Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Antologia Arte e Scienza: quale rapporto? (invia il tuo contributo entro il 15 gennaio 2020) Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 60 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Tue Nov 12 21:33:01 UTC+0100 2019
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

L’ex collega

di Eliana Farotto
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 02/09/2019 21:05:11

Scese dalla macchina con in mano la moneta per il carrello e le borse di plastica colorate e si avviò verso l’ingresso del supermercato guardando a destra e sinistra prima di attraversare la strada.

Oltre le porte scorrevoli una donna con i capelli grigi mossi attirò la sua attenzione: indossava una giacca con cappuccio di finto pelo giallo, pantaloni attillati di un nero sbiadito, stivaletti dal tacco basso, zaino sintetico verde militare. Abbigliamento non da lavoro, dopotutto erano le 11 di giovedì.

La linea delle spalle leggermente pendente a destra, la bassa statura, il corpo magro le erano familiari, si soffermò ad osservarla mentre si allontanava con passo affrettato.

Luisa spinse il carrello e avanzò tirando fuori dalle tasche del piumino la lista della spesa: maledisse le righe che si confondevano e tirò fuori dalla borsa gli occhiali graduati.

In lontananza mise a fuoco nuovamente il giallo della giacca della donna che aveva attirato la sua attenzione. Era una sua coetanea, non c’erano dubbi. Fece la coda alla bilancia per pesare le banane, il ragazzo prima di lei era occupato al telefono.  Sbuffò.

Clara! Ecco chi era! L’avrebbe raggiunta e l’avrebbe salutata calorosamente, quanti anni erano che non si vedevano? Venti o forse qualcosa di più. Erano state insieme nella stessa azienda vicino a piazza San Babila, lei era quasi trentenne, Clara aveva qualche anno in più, quanti? Due, quattro?

Luisa era in pensione da soli pochi mesi, il lavoro non le mancava. Faceva fatica ad abituarsi a tanta libertà, ma di mezzi pubblici, colleghi, riunioni, superiori ne aveva avuto abbastanza.

Diverso era il tempo quando lei e Clara erano colleghe: i ragazzi e le ragazze con cui lavoravano erano simpatici, la squadra era affiatata, ci si fermava fino a tardi in ufficio e dopo c’era ancora tempo per un aperitivo insieme, nella Milano Da Bere di fine anni ’80. Confidenze, amicizie, amori, il capo che non capiva niente, tutto si confondeva nell’entusiasmo delle nuove avventure.

Lo stipendio non era male e tutti volevano far carriera, erano poche le donne a lavorare in un settore di ingegneri e tecnici informatici e per queste poche la vita non era facile.

Clara era timida, impacciata, non vestiva alla moda, ma era amica di tutti. La bassa statura suscitava tenerezza, e poi era una donna così determinata, portava avanti le sue idee senza cedimenti.

Mise nel carrello i biscotti integrali e i succhi di frutta al pompelmo e proseguì verso il banco dei freschi per prendere gli yogurt. Rabbrividì. Una cinquantenne fresca di parrucchiere la urtò con la borsa e proseguì senza voltarsi.

Clara era però cambiata dopo qualche anno di lavoro insieme: era stata promossa a “quadro” e il suo modo di parlare era diventato imperioso, il timbro di voce scostante, meno chiacchiere con i sottoposti, solo indicazioni secche a cui non era possibile replicare.

Luisa era stata declassata da amica a “truppa che esegue gli ordini”, Clara le rivolgeva al mattino solo un saluto distratto e solo qualche frase di circostanza durante la pausa caffè.  Nello sviluppo di un progetto aveva provato a discutere con Clara su come eseguire alcuni compiti che le erano stati assegnati, ma si era sentita rispondere bruscamente di fare come le era stato indicato, senza discutere.

Spinse il carrello più avanti, scelse una marmellata di prugne senza zucchero. Una giovane coppia stava litigando più avanti, lei carina, lui con un tatuaggio sul collo che spuntava dal giaccone.

All’inizio degli anni ’90 era nata Alice, Luisa era stata a casa diversi mesi e riprendere il lavoro non era stato facile. E poi tutto era cambiato, non era più la Milano da Bere ma era la Milano di Mani Pulite.

Il clima era teso, Clara, senza figli e senza un compagno fisso, l’aveva ripresa più volte perché non si fermava fino a tardi come prima. Il lavoro era svolto senza errori, ma non partecipare a riunioni dell’ultimo minuto solo perché doveva tornare a casa da sua figlia era segno di mancata dedizione al lavoro.

Dedizione al lavoro? Aveva detto davvero queste parole così ridicole? Si stava innervosendo ricordando quelle frasi, quei commenti inopportuni.  Dopo i saluti di rito Luisa le avrebbe rinfacciato il modo in cui l’aveva trattata, allora pensava che fosse colpa sua, ma poi trent’anni di lavoro le avevano insegnato molte cose. Sua figlia Alice non si sarebbe mai fatta trattare così.

Entrò nella corsia del vino e improvvisamente un altro episodio sgradevole le tornò in mente: erano in tre nella piccola sala riunioni senza finestre in centro a Milano, Clara, Luisa e Daniela, una biondina dell’amministrazione.

Clara era una fumatrice incallita, allora si poteva fumare in ufficio anche se si conoscevano già i danni del fumo passivo. Luisa e Daniela non fumavano.  Il clima ad inizio giornata era disteso, stavano discutendo di un progetto appena iniziato e Clara ascoltando si era accesa la seconda sigaretta: Luisa le aveva detto con tono amichevole che stava avvelenando lei e la collega, il fumo dava fastidio, poteva sicuramente aspettare la pausa pranzo per fumare.

In un attimo lo sguardo di Clara era passato dalla sorpresa al disprezzo: le aveva risposto che lei era superiore di grado per cui poteva decidere se fumare o meno, Luisa doveva tacere e smetterla di rompere.

Luisa, umiliata, era rimasta senza parole e ancora adesso si rimproverava di non aver saputo rispondere a tono.

Ma adesso glielo avrebbe detto, prima baci e abbracci, poi le avrebbe rinfacciato di essere stata odiosa, altroché la collega-amica, la professionista senza macchia osannata da tutti!

Spinse con furia il carrello e nella corsia dei detersivi affiancò quello di Clara. Lei si voltò, occhi chiari, la pelle del viso leggermente macchiata dall’età e dal sole, occhialetti con montatura in metallo, un foulard colorato intorno al collo, una ciocca di capelli grigi che terminava con una sfumatura di verde sul lato destro. Anche quand’era giovane portava degli orecchini a forma di foglia come quelli che indossava adesso. Le sorrise e scostò il carrello pensando che ingombrasse.

Luisa le posò una mano sul braccio, sfiorando il morbido giaccone giallo e disse quasi urlando:

-          Clara? Da quanti anni non ci vediamo!

Uno sguardo sorpreso la fissò attraverso le lenti:

-          Mi spiace, deve avere sbagliato persona, non mi chiamo Clara e non credo di averla mai incontrata prima.

La sconosciuta spostò il carrello e proseguì verso i surgelati, lasciando Luisa impietrita nella corsia affollata del supermercato.

 

Racconto pubblicato nella raccolta “‘U sfinciuni”, AAVV, X Edizione concorso letterario Oceano di Carta, Edizioni Sensoinverso, 2019

 


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Eliana Farotto, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Eliana Farotto, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: I nuovi amici (Pubblicato il 30/09/2019 21:12:41 - visite: 46) »

:: La vigna (Pubblicato il 15/09/2019 21:34:48 - visite: 43) »

:: Gennaio (Pubblicato il 04/07/2019 22:19:26 - visite: 44) »

:: Il viaggio (Pubblicato il 30/06/2019 09:51:19 - visite: 112) »

:: La madre (Pubblicato il 12/06/2019 18:55:51 - visite: 86) »