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Una notte magica: Presentazione il 22 settembre 2019
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Presenze

di Amabilino Michele
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Pubblicato il 09/05/2018 11:15:36

Erano come sussurri, voci che non riusciva a capire o come aliti di vento che l’avvolgevano ad ogni passo. Lui percepiva che c’era qualcosa di strano in quella casa. Si chiamava Vittorio ed era un ex insegnante di musica. Era andato ad abitare a villa Letizia da alcuni mesi, una vecchia costruzione in stile Liberty isolata, quasi sperduta nei prati incolti, in un paesino dell’Abruzzo. Vittorio era un vecchio di media statura, poco gradevole e dallo sguardo penetrante. Da qualche anno combatteva con un male insidioso, il morbo di Parkinson, viveva da solo dopo la morte della moglie e non aveva figli.

Si lasciò andare di peso sulla poltrona della sua camera da letto e si guardò attorno come se cercasse di ricordare qualcosa. La stanza era arredata con mobili antichi e dal balcone che si affacciava nel giardino, filtrava un po’ di luce attraverso le tende.

Si disse tra sé :

-          E’ stato un affare questa casa…con un affitto così misero per via di certe storie…fantasie. Mi hanno detto che è stata a lungo vuota e indicata come una casa maledetta ma io ci rido sopra a queste superstizioni, trovo la casa abbastanza comoda. Si alzò lentamente e si diresse verso il balcone, a questo punto, improvvisamente, percepì vicino a sé un bisbiglio di donna, si voltò di scatto e gli parve di vedere un’ombra nera, indistinta, in fuga. Si rivolse alla presenza con voce tremante.

-          La signora gradisce la mia presenza ? Io sono un uomo mite, gentile  con le signore e mi faccio i fatti miei. Attese inutilmente una risposta poi ancora, percepì un alito di vento ma non c’erano spifferi di nessun genere. Udì uno scricchiolio sinistro, poi si accorse che il lampadario che pendeva dal soffitto si era messo a dondolare leggermente, vide a questo punto come un peso che affondava sul copriletto e poi un bicchiere di acqua del comodino muoversi leggermente.

-          Forse ho le allucinazioni, subisco la malia di questa casa – disse tra sé per tranquillizzarsi ma decisamente quel giorno strani eventi si sarebbero succeduti allarmandolo. Vide un quadro dalla parete muoversi e ancora, percepì dei passi pesanti. Aguzzò la vista poi si affrettò verso l’interruttore e accese la luce della stanza. Si guardò attorno convinto di non essere solo.

-          Signora, la prego, sia discreta, possiamo coabitare pacificamente – disse con tono pacato rivolgendosi al nulla. Per risposta percepì un sibilo, un suono indistinto, sinistro, per niente raccomandabile. L’uomo spaventato :

-          Le sono antipatico ? La prego sia gentile io sono un mortale che desidera vivere in pace. Una voce a questo punto, stridula eccheggiò nella stanza :

-          Questa è la mia casa e tu sei un invasore… L’uomo cercando di contenere la sua agitazione.

-          Posso vederla ?  Mi piacerebbe capire con chi ho a che fare… A questo punto una presenza si materializzò. Era con sembianze femminili, con un abito ampio e nero che scendeva fino ai piedi, di foggia antica, una donna con i capelli lunghi che le scendevano sulle spalle e dallo sguardo spento. L’uomo la fissò spaventato perché per la prima volta poteva vedere la presenza nella casa. Balbettò :

-          Non faccio niente di male, possiamo coabitare senza problemi. La donna con voce gelida.

-          Questo non è possibile, noi siamo incompatibili come la luce e le tenebre e la vita e la morte…L’uomo cominciava ad aver paura veramente.

-          Che cosa può fare contro un mortale un fantasma? Nulla. La nera signora sibilando,

-          Posso farti morire di infarto… Detto questo allungò il braccio e una forza terribile spinse violentemente indietro l’uomo fino a farlo sbattere sulla parete, il colpo fu così violento che l’uomo cadde rovinosamente sul pavimento, battè la guancia e si sorprese di vedere del sangue sul pavimento, che gli usciva dalla bocca allora, la rabbia, si impadronì dell’uomo ed egli tuonò verso la presenza :

-          Maledetta…

Ecco, a questo punto sentì come un colpo alla testa e perse i sensi, quando riaprì gli occhi si trovò nel suo letto con un raggio di sole che filtrava dal balcone nella stanza. Si guardò attorno e capì di aver sognato.

Uno stupido sogno, è stato soltanto un sogno. Si sedette sul letto poi si alzò per andare in bagno, si guardò allo specchio di un pensile poi si lavò il viso con acqua calda, si guardò per pettinarsi e vide, con stupore tra il vapore sullo specchio, un sinistro messaggio:

Vittorio…è il tuo ultimo giorno di vita…

Michele Amabilino 1975

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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