1999 a ventisette anni. Un paio di titoli prima della sua morte, un altro paio postumi; in Italia a parte apparizioni su blog e riviste specializzate mai pubblicato. Un percorso tra l'altro il suo, a proposito di mistica, segnato dall'incontro con la vocazione religiosa dopo la laurea in Studi portoghesi all'Universit di Oporto, dall'opzione per la vita monastica e al noviziato benedettino purtroppo mai completato. Un Dio il suo per poco nominato ma attraversato, lodato, bramato da grammatiche di corpi che non si pensano, non si adontano nelle liturgie delle interconnessioni ma semplicemente le celebrano nella reciprocit dei disvelati e accarezzati confini. Per questo il canto si fa levit, perch tocco leggero di una continua mutazione, di una nota che innalzata evidenzia e svanisce. Seppure il dolore dell'uomo, cos in affanno, cos imperscrutabile, resti da sfondo nell'antico mistero della sua solitudine. Una malinconia questa che se parte dell'animo portoghese in Faria segno di una immanenza che solo nella confusione col paesaggio, nel suo silenzio, pu dar pace alle sue trasfusioni. E nell'equilibrio delle vertigini, allora, l'uomo che per continuare il viaggio deve deviarne il corso, nei lasciti e nella perdita delle eredit cercando di discernere il passaggio. I piedi uniti a quelli degli altri, cercando, chiedendo nell'insieme degli elementi inghiottiti dai vortici la Parola dispiegata "affinch elevazione e profondit si uniscano".

Perch il vuoto- ci dice- ci che sostiene il ramo permettendo all'uccello di posarsi e cantare. Un vuoto certo, per, alla misura delle sue poche indulgenze, delle sue prove laddove la non afferrabilit non compimento ("temo il peso morto/perch un nido rotto"). Condizione che questa poesia, nel suo continuo apprendimento, non cessa di misurarne anche le morti nell'affidamento oscuro dei grembi. Affidamento, ecco, la disposizione esatta di uno spirito che nella labilit degli esseri sente tutta la grazia di una trascesa ascensione. Tra l'uomo e gli elementi questa la connessione, il primo in un peso che lo sguardo entro la cosmicit minerale e animale di ci che lo circonda aiuta (perch libero, e scevro di s) a sollevarne gli slanci, e gli inganni, le logiche di salvezza illuminate aldil dei propri insufficienti sistemi. Per questo vero, questa anche una poesia dal sapere iniziatico, una poesia del mattino, in esercizio di obbedienza e amore come stato giustamente rilevato. Il mattino dove tutto ha inizio, dove tutto ricomincia, nel "punto di luce pi alto/ Nell'esplosione". Lui, noi "humus, fango ai margini./L'uomo che non ha mai capito" ma che non cessa nel credo, nel calcolo della parola "attraverso la riflessione sulle acque"; pronto al dilatarsi delle prime correnti, nel caldo degli affluenti, nel "caldo dei segnali" divaricando sorgenti all'avanzare dei luoghi. Il suo un lavoro che parte d'altronde - volendo giocare su alcuni titoli dei testi- "dal presupposto dell'esistenza della luce" e dalla "spiegazione della gravit". Si veda allora anche per il giorno come "significato" dell'uomo l'emblematico libro postumo Settimo giorno dove siamo condotti al principio del mondo nell'oscurit del cammino dei primi uomini cos come raccontato da Francisco Saraiva, dove coincidenza di idee coincidenza di desideri: "di trascendenza senza abbandonare la misura umana da cui ciascuno ha tratto il proprio posto. Ogni uomo resta attorno alla radice della propria condizione anche quando, nell'enunciazione di dubbi, dolori, amarezze, si avverte il mormorio del cambiamento atteso".

Una poesia del tu, in continuo dialogo con l'altro nella rispettiva consegna, ognuno pianeta di un tutto in rotazione, "come un bambino che vuole tornare a terra" pur nella consapevolezza di un vagare che dopo tanto affanno potrebbe non arrivare a nulla. Ma tant', come detto la sacralit resta nella grazia del viaggio in cui tutta la dignit dell'insieme, gli uomini come da poesia omonima "come posti mal posizionati". Nell'immagine di un'orfanit fuori dalle mappe, senza fusi orari, di invasi confini e saccheggi di case, senza strategie, imprigionati, irrequieti, sopravvissuti ma con danni irreparabili, sotto il lavorio della morte ma che imperterriti dall'alba come abbiamo visto sempre in cerca di una via d'uscita. Con fede seduti accanto in un processo d'amore, nel rispetto delle dinamiche, certi dell'arrivo del sollevamento laddove soprattutto il scaturire del Verbo dall'incendio fa il s della parola, ora liquida, ora incessante come "pietra preziosa nuziale". O come magnolia, la pianta che cresce comunque nonostante noi ed in cui per Faria toccare il bocciolo toccare l'altro. Ogni bocciolo ricordando, proiettando la nostra ombra. Che quella di Dio. Alla Luce di questo dunque la sua poesia anche un' analisi, e disanima dell'uomo, delle sue passioni, delle sue trasfigurate aspirazioni come lui stesso ha ricordato nell'indagine delle ragioni che lo muovono. Il tutto laddove le mutazioni lo portano, dall'interno della terra e di se stesso dove sovente il verso alla fine di s si fa lirismo puro ("perch cammino sopra la forza per saziare/ coloro che vivono/ e schiaccio il cuore per ci che scende su di me"). Perch il processo in fondo lasciarsi plasmare come ormai chiaro dalla bocca di un Verbo pi alto, amato "come la pronuncia/ di una madre, di un'amica, di una poesia, nel pensiero" a dirne l'Unit di tensione. Per tutto questo, e per altro che lasciamo al lettore incontrare, ci auguriamo andando a concludere la pubblicazione anche nel nostro paese della sua opera.









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