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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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La baia del nulla

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 04/04/2019 22:26:29

Quante cose c'erano da vedere in questo modo, senza che un senso di nausea le allontanasse con disprezzo come vecchie conoscenze! I frassini alti, alti, e la piazza buia, buia… Il sole che filtrava tra i rami era talmente scarso, che le donne, soprattutto quelle più giovani, spostavano continuamente le loro sedie inseguendo i pochissimi posti al sole. Ogni tanto una di loro si alzava e gettava con gesto invitante, nella sabbia, una paletta di plastica davanti a un bambino che la guardava appena. Oppure i numerosi giocattoli che rapidamente erano sparpagliati venivano nuovamente raccolti intorno al bambino… Si minacciavano quelli riottosi battendo semplicemente le mani, di lontano. Allora i piccioni che di solito si posavano sulla sabbia, tra i bambini, si levavano a volo. Mentre cercava il suo bambino che l'aveva chiamata perché voleva lasciarsi cadere dalle sbarre, una donna cullava con la mano sinistra la carrozzina dove c'era un lattante, e con la destra si teneva il ventre nuovamente gonfio. Eraldo ne guardò un'altra che contava le maglie su un ferro di calza, e un'altra che soffiava via la sabbia dagli occhi di un bambino in lacrime. Quanti nomi stranianti! Tiziana! Felicitas! Prudenzia!… Sconforto e abbandono si abbassarono – come un'ultima forma possibile – sulla piazza polverosa, pullulante di esseri umani, sulle donne con le borse di plastica accanto a sé, sul guardiano del parco che sonnecchiava eppure era sempre pronto a intervenire, nella sua casetta ottagonale, sui bambini che percuotevano coi calcagni la latta, prima di scendere lungo lo scivolo cigolante, mentre altri già saltellavano impazienti ai piedi della scala, su quell'andirivieni che si ripeteva, solo in modo discontinuo, a strattoni, dove non accadeva nulla – la sabbia e la polvere turavano anche le fessure dei tombini –, e dove c'era odore di sapone e risuonavano incessanti gli strilli acuti dei bambini, i richiami delle donne, i fischi del guardiano del parco e lo stridulo suono dei pattini a rotelle sulla pista di cemento.

 

© Paolo Melandri (4. 4. 2019)


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