Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Antologia Arte e Scienza: quale rapporto? (invia il tuo contributo entro il 15 gennaio 2020) Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 47 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Wed Nov 13 20:19:23 UTC+0100 2019
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Su mio figlio

di Paolo Melandri
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 13/10/2019 11:59:24

Sentirmi fare delle domande su mio figlio, da parte di chiunque, mi ha sempre infastidito, di punto in bianco; mi ha subito strappato dall'armonia con chi mi stava di fronte. Era ancora peggio quando in aggiunta dovevo raccontare di lui, “Racconta!”: già in questa forma di esortazione una parola per me sgradevole, e soprattutto in rapporto al proprio figlio. Una via di scampo era, tutt'al più, renderlo cattivo nella mia risposta, denigrarlo da lontano e in genere inventare storie raccapriccianti sul suo conto (che peraltro suscitavano una partecipazione ben diversa da quando, di malavoglia, riferivo la verità).

Già da piccolo, appena raccontavo qualcosa di lui a una terza persona, in sua presenza, accadeva che mi interrompesse, come se suo padre stesse commettendo un tradimento. Ancora adesso l'effetto è che, in sua assenza, costretto a parlare di lui, immagino la sua disapprovazione. Ma di norma la consegna del silenzio su quanto riguarda la vita di mio figlio, comprese le inezie (appunto queste), nasce soltanto da me. Già a suo tempo, anche senza lo sguardo di rimprovero del bambino, raccontando di lui ero quasi sempre conscio che si trattava di spiattellare qualcosa e che non stava bene.

Evito accuratamente anche di fare domande ad altri genitori sui loro discendenti, e se talvolta me ne sfugge una, per gentilezza o sbadataggine, per sbadata gentilezza?, sento subito una riluttanza verso qualsivoglia risposta, e poi mi stupisco dell'entusiasmo con cui essa sgorga, persino se le notizie sono cattive, come se alcuni padri e madri incappassero nel loro elemento linguistico solo affrontando il tema dei figli – perché altrimenti la metamorfosi del tono colloquiale in uno strombazzare?

Il rifiuto di raccontare a qualcuno di mio figlio non sembra quindi essere una legge generale. Non è forse ridicolo che io già me la prenda con chi chiede se costui chiama familiarmente per nome la persona sulla quale vuole informazioni da me?: “Cosa fa Valentino?”.

Una cosa diversa è raccontare del mio congiunto o a me affidato se nessuno mi chiede di lui. Questo mi riesce talvolta così spontaneamente, con una voce fatta quasi di più voci assieme, che mio figlio, ne sono certo, non soltanto sarebbe d'accordo, ma si sentirebbe anche convalidato. Raccontare così è dentro di me. Solo esce da me indubbiamente troppo di rado, perché o è sbagliato l'ascoltatore, o piuttosto è sbagliato il momento (esiste poi l'“ascoltatore sbagliato”?).

E qualcosa di ancora diverso è il racconto scritto. Qui, non rivolto a nessuno in particolare, senza mai un'intromissione della mia voce, non dipendente dal momento giusto – nello scrivere, che come nessun'altra attività mi dà la coscienza di avere tempo, il momento è in mio potere –, il mio raccontare mi appare come, oralmente, accade solo per un colpo di fortuna, che spesso è già privo di valore il giorno dopo. Soltanto come racconto scritto il mio raccontare è conforme alla mia natura, sulla strada giusta, al suo posto, di chiunque si tratti, anche di mio figlio.

Questa nel frattempo è diventata una convinzione, sostenuta dal fatto che per tutta la vita, ogniqualvolta ho aperto la bocca a un raccontare, tanto ne ero dominato, perché trovasse un minimo ascolto, ho stupito sgradevolmente gli altri e ho guastato loro la festa. Dov'era la battuta di spirito in ciò con cui interloquivo? Solo attraverso la forma scritta e l'essere letto le cose poi cambiarono.

2.

Quest'anno, mentre mio figlio era in viaggio nell'Europa sudorientale, quasi sempre da solo, per la prima volta non ebbi più paura di lui. Non poteva succedergli niente, e in alcuni momenti, a un pensiero del genere, mi sentivo poi di nuovo poco tranquillo.

Ma anche negli anni precedenti, proprio quando lo sapevo in pericolo, la continua paura per lui non era finalmente cessata e al suo posto non era subentrato un gradevole consenso? E poiché i pericoli, ogni volta grandi, negli ultimi tempi si erano accumulati, non ero proprio per questo diventato immune dalla mia vecchia paura per la persona a me più vicina? E: chi ero io senza la mia vecchia paura?

Quando ad esempio Valentino ebbe la gamba quasi troncata dal pedale di avviamento di una moto che passando a tutta velocità lo aveva urtato mentre faceva l'autostop alla periferia della città, e senza un soccorso istantaneo sarebbe morto lì dissanguato, tornai poi a casa dall'ospedale e da lui che giaceva là con le ossa fracassate, a notte fonda, e mi sentii ricettivo come mai ero stato per quella particolare ora notturna, in genere per il momento presente, e grato; così com'era adesso, andava bene; mi ero liberato di una parte di me, e precisamente di una parte non più produttiva. Così leggero e incrollabile, come ero allora, o impassibile?, poteva esserlo solo un adulto. Ad ogni modo quell'ora, e le altre, quasi mortali per mio figlio, che seguirono, mi fornì il parametro.

 

© Paolo Melandri (13. 10. 2019)


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Paolo Melandri, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Paolo Melandri, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Il sentiero nel bosco (Pubblicato il 02/11/2019 23:10:07 - visite: 25) »

:: Il paese (Pubblicato il 01/11/2019 23:46:58 - visite: 36) »

:: Georg Christoph Lichtenberg (Pubblicato il 17/10/2019 12:03:18 - visite: 42) »

:: Il promontorio del tempo (Pubblicato il 13/10/2019 21:46:58 - visite: 45) »

:: Confessione di un accalappiacani (Pubblicato il 12/10/2019 22:46:33 - visite: 44) »

:: Il grande evento 3 (Pubblicato il 09/10/2019 23:55:23 - visite: 44) »

:: Uomo che ride (Pubblicato il 09/10/2019 21:01:27 - visite: 46) »

:: Il sacrificio (Pubblicato il 06/10/2019 12:51:27 - visite: 48) »

:: Primo disordine (Pubblicato il 06/10/2019 00:40:17 - visite: 40) »

:: Il cavaliere nero (Pubblicato il 29/09/2019 10:34:59 - visite: 51) »