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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Pomeriggio 3

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 05/07/2019 21:23:54

Il sentiero era giallo degli aghi di larice caduti. Lo strato, sebbene in certe curve fosse alto come una scarpa, era così soffice che sotto i passi scivolava di lato. In tal modo sull'asfalto si era formata una pista di strie che avevano qualcosa di labirintico. Durante le ultime ore trascorse in casa, quanto più attorno a lui si era fatto silenzio, egli era stato incalzato dall'ossessione che fuori nel frattempo il mondo non esistesse più e che lui nella sua stanza fosse l'ultimo sopravvissuto; e tanto più ora si sentì sollevato nel vedere un uomo sano, in carne ed ossa, uno spazzino, già cambiato e pronto per il riposo serale, che uscì curvo dalla sua baracca e poi con un enorme fazzoletto da naso si pulì con cura gli occhiali dalle lenti molto spesse. Quando si salutarono, lo scrittore si accorse che oggi questo era stato il suo primo scambio di parole; sino allora o aveva ascoltato in silenzio l'annunciatore delle notizie del mattino, o aveva parlato con il gatto, o aveva ripetuto ad alta voce una serie di parole alla scrivania, cosicché ora, alla prima consueta formula di saluto da persona a persona, dovette persino schiarirsi la voce. Anche se l'altro nella sua miopia non riusciva quasi a vederlo, com'era rassicurante, dopo avere immaginato la fine del mondo, incontrare questi due occhi vivi pieni di brio. Gli sembrava di sentirsi capito soltanto dai loro colori, così come anche lui capiva i visi dei passanti sempre più numerosi in vicinanza della città, come se nel loro viso si specchiasse il suo.

Sebbene la sua casa fosse in alto sulla collina, con le finestre rivolte verso tutti i punti cardinali, per tutto il giorno non aveva mai guardato davvero in lontananza. Soltanto scendendo e avvicinandosi alle persone recuperò la capacità di guardare fino all'orizzonte. (A casa non evitava forse anche la terrazza sul tetto – oggetto per così dire di invidia da parte dei suoi visitatori, perché là si sentiva troppo rapito dal panorama, e non utilizzava forse il luogo soltanto per appendervi la biancheria?) Così, nella montagna da cui sgorgava il fiume apparvero un vitreo campo di neve e dall'altro lato, al limite della pianura con gli ultimi sobborghi della città, un arco morenico come tirato con il carboncino. Mentre camminava, sentiva in modo tangibile i muschi e i licheni sotto la neve e il ruscello scavato nella morena, insieme agli spuntoni di ghiaccio delle rive, dove frusciava l'acqua. Oltre gli isolati della periferia si distingueva ancora una serie di agglomerati urbani più piccoli, che però a distanza più ravvicinata risultavano in movimento: là era riconoscibile l'autostrada con gli autocarri che transitavano in silenzio; e per un momento sentì le sue braccia vibrare, come se anche lui fosse stato un guidatore seduto in una cabina. Vicino alle ciminiere della zona industriale, in una striscia di terra di nessuno, una steppa coperta di arbusti, si accese una luce rossa e il container scuro là dietro si rivelò per un treno in sosta, che al cambio di posizione del segnale, quasi impercettibilmente, cominciò ad avvicinarsi ingrandendosi. La maggior parte dei viaggiatori aveva già indossato il cappotto e si preparava a scendere alla stazione centrale. Una mano infantile cercò la mano di un adulto. Quelli che proseguivano il viaggio allungarono le gambe. Il cameriere in servizio già di primo mattino nella carrozza ristorante quasi vuota uscì nel corridoio, abbassò il finestrino e si lasciò investire dal vento della corsa, mentre l'addetto al lavaggio delle stoviglie, un meridionale più anziano, guardava fisso davanti a sé nella sua nicchia senza socchiudere gli occhi e fumava una sigaretta. Insieme a queste immagini in lontananza (“lontananza, la mia materia”), al di sopra dei tetti del centro lo scrittore vide una statua di pietra con in mano un ramoscello di palma scolpito in ferro stagliarsi in cielo sopra le cupole di una chiesa, circondata da altre figure di contorno che sembravano eseguire un girotondo.

L'ultima parte del sentiero della collina scendeva per una scala, fiancheggiata da palazzi vecchi di secoli. Nella parte superiore di tanto in tanto giardini pensili sporgevano verso il parapetto della scala come una serie di ponti levatoi. Nei piani inferiori, accanto al pendio roccioso, le luci erano accese in tutte le stanze probabilmente già dal mattino. Da ogni livello c'era la vista su un piano inferiore. Una lampada da tavolo proiettava un cerchio di luce su alcuni libri aperti che la persona seduta al tavolo, nella sua immobilità, sembrava più contemplare che studiare. Una donna, come se fosse appena entrata dalla porta, aveva ancora addosso cappotto e cappello e in mano una borsa pesante con la spesa. Un uomo dai capelli bianchi con le bretelle e le maniche della camicia rimboccate attraversò lentamente la sua stanza con il bricco del caffè e scese un paio di gradini seguito da una grande faccia piangente in uno schermo quadrato da televisore dietro a una tenda traforata. Sull'ultimo livello, infine, i piani terra, tutti agenzie o uffici, illuminati al neon: i ficus, i raccoglitori, la parete con le cartoline illustrate; i molti che lì erano di casa, e il singolo estraneo maldestro, che davanti agli impiegati si fa sempre da parte, quel che di familiare dato dalla cravatta allentata dell'uno, i capelli sciolti degli altri, i rami di dicembre fioriti nella bottiglia sul davanzale. Era come se qui, vicino alle abitazioni, scendendo di piano in piano il clima diventasse più caldo: in alto, sulla nuda roccia, ghiaccioli grandi come colonne, e sotto, nei giardini, oltre ai consueti arbusti di bosso e alle macchie di abeti si vedevano già singoli tronchi di palma e tondi alberi di alloro di un verde splendente, anche se protetti dai teloni di plastica.

 

© Paolo Melandri (5. 7. 2019)


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