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Il paese

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 01/11/2019 23:46:58

Il paese

 

Durante i suoi anni di studio a G. aveva abitato su una collina, sul pendio rivolto verso la città e gli istituti universitari. Certo, la strada aveva costeggiato in tondo la cima dell'altura, ma il versante opposto, che volgeva le spalle al centro, o era stato sbarrato da case oppure lui non aveva mai guardato di proposito verso il basso, e ancor meno era stato tentato di fare un passo verso l'altro lato della strada e magari intraprendere la discesa; in tutti gli anni di studio quel dorso posteriore della collina non solo era stato per lui terra incognita, ma non era proprio esistito. In sogno però, nei sogni, molto, molto più tardi, il pendio rivolto alla città, insieme al paesaggio sul fondo – a una profondità vertiginosa –, gli era apparso appunto come un Altro Pianeta, e anche come sotto un Altro Sole. E a quel sogno – cosa abbastanza singolare – lui credeva. Così si mise in cammino verso la zona allora ignorata, desideroso di sapere, spinto addirittura da uno spirito di ricerca.

Di questa parte della sua spedizione non ebbe poi molto da riferire. (D'altronde, nel corso della notte, gli interessava davvero poco qualcosa come un resoconto.) Se c'erano state scoperte, erano state abbastanza comuni. L'aspetto sinistro che aveva colorato il sogno – l'Altro Pianeta avrebbe potuto perdere in ogni momento la sua atmosfera, il suo spazio aereo – era venuto a mancare. Era un giorno chiaro come pochi quello in cui il viandante, dalla strada in alto sul crinale, deviò verso il lato opposto della collina. Percorrendo in discesa le vie principali e laterali ricche di curve aveva sotto i piedi, lo sentiva sotto le suole, un terreno particolarmente compatto. Gli soffiava contro un vento ascendente, ancor più rafforzato dall'aria spostata dal suo corpo. Davanti a lui splendeva un sole primaverile, così tiepido come lo si poteva immaginare solo sul pianeta natio. Quello che del sogno continuava ad agire: la sensazione di essere immerso in un altrove. Persino la circolazione sanguigna, dal primo passo oltre il crinale, sembrò prendere un circuito diverso. Il lato posteriore del dorso collinare, a differenza di quello rivolto verso il centro, il lato nord, e anche in contraddizione con il sogno, dove era apparso del tutto disabitato, si rivelò invece densamente popolato. Lì le case piuttosto piccole, circondate da giardini di eguali dimensioni, erano spesso a un solo piano, più vecchie che nuove, e tutte di altezza diversa, a distanze irregolari, differenti anche nelle forme dei tetti, bellamente sparpagliate come dadi lanciati a caso. E questo fin dove arrivava lo sguardo, che arrivava lontano lì sul versante opposto, per così dire agli antipodi, non solo grazie al paesaggio, ma anche spontaneamente. A ogni passo si svelava una terra inesplorata, che era, estranea e familiare al tempo stesso, senza traccia dell'oscurità di un sogno: lui si sorprese mentre, alla lettera, diceva a se stesso, segretamente stupito, niente meno che: “Questo è il mio paese. Questo sarebbe il mio paese. Questo sarebbe stato il mio paese”. E in tal senso poteva forse parlare davvero di una scoperta. Influiva anche il fatto che le case, sebbene fossero quasi unicamente case d'abitazione, gli apparivano come luoghi di lavoro, là un mulino, lì una falegnameria, in mezzo una distilleria di grappa, una bottega di calzolaio, una segheria, uno scalpellino, un muratore, una lavanderia, da non dimenticare una, due fattorie e trattorie, e anche questa e quella piccola fabbrica, di qualsiasi cosa (ma non di armi), e in particolare un centro di ricerche e accanto la Casa dello Scrittore. La frase con “il mio paese” la dimenticò poi quasi subito, a dire il vero. Segretamente stupito sì, ma senza parole. Se, come un tempo era la regola, avesse preso appunti su ciò che gli passava per la testa e gli faceva sgranare gli occhi, o viceversa, il “segretamente stupito” sarebbe stato scritto tutto attaccato: segretamentestupito. I rumori, il fracasso, il frastuono erano infatti, anche in contrasto con il sogno svoltosi nella totale assenza di rumore, quelli consueti in tutto il mondo, come se ciascuno stesse inventando il suo personale radiodramma. Ma durante la discesa lo stupì segretamente, almeno in quel momento, il ronzio e il brusio, i boati e i rimbombi, l'ululato dei cani e il miagolio dei gatti, ovvero: i diversi generi di frastuono erano in funzione quasi al completo, eppure gli entravano in un orecchio e uscivano dall'altro. Lo stupore produceva una concentrazione che più istintiva e insieme più ampia di così non si poteva desiderare. Era un osservare con meraviglia, un essere concentrato unicamente su un oggetto, un fenomeno, un attimo. Ed era un imparare, gioioso, che gli faceva venir voglia di continuare ad imparare: solo così, e non così, mai più così come aveva imparato un tempo, già, nei suoi anni di studio sul versante anteriore, lì nella stanza angusta, oscurata, senza un barlume di esperienza e senza un'ombra o una traccia del presente, di validità, di qualcosa di importante per l'umanità in quello che era materia di studio. Stupire e imparare, adesso, e adesso, e adesso. Ma cosa imparò in particolare lì, sul versante posteriore della collina? “Concretamente?” Cosa di importante per l'umanità? Cosa per esempio? Per esempio lì un passero, piccolo come un colibrì, faceva il bagno in una buca polverosa. Due uomini erano fermi sulla porta di un giardino, uno dentro, uno fuori. Su un davanzale c'era un vaso. Una bicicletta cadeva a terra. Una donna aveva occhi grigioverdi. Un uomo aveva sulla guancia una cicatrice che non era uno sfregio. Un ramo scattava al levarsi in volo di un uccello. Il resto di un giornale spuntava dalla grata di un canale. Il sole splendeva. Un nero recapitava volantini pubblicitari. Un turco e un asiatico parlavano tra loro in dialetto veneto. Un aereo, atterrato, ululava lontano nella piana. Il cielo era com'era, ma sotto si muovevano uomini diversi, e anche lui, che lì camminava, era diverso. Se quello era imparare, al tempo stesso era un disimparare, non meno gioioso. E il pericolo dell'essere di nuovo fuori-di-sé, del non-più-ritrovarsi tornando dal Nuovo Pianeta sulla vecchia terra, nella vita? Non c'era quel pericolo nello stupore segreto, o c'era in minima parte. E cosa, e dove era vita lì? E, se c'era, allora provvedeva all'equilibrio, per esempio, entrare in un negozio qualsiasi e comprare qualcosa, non importa cosa, il pronunciare la cifra, l'offerta, la richiesta.

 

© Paolo Melandri (1. 11. 2019)


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