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Gennaio

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 04/07/2019 22:19:26

Gennaio  

 “Ondata artica, allarme gelo”, stava strillando la voce, “…l'ennesima anomalia dopo un anno segnato da un andamento climatico estremo con caldo e siccità alternati a violenti temporali”.

Anna spense la radio, parcheggiò la vettura ancora densa di umidità e si avviò alla fermata della metropolitana, dove la ressa le trasmise un piacevole tepore dopo il freddo accumulato raschiando il ghiaccio dai vetri dell’auto. Nella carrozza l’aria era viziata già a quell’ora e ad ogni fermata la gente che saliva rendeva il poco spazio sempre più opprimente.

Arrivata in centro scese e seguì la folla, salì le scale tenendosi al corrimano perchè gli scalini erano scivolosi. Le vetrine sotto i portici erano ancora decorate per le feste,  nel buio dei negozi chiusi stelle e festoni argentati mettevano malinconia in quel gelido mattino di inizio anno.

Per strada i rifiuti strabordanti erano il ricordo dei molti visitatori della sera precedente e di chi aveva trasformato nella propria dimora quel passaggio coperto: da un cestino spuntava una trapunta azzurra, troppo sporca o bagnata per essere utilizzata nuovamente, intorno bottiglie di birra, mozziconi e cartacce.

Si coprì la testa con il cappuccio bordato di pelo e si incamminò nella galleria. Le colonne in pietra erano scarabocchiate, alla base chiazze di liquidi maleodoranti.

“Il forte e repentino abbassamento della temperatura con l'arrivo del gelo artico mette a rischio soprattutto i senzatetto, i volontari stanno mettendo in atto misure speciali per evitare i disagi per le temperature di molti gradi al di sotto dello zero per più giorni” aveva detto la voce alla radio.

Numerosi clochard trascorrevano la giornata sotto i portici, uomini dal corpo precocemente invecchiato, creature fragili incapaci di vivere una vita “normale”. Anna ne aveva in mente uno in particolare, di età indefinita con il berretto di lana sempre calcato in testa.  Magro, di bassa statura, aveva uno sguardo disorientato e un sorriso con pochi denti, sedeva vicino al negozio di giocattoli con davanti un sottovaso verde in plastica. Se lo ricordava perché teneva in braccio un vecchio cane dal pelo corto, un meticcio scuro di taglia piccola con il muso imbiancato, che scodinzolava quando i passanti si avvicinavano.

Sperò che non si facesse cogliere impreparato dal maltempo invernale. La settimana precedente aveva visto due persone con la pettorina accucciati di fianco a lui: gli parlavano, forse volevano sapere come stava o forse cercavano di convincerlo a trasferirsi in un centro di accoglienza invece di dormire in strada. Lui sorrideva con gli occhi lucidi, scuotendo la testa, il ricovero che gli proponevano non faceva per lui.

Anna procedette a passo spedito e in fondo ai portici non ancora illuminati dalla luce del giorno scorse una tendina sintetica verde e blu. Bene, pensò, i volontari erano riusciti a far accettare ad un “bambino sperduto” un riparo che non era stato ancora ceduto in cambio di qualcosa da bere. Anna sperò che si trattasse del mendicante con il cane.

Quando affiancò la tendina non resistette alla tentazione di controllare: la cerniera era aperta ma, al posto del berretto di lana che si aspettava di trovare, vide due cani acciambellati che dormivano uno appoggiato all’altro. Si trattava dell’anziano cagnolino e di un cane di taglia media con il pelo fulvo, con un ciuffo che ricadeva sugli occhi cisposi. Avvertendo la sua presenza il più giovane aprì gli occhi, annusò l’aria e sbadigliò sonoramente mettendo in luce una fila di denti bianchi.

Anna rallentò il passo sorpresa e vide che poco oltre giacevano, su cartoni piegati con cura, due sacchi a pelo, parzialmente coperti da trapunte, che lasciavano intravedere le sagome di persone addormentate.

Si sentiva russare sopra il cartone: anche dalla tenda proveniva un quieto ronfare canino.  Nonostante fossero in difficoltà per il gran freddo, i senzatetto avevano utilizzato la tenda per proteggere gli amici a quattrozampe, il loro tesoro, i veri compagni con cui condividevano la loro solitudine.

Tra i due gruppi di dormienti troneggiava una sacca con sopra un panettone e due lattine di cibo per cani, i doni lasciati da un Babbo Natale passato in gennaio, per scaldare il cuore e lo stomaco di questi compagni di strada.

Racconto premiato, Concorso Nazionale Artistico/Letterario “Una capitale a 4 zampe”, pubblicato sull’antologia “Amico a 4 zampe” 2019, Edizioni  Akkuaria

 


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