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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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L’alfabeto marino

di Giacomo Colosio
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Pubblicato il 25/02/2019 18:16:14

Quello di comunicare è sempre stato il mio vero hobby; fin da ragazzo.
Tramite la parola, che ho sempre preferito perché è certamente il mezzo più diretto, ma anche la scrittura.
Se invece voglio comunicare con il mio alter, con il me stesso bambino, con quello che ero nei bei tempi andati della mia giovinezza, con la parte spirituale del mio esistere, allora utilizzo il metodo più armonico: la musica.
E' così che sono diventato un melomane onnivoro. Sì, onnivoro.
Credo infatti che difficilmente si trovi una persona che ama la musica - pur non sapendo suonare uno strumento ed essendo pure stonato - in maniera totale come la amo io.
Il primo a farmi capire che ero strano, nel mio rapporto con l'arte e la scienza della organizzazione dei suoni, è stato mio figlio Marco.
Aveva una quindicina d'anni e suonava la chitarra, a quei tempi.
Tra una strimpellata e l'altra, mi chiese:
« Che canzoni ti piacciono, Mino? »
Mino è il diminutivo di Giacomino. E' così che mi chiamano in casa: lui, Franca, mia moglie, e Chiara, la mia splendida figlia.
Chiara è splendida per il semplice motivo che assomiglia alla mamma.
Marco invece è me spiaccicato, almeno così dicono tutti.
Non può essere splendido; di lui si può dire che è rumoroso, tonante, collerico, logorroico, poliedrico, sensibile, forte e vulnerabile insieme, e un po' testa di tulipano, come suo padre. Lui però la musica la conosce davvero, suona e canta e per diletto fa serate.
Non ditemi cosa significa esattamente serate; insomma s'è capito, penso.
« Canzoni o musica in generale ? », preciso io.
« In generale..tutto quello che ascolti »
A quei tempi, ma ancor oggi che vivo solo con Franca, avevo un diffusore per ogni stanza, bagni compresi. Non posso restare un minuto senza radio...che ci sia un dibattito, o il radiogiornale, o musica.
Quando sono fuori ho sempre il mio iPod collegato almeno ad un orecchio.
« E' lunga la storia, Marco...quello che ascolto, come faccio a dirlo...di tutto »
« Dai racconta...ti piacciono i Dire Straits ? »
« Ah ah ah...a me lo chiedi? Eccerto; perché li conosci? E' roba nostra, quella »
Marco ride. So quel che pensa: “ma che ci vuoi capire tu, Mino, della chitarra di Mark knoplfner ? “
« Dai...e poi, cosa ascolti ancora? », mi fa.
Allora e solo allora mi rendo conto che per dire a mio figlio qual è la musica che mi piace ci vorrebbe una giornata. Ed infatti mi sento pure confuso perché capisco che devo spaziare dal rock al country, dal jazz al pop, le canzoncine d'amore pure, ma anche la canzone napoletana, per non parlare della musica classica e della musica orientale, araba in particolare, che pochi amano e che io, invece, adoro.
« Marco, che ti devo dire...di tutto. Vuoi un elenco? »
« Sì...sto facendo una ricerca sulla musica amata dai vecchiotti. »
Cavoli...avevo quarantacinque anni e mi sentivo un leone; vecchiotti?
« Allora chiedi al nonno, o alla nonna... »
« Non ho detto vecchi, Mino...vecchiotti, vintage, passati, lessati, ammosciati insomma »
Tutto suo padre; mi sta prendendo per i fondelli.
Mentre scrivo rido perché nonostante la bestia che è diventato oggi, due centimetri più alto di me, ancora non mi batte a braccio di ferro: pari e patta. E fino a cinque anni fa lo battevo io.
Ammosciato a chi...
Ci accordiamo che gli preparo l'elenco: ho bisogno di pensarci, e non poco. Sarà lungo.

Ora, tornando alla mia mania di comunicare anche con i sordi- come quella volta a Milos che mi misi a parlare con alcuni contadini del posto fingendo di essere muto...a gesti chiedevo se avevano i semi di quelle fantastiche cipolle rosse, dolci come il miele- insomma, tornando a monte, dovevo risolvere il problema di come poterlo fare sott'acqua, di comunicare.
E lo feci in quegli anni che vivevo a Porto Azzurro, quando mandavo avanti il mio Diving Center. Dal momento che ero più sott'acqua che fuori, si presentava il problema della comunicazione subacquea.
La scuola sub ti spiega la rudimentale tecnica dei gesti: una ventina in tutto, poco chiari, se non proprio incomprensibili per un non addetto ai lavori. E poi, valli a ricordare in una situazione magari d'emergenza, tipo : manca l'aria, mi gira la testa, andiamo giù, torniamo, come stai, attento alla murena...etc...
L'idea geniale me la diede involontariamente un amico elbano, grande cacciatore subacqueo, più volte campione italiano : Carlo Gasparri, di Portoferraio.
Mi portò in acqua, il pomeriggio di una tarda estate, e mi spiegò il metodo che aveva inventato per far avvicinare le ricciole, pesce di passo di grossa taglia, molto curioso e propenso a soddisfare le proprie voglie di conoscenza senza timore reverenziale per l'uomo.
Carlo si appiattiva su una roccia, o anche un masso prospiciente il blu, o un costone, e poi iniziava il richiamo emettendo bolle d'aria con il tipico suono : bubu, bubu, bububu...
A volte modulava il suono con dei bababa, di tonalità più bassa, o con strani Oioioi... Lo sentii pure fischiare: emetteva una specie di Uitssss...ripetuto e prolungato. Sembrava un merlo marino.
E pensare che invece tutti gli amici lo chiamavano “il mago marino”, per la sua grande acquaticità.

Era fatta. Pensai che con l'esercizio avrei potuto iniziare dalle vocali. Il giorno dopo passai ore, in acqua, e dopo le vocali vennero le consonanti.
Decisi di cominciare a parlare con le onde del mare. Dicevo loro...a, come vi amo..b, come siete belle... c, il mio cuore è tutto vostro...d, domani verrò sott'acqua e vi reciterò belle frasi d'amore.
Ricordo ancora che durante i miei primi tentativi di comunicare con i miei amici istruttori, durante un'immersione, qualcuno rideva sott'acqua, dentro l'erogatore. Io no; lo toglievo, mi pulivo la bocca per massaggiarmi per bene le labbra, e poi parlavo.
Detto in teoria il trucco è facile: basta continuare ad emettere aria senza respirare mai, proprio come si fa con quel suono che si usa emettere in una certa disciplina orientale, quell'ommmmmmm che dovrebbe servire a darti una intimità esistenziale, o almeno credo.
Poi, poco prima di aver finito l'aria, - e questo dipende da molti fattori, ognuno ha la propria autonomia – si riprende l'erogatore in bocca, lo si vuota dell'acqua entrata con una facile tecnica di espirazione violenta, e si torna a respirare aria dalle bombole, fin che si decide che siamo pronti per continuare la frase.
Ho vinto tante di quelle scommesse con chi non credeva che avevo inventato il modo naturale di parlare sott'acqua, che penso di avere ancora dei “buoni pizza” presso il ristorante Il giardino, un delizioso posto vicino al mare con i tavoli sparsi sotto un agrumeto. Le pizze le faceva l'amico Antonio Tiritiello, anche lui diventato subacqueo a forza di sentire me che ne parlavo, dell'amore per il mare sott'acqua.
Beh, ne racconterò qualcuna di queste storielle, in un apposito racconto.

Risolto il problema della comunicazione sott'acqua mi rimaneva quello della musica. Quante volte avevo detto a Marco, ma anche a mia moglie ed agli amici del Rezzato Nuoto, la mia squadra:
« Se inventano il modo di trapiantare nell'orecchio una mini radio che possa funzionare anche in acqua, mi sottopongo all'esperimento »
Qualche mese fa, durante le feste natalizie, arriva Marco con la sua donna, Elena; mentre ci sediamo a tavola, al primo bicchiere di Chianti Riserva Doc, davanti al caminetto e all'albero di Natale, mi fa:
« Mino, ecco la mini radio subacquea...è un regalo mio e di Elena. »
Incredibile: un minuscolo Mp3 impermeabile, da mettere sotto la cuffietta, che ti permette di ascoltare la musica anche durante gli allenamenti.
Ero commosso, ma anche molto curioso. Il pomeriggio non ho resistito e sono corso in piscina per il più bell'allenamento della mia vita. Ora non posso più farne a meno.
Un mattino avevo le batterie scariche ed a metà allenamento si è spento: sono uscito subito. Senza musica non riuscivo più a nuotare: mi pareva di affondare.
Fabio, il nostro trentenne allenatore che non sa di questa cosa, appena mi ha visto uscire in tutta fretta, mi fa:
« Jack, problemi? Dissenteria...? »; forse lo aveva pensato perché l'acqua era freddina.
« No no, sto benone. Ho finito le batterie. »
Con la coda dell'occhio l'ho visto fare un gesto e sorridere, rivolgendosi agli altri della squadra.
So quel che ha detto: “ che dobbiamo fare, il solito Jack . Prendere o lasciare.“
Povero Fabio: aggiornati. Ma te lo devo dire io che con la Cavalcata delle Valchirie non solo ci fai bene l'amore ma nuoti che è una meraviglia?

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