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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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I calabroni

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 17/04/2019 22:46:44

Le tue mani odorano di pane.

 

Lei prese il coltello del pane che era troppo grande per le sue mani e tagliò scavando profondamente nella vena, guardandosela forse per un po', accovacciata fra le more che in montagna erano proprio mature; invece di tagliarsi i polsi avrebbe potuto restare seduta e mangiare le more; oppure avrebbe potuto prendere un altro coltello più piccolo per non esagerare. Ma non c'erano spettatori. Quell'immagine deve essere rimasta impressa per un po', perché i suoi occhi guardavano la mano, lei non si muoveva affatto: come quando mio padre un mattino arrivò e la buttò giù dal letto così che lei andò a sbattere contro la parete e ruppe la lampada; e come quando mio padre le disse: vieni qui, amoruccio mio, con una voce da far paura: prendi il pane e la carne dalla credenza. No, mio padre non aveva una voce da far paura: amoruccio mio, vieni qui, disse. Portami dell'acqua calda. Voglio svestirmi e lavarmi. Lei andò in cucina e mise l'acqua sul fuoco mentre lui si spogliava. Cosa guardi tu, mi disse. Mettiti piuttosto nell'angolo e canta le preghiera del mattino. Io mi misi nell'angolo mormorando, con la testa girata, la mia imprecazione sul legno e sulle ragnatele e cantai la preghiera del mattino. In quel mentre la sentii entrare con la bacinella e fermarsi sulla porta. Sanguini, disse lei. No, rispose lui. Non sanguino, sono insanguinato. Lei non disse altro; io fissai un ragno: aveva otto zampette prima che gliene strappassi due; cantavo la mia preghiera del mattino. Lavami, disse mio padre. Strappai al ragno la sesta zampetta, poi la quinta, la quarta di colpo. Così sentii lei che lo lavava con l'acqua calda e con uno straccetto di spugna; si piegava e si rialzava lavandogli tutto il corpo mentre io strappavo al ragno le ultime zampette. Ora potrei dire: ricordo ancora la venatura delle travi che osservavo, oppure qualcosa d'altro che si può percepire con gli occhi; ma io non ricordo che l'odore dell'acqua quando lei strizzava lo straccetto di spugna. La sera avrebbe potuto strizzarsi anche la mano mentre sedeva fra le more, ma non ne sarebbe più uscita una goccia. Quando salimmo verso la baracca avevamo già sentito le sue urla; io tornavo dalla scuola nella vallata, mio padre non veniva da nessun posto; ci eravamo trovati per strada. Chi è che grida nel bosco, dissi. Una ghiandaia, rispose mio padre, o un gallo cedrone o una tigre. Ma queste sono grida, dissi meravigliato. Sì, gridano così, disse mio padre. Ascolta come gridano. Tu devi sapere come grida una tigre o un gallo cedrone quando sarai grande. Adesso sono grande e non so ancora come grida una tigre; ma come grida qualcuno fra le more, già troppo debole per uscirne fuori, ora lo so. Più tardi, la sera, quando uscimmo a cercarla verso lo stagno arrivarono i calabroni. Era metà autunno o metà inverno. Mio padre si fermò piegando le canne e scrutando il filo dell'acqua: i calabroni sono arrivati, torniamo indietro. Si girò e io lo seguii col suo odore nel naso: mio padre aveva un odore forte. Io lo seguivo mentre lui andava sempre più svelto verso il bosco, i calabroni arrivavano, i calabroni sono arrivati, i calabroni hanno gridato nel bosco, disse lui. Cominciò a nevicare molto forte, bianco e giallo, l'aria rintronava, c'era un odore aspro di calabroni che ci nevicavano addosso mentre andavamo verso il bosco nel quale lei era distesa fra le more, immobile. Fai presto, disse mio padre, lasciando orme fra i calabroni che coprivano il suolo, con le sue enormi scarpe faceva orme profonde nella neve, nel vento e nell'oscurità mentre l'aria ronzava e gemeva, e lui faceva orme profonde, orme profonde faceva, mentre io lo seguivo a piedi scalzi sui calabroni che si muovevano e si dissolvevano – i calabroni che si muovevano e dissolvevano le orme profonde che lui faceva affondando le scarpe, finché la trovammo nel cespuglio, le orme profonde che lui fa e che noi calpestiamo mentre guardiamo mentre ci lamentiamo mentre calpesto le orme di mio padre.

 

© Paolo Melandri (17. 4. 2019)


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