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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Pomeriggio di uno scrittore 2

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 07/06/2019 21:23:15

Quando fu a casa, in giardino, non sapeva come aveva trovato la via. Non ricordava alcun particolare della sua via del ritorno, sapeva solo di aver camminato sempre in salita, su un sentiero serpeggiante e con gradini di pietra. L'uomo incontrato di notte in fondo alla scarpata del fiume, che suonava un sassofono vicino all'acqua scrosciante, doveva essere stato un'illusione! E non era un'illusione anche il fatto di essere nel suo giardino? Non poteva in realtà essere ancora nella bettola o essere morto da qualche parte, pugnalato, ucciso a colpi d'arma da fuoco o investito da una macchina? Si chinò e cercò di fare una prima palla di neve, ma i fiocchi non volevano restare attaccati. Ripensandoci, gli sembrava, durante le ore in cui non era stato alla scrivania, di essere stato sempre coinvolto in un duello, che però non era più un corpo a corpo o una lotta. Passò in rassegna il giardino e girò attorno a ogni cespuglio e a ogni albero, finché la lentezza con cui lo faceva divenne una forma di riflessione. La casa era illuminata, aveva lasciato le luci accese per il suo ritorno. Sedette vicino alla porta d'ingresso sulla lunga panca di legno, che era simile alle panche su cui solevano sedersi dopo il lavoro i contadini delle fattorie. Aveva talmente caldo che slacciò il cappotto. Allungò le gambe e sentì sotto i talloni il terreno gibboso del giardino nel suo riposo invernale. Un riflesso brillò sulla neve fresca, in cui l'odore del fogliame caduto e della roccia sottostante si fece più intenso. L'ultima campanula era stata bruciata dai fiocchi di neve che si erano raccolti nel suo calice formando un grumo di ghiaccio; le dentellature del calice di un azzurro luminoso col passar delle ore si erano raggrinzite diventando nerastre. Il rustico sul terreno del vicino, già quasi ricoperto di vegetazione perché il committente aveva terminato i soldi, si ergeva come una rovina di un tempio in un'altra parte della terra. Ora per un attimo un operaio riaprì il suo metro pieghevole, risuonarono grida in una lingua straniera, e la ruota del verricello, che era stata ferma così a lungo ed era prossima ad arrugginirsi, si rimise in moto e cominciò a girare. In quel momento ricordò il giorno in cui, durante la pausa di mezzogiorno, il giovane apprendista si era disteso sul tetto piano con le braccia incrociate dietro la nuca e lui nella sua stanza, martellando sulla sua macchina da scrivere, attraverso la finestra spalancata aveva a sua volta investito l'altro con il suo rumore universale. Chissà se desiderava un vicino? Si accorse che su questa domanda stava addormentandosi: voci che si allontanavano, e poi al loro posto subentrò quell'Unica Voce, atona e nel contempo dilagante per tutto il suo cervello, che gli raccontava i sogni. Sentì parlare di un libro, scritto dal suo predecessore, che conteneva già parola per parola tutto ciò che lui aveva scritto quel giorno. Il sogno dapprima lo fece sussultare e poi lo placò. Si riscosse ed entrò in casa.

Come sempre, si aspettava istintivamente di trovare un messaggio o una notizia dietro la porta, gettata attraverso la fessura della buca delle lettere, e anche questa volta non c'era nulla di simile. Come sempre, s'ingarbugliò mentre si slegava le scarpe e ci volle un'eternità per sciogliere i nodi. E come sempre l'animale domestico senza nome, anche quando lui era già entrato da tempo, continuò a fissare immobile la porta in attesa di un altro arrivo. Poiché non sapeva dirgli neanche una parola, lo scrittore lo nutrì, e come sostitutivo per le parole mancanti, gli tagliò la carne a pezzetti più piccoli che poteva.

 

© Paolo Melandri (7. 6. 2019)


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