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Loretto Mattonai

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 23/11/2012 01:51:05

[ Intervista di Maria Grazia Cabras ]

 

 

 

È prassi domandare all’Autore una auto-presentazione…

 

Ho sempre creduto di rivelarmi a me stesso e agli altri attraverso la scrittura, la parola non consacrata a sé stessa ma considerata medium tra l’Altrove e il Dove: tra l’interiorità che affonda nel Inside world e l’esperienza della quotidianità illuminata (a volte arsa) dal sole. In tal senso la mia modalità di scrittura è conseguente; percepisco un flusso incessante di coscienza, cui in qualsiasi momento è possibile attingere, naturalmente ponendosi in una condizione psichica adeguata.

Accade talvolta che questa corrente esondi e ci investa…         

 

 

Quali autrici/autori, quali letture sono state fondamentali per la tua iniziazione alla scrittura?

 

Naturalmente alcuni dei poeti che tutti incontriamo nel nostro percorso di studi: ricordo una affezione giovanile per Petrarca, una empatia Leopardiana, una cronica attrazione per i lirici greci arcaici.

La svolta a 20 anni quando ebbi occasione di leggere “Poesia degli ultimi americani” (Antologia della beat generation a cura di Fernanda Pivano) e una raccolta di giovani poeti inglesi, ed. Einaudi. Dal punto di vista linguistico e formale fu un succedersi di rivelazioni (un tuffo nell’oceano delle parole ardenti); il mio primo libro Canti cloridrici ciarlieri fu l’immediata “dionisiaca” risposta.

 

 

Quali incontri umani e letterari ti hanno segnato profondamente?

 

La lunga amicizia con Mariella Bettarini (che mi era stata indicata da Walter Siti, a suo tempo relatore della mia tesi di laurea) e Gabriella Maleti, l’incontro con Daniela Marcheschi, hanno senz’altro contribuito al mio percorso letterario.

 

 

La tua opinione sui premi letterari

 

Li ho quasi sempre evitati; mi sono bastati gli apprezzamenti di persone che io ritengo autorevoli nel campo della letteratura. Non posso negare che nutro dubbi sulla reale utilità di molti di questi: approssimazione dei criteri valutativi e giurie dalla discutibile competenza non possono fare del bene a coloro che si affacciano all’universo della scrittura.

 

 

Musica e Poesia…

 

Ho sempre ascoltato musica; la lettura del libro “I poeti del rock” a cura di Riccardo Bertoncelli (sì, proprio quello coinvolto da Guccini nella sua “Avvelenata”) mi coinvolse molto, in particolare coi versi più visionari e destrutturati di Morrison, Zappa, le ballate di Dylan, Cohen e altri. In effetti tentai allora un paio di composizioni, recentemente riproposte sulla rivista “L’area di Broca”.

Il libretto Fuochi di stelle dure è un ritorno ad un antico amore, ed ho alcuni altri testi che spero in futuro di udir cantare. Non si tratta di poesie da musicare, bensì di versi nati nella voce nel canto.

 

 

Il tuo rapporto con la Prosa

 

Nel corso dell’adolescenza ho letto molta più narrativa che poesia, in particolare i racconti di letteratura Fantastica intesa nel suo senso più ampio: da Hoffmann a Borges a Linebarger, passando attraverso autori della cosiddetta  Science fiction, Dick, Delany, Disch, Lafferty: Il giardino di Lin Piao ne costituisce in sostanza un omaggio.

Nel campo della saggistica ho avuto interessi molto vari: dalla Mistica alla storia militare.

 

 

Tu sei cresciuto in campagna: quale il tuo rapporto con la Natura, l’elemento femminile e la luna così spesso presenti nei tuoi versi?

 

Potrei alludervi dicendo che è stato un rapporto non esente da elementi panici (anche il mito tratta degli amori tra Pan e Selene), momenti di quella che chiamerei una “verde possessione”, esperienze fàniche.

La fatica, i lavori della campagna, la vicinanza delle persone a me care ne manifestavano, nella loro concretezza, il sofferto umanissimo controcanto.

 

 

I tuoi progetti futuri, anche in relazione al tuo essere un autore eclettico?

 

È accaduto in passato che abbia scritto libri diversi usando differenti scritture, e questo non in seguito a un disegno teorico, ma perché tematiche divenute di volta in volta attuali richiedevano specifiche forme espressive. Recentemente ho intrapreso un percorso di scrittura umoristico-surreale: uno sguardo critico rivolto alle convenzioni linguistiche e di pensiero presenti nella societ&agra


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