Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Antologia Arte e Scienza: quale rapporto? (invia il tuo contributo entro il 15 gennaio 2020) Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Il sentiero nel bosco

di Paolo Melandri
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 02/11/2019 23:10:07

Il sentiero nel bosco

 

Il sentiero conduceva attraverso boschi cedui. Che differenza rispetto ai boschi di abeti e conifere della nostra infanzia. Le foreste, in quella regione, erano rade dalla testa ai piedi, gli alberi – querce, castagni, faggi e betulle – crescevano a una certa distanza gli uni dagli altri, coi rispettivi rami e ramoscelli sdentati. Non c'era quasi sottobosco e, se c'era il sole, la sua luce splendeva attraverso tutta la foresta, anche se questa si estendeva a perdita d'occhio. L'espressione “luce netta” acquisiva così un altro significato. All'inizio quella luminosità non gli faceva piacere. Se in quella regione c'era il detto “vino bianco non è vino”, dal canto suo lui pensava che il bosco ceduo non fosse un bosco. Gli mancavano le tenebre, il buio, lo spazio ristretto, l'angustia, il fatto di non potersi orientare facilmente bensì di doversi aprire un varco. Oltretutto, con la loro luce netta, questi boschi di latifoglie gli sembravano poco puliti, anzi no, impuri; in altre parole, ciò che gli mancava era il sentimento della purezza, che un tempo aveva provato nei boschi di conifere, e proprio nei loro recessi più profondi, con tutto lo spavento che ne derivava – a sua volta legato alla purezza –; perfino i funghi attaccati dalle larve e perfino gli scheletri, così incredibilmente bianchi, dei cervi, delle volpi, delle lepri, irraggiavano un che di puro là in mezzo o sopra al muschio. A questo si aggiungeva che per molto tempo, forse fino a quel giorno d'estate, lui non aveva percepito i boschi cedui come luoghi in sé, come ambiente, come spazio e spazialità, bensì solamente come zona intermedia e come stazione di transito dal luogo di partenza A al luogo di destinazione B – a eccezione di quell'unica volta in cui, in viaggio con la sua futura moglie in una città ancora diversa, si era incamminato in un simile bosco di latifoglie e lei, inaspettatamente, non ricordava più se afferrandolo per la camicia o per la cintura – in ogni caso non per la cravatta e senz'altro non per i capelli – lo aveva trascinato via, quasi strappato, con un'espressione in volto come se fosse lei quella che avrebbe dovuto salvarlo.

Fino ad allora, nell'attraversare i suddetti boschi cedui egli non aveva ancora mai davvero guardato a terra. Ormai da molto tempo non lo faceva più da nessuna parte, così come da tempo ormai non guardava più il cielo – di nuovo a eccezione di quell'unica volta in cui il suo lavoro lo aveva portato in un paese dilaniato da una guerra civile, e soltanto nelle notti illuminate dalle stelle in cui le bombe cadevano a colpo sicuro. Lavoro o non lavoro, nella sua fase da uomo di mondo, puntava lo sguardo decisamente diritto davanti a sé, sempre ad altezza occhi.

E così anche in quel pomeriggio d'estate in cui, senza avere nessuno di fronte, con il cappello in mano, salì per i boschi cedui della collina. Doveva trattarsi di un punto molto erto nel sentiero, altrimenti come avrebbe potuto ritrovarsi ad altezza occhi ciò che da terra “inaspettatamente gli balzò allo sguardo” (queste le parole con cui in seguito mi raccontò l'episodio). Era un'altezza occhi alla quale prima di allora non si era mai trovato. In quell'istante non accadde niente di pregnante dal punto di vista storico, come per esempio nell'incontro tra due uomini di stato o tra due artisti; niente di fatale come ciò che a volte, al di là della storia umana, scocca tra un uomo e una donna (e non solo nei romanzi di Georges Simenon); niente di indescrivibile, come quello che più di una volta era accaduto a lui, l'avvocato penalista, a tu per tu con l'imputato. Eppure, eppure.

L'altezza occhi, stavolta, era certamente descrivibile. “Già, guarda qui!” L'oggetto, la cosa che gli stava davanti agli occhi, era descrivibile. Essa però, o esso, di per sé non aveva alcun nome, o almeno non ce n'era nessuno che in quel momento suonasse azzeccato. Perfino “cosa”, “oggetto” erano parole inadeguate. “Non ridere!”, così mi disse poi il mio amico: «Quel che allora improvvisamente – no, non improvvisamente, inaspettatamente – mi saltò agli occhi, sul momento io lo percepii come qualcosa che non aveva nome o, se avessi dovuto trovarne uno, sarebbe stata un'esclamazione silenziosa dentro di me: “Una creatura!”, con un “Oh!” davanti, come spesso avviene all'inizio delle frasi nei romanzi di Knut Hamsun: “Oh, una creatura!” E poi, non voglio dimenticarlo, prima ancora della mia muta esclamazione – soltanto ora che lo racconto mi torna in mente con chiarezza – ne emisi una se possibile ancora più silenziosa, che suonava così: “Adesso!”».

 

© Paolo Melandri (2. 11. 2019)


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Paolo Melandri, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Paolo Melandri, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: La pianura delle conchiglie (Pubblicato il 01/12/2019 10:45:20 - visite: 43) »

:: Il paese (Pubblicato il 01/11/2019 23:46:58 - visite: 57) »

:: Georg Christoph Lichtenberg (Pubblicato il 17/10/2019 12:03:18 - visite: 53) »

:: Il promontorio del tempo (Pubblicato il 13/10/2019 21:46:58 - visite: 62) »

:: Il sacrificio (Pubblicato il 06/10/2019 12:51:27 - visite: 65) »

:: Primo disordine (Pubblicato il 06/10/2019 00:40:17 - visite: 62) »

:: Il cavaliere nero (Pubblicato il 29/09/2019 10:34:59 - visite: 77) »

:: La radura (Pubblicato il 26/09/2019 13:05:48 - visite: 49) »

:: Catabasi (Pubblicato il 19/09/2019 14:04:58 - visite: 71) »

:: Il grande evento (Pubblicato il 11/09/2019 13:09:03 - visite: 94) »