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Miracoli provvisori

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 15/06/2019 23:58:48

Non tutti sono presi da un raptus omicida. Non tutti desiderano lo sterminio altrui né il proprio. Al più tardi il giorno in cui ogni energia sarà esaurita e i combattenti avranno raggiunto il loro obiettivo, quando il paese sarà quindi un cumulo di rovine e i suoi morti saranno ormai sepolti, solo allora verranno alla luce i veri eroi della guerra civile. Arrivano tardi. La loro entrata in scena non è mai eroica. Non dànno nell'occhio né compaiono mai in televisione.

In un laboratorio improvvisato si costruiscono protesi per i mutilati. Una donna cerca stracci da usare come fasce. Con i pneumatici di un veicolo sconquassato dai proiettili, si fanno scarpe. La prima conduttura dell'acqua viene riparata alla meglio, comincia a funzionare il primo generatore. Contrabbandieri procurano del carburante. Compare un postino. La madre che ha perso i figli appende alla porta della sua catapecchia una scritta dipinta a mano e apre un caffè, l'unico nel raggio di diverse miglia. Il vescovo raccoglie mercenari allo sbando nella rimessa accanto alla chiesa, e allestisce un'autofficina. La vita civile comincia. È inarrestabile, fino alla prossima volta.

Anche la guerra microscopica, molecolare, non dura in eterno. Una volta finite le battaglie di strada arrivano i vetrai, dopo il saccheggio, nella cabina devastata, due uomini riallacciano con le tenaglie i cavi del telefono. In cliniche sovraffollate medici in servizio d'emergenza lavorano l'intera notte per salvare la vita dei sopravvissuti.

La perseveranza di questi uomini ha del miracoloso. Sanno che non possono rimettere a posto il mondo. Soltanto un angolo, un tetto, una ferita. Sanno persino che gli assassini torneranno, poche settimane o dieci anni dopo. La guerra civile non dura in eterno, ma il pericolo che ricominci incombe continuamente.

Si è voluto fare di Sisifo un eroe esistenzialista, un outsider e ribelle di tragicità sovrannaturale, avvolto da un satanico fulgore. Forse è del tutto errato. Forse Sisifo è qualcosa di molto più importante, ossia un personaggio della vita quotidiana. I Greci interpretarono il suo nome come il comparativo di sophos, intelligente; Omero lo definisce addirittura il più intelligente di tutti gli uomini. Non era un filosofo, ma una mente astuta. Si narra che riuscì a incatenare la morte e che più nessuno morì sulla terra finché Ares, il dio della guerra, liberò la morte e la consegnò a Sisifo stesso. Ma questi raggirò la morte per la seconda volta e riuscì a tornare sulla terra. Dicono che sia diventato molto vecchio.

Più tardi, come punizione per la sua avvedutezza, fu condannato a far rotolare un pesante macigno fino alla sommità di un monte, in eterno. Questo macigno è la pace.

 

© Paolo Melandri (15. 6. 2019)


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