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racconto breve

di ernesto rossi
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Pubblicato il 27/09/2019 10:03:32

Questo è un racconto breve, tanto breve che nemmeno comincia. Delle proprietà di un racconto, condivide soltanto la fine, che è sempre certa. A scuola mi dicevano: sì, è scritto bene ma è troppo breve, arriva subito alla fine. Erano i temi delle elementari. Come hai trascorso la domenica, racconta il giorno del tuo compleanno, parla del tuo miglior amico. Va bene ne parlo, maestro, ma che non finisca come l’ultima volta.

Ho imparato a star zitto: dal giorno che il padre di Luigi entrò in classe come una furia e fece il diavolo a quattro. A me sembrava normale che il mio miglior amico avesse almeno la brutta copia. Che ne potevo sapere che Luigi, la prima cosa che fa, è di farla leggere a suo padre? Quello era un vigile urbano – non che i vigili, vero – ma aveva le sue idee. Ti ricordi, maestro, com’era rosso in faccia? Poi il direttore, lo psicologo, e- ahimè - mia madre. Mi portò dal parroco, accompagnato dal tema. Il prete, col foglio fra le mani, disse che era molto breve. Mia madre gridò: ma guardi che cosa scrive. Il prete non voleva farne un dramma, mia madre sì. Ci fosse ancora tuo padre, diceva. Ci fosse ancora mio padre, pensav, ora non saremmo dal prete a fare tutto questo rumore. Mio padre era un uomo pacifico e parlava poco. Forse ho preso da lui.
Maestro, Luigi era un gran bell’ amico. Non ne ho più avuti altri come lui. Adesso c’è Quintilio che ha la mia età e lavora in un supermercato. Ormai siamo grandi e grossi, ma penso sempre con sollievo che Quintilio è orfano di padre. Non si sa mai. E’ un bravo ragazzo, Quintilio, ma Luigi era un’altra cosa.

Ti ricordi, maestro, cosa diceva il tema? Io e Luigi siamo molto contenti di conoscerci, cominciava così. Poi diceva che nessuno ci avrebbe mai separati e che da grandi saremmo andati a vivere nella stessa casa. Per avere una camera dove spogliarci insieme, come i nostri genitori. E che ci davamo i baci e io volevo regalargli un anello. Come facevano i grandi quando si sposavano. Tutto qui. Era molto breve, in effetti.

Per una quindicina di giorni,mia madre continuò a ripetere ci fosse ancora tuo padre. Ci fosse ancora mio padre, pensavo, forse ti farebbe star zitta. Ma non lo so, mio padre era un uomo così riservato. L’altro giorno siamo andati a trovarlo, Quintilio ed io. Così gli ho raccontato di Luigi. A Quintilio, voglio dire. Era la prima volta che gliene parlavo.
Luigi non è distante dalla zona dove sta mio padre. Siamo andati a trovare anche lui. La foto non è un granchè, Luigi era molto più bello. Quintilio si è messo a piangere e ha detto che vivere non vale la pena se un bambino può ammazzarsi a nove anni. Io non la penso così. Penso invece al padre di Luigi, che è ancora vivo e rosso in faccia. E a te, maestro, di cui non so più nulla. E a mia madre, alla quale non penso mai. Avete fatto proprio un bel lavoro, tutti insieme. Per vostra fortuna, questo è un racconto breve, e non ha tempo di occuparsi ancora di voi. Finisce quasi prima di cominciare. In questo, somiglia a Luigi.


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