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Baffi

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 21/12/2019 13:54:28

I cambiamenti climatici stavano compromettendo l’ecosistema e per fermare il declino erano necessari atti di coraggio.  Quella mattina Mario maturò una decisione: si sarebbe tagliato i baffi, così che lo stupore scatenato dal suo volto glabro avrebbe smosso le coscienze. Portava i baffi da quando aveva vent’anni, infischiandosene della moda: erano diventati un suo segno distintivo, non ricordava una foto che lo ritraesse senza i peli sotto al naso.   A cinquant’anni Mario aveva dei baffi cespugliosi castano rossicci che contrastavano con il cranio pelato.

Passò all’azione in bagno, prima con le forbici e poi con il rasoio davanti allo specchio: a fine lavoro il naso sembrava riempire la faccia e le labbra nude risaltavano vermiglie sulla pelle bianca.  Approvò il viso riflesso: gli occhi chiari, il mento quadrato, il sorriso con i denti allineati, anche se macchiati dal caffè che beveva in abbondanza. Fece scorrere l’acqua ed i peli tagliati scomparvero nello scarico del lavandino. Dopo che Gabriella l’aveva lasciato, viveva da alcuni anni in compagnia di un gatto grigio che, seduto sotto il lavandino, stava richiedendo il cibo con un miagolio ripetuto che non gli aveva mai sentito prima: Mario pensò che fosse la reazione alla sua trasformazione e gli riempì la ciotola con abbondanza.

Si vestì con cura, si spruzzò di colonia, indossò la giacca e la coppola e uscì chiudendo la porta a più mandate.

Scendendo le scale incrociò la vicina del piano di sotto che usciva con un cagnolino di razza indefinita. Mario squadrò la donna a lungo per darle tempo di notare la novità; lei sorrise e dando la colpa al cane si affrettò a scendere le scale per evitare di ritrovarsi in ascensore con quel vicino che la fissava con un’aria inquietante.

Il bar sotto l’ufficio era affollato come al solito. Nel fitto brusio delle voci, sentì che la radio trasmetteva una canzone dei Rolling Stones che lui amava…. “ Pleased to meet you, Hope you guess my name….”.  Certo di non essere riconosciuto a causa del suo nuovo look, pensò di salutare il cameriere con le parole della canzone, ma il ragazzo appena lo vide gli chiese: “Ciao Mario, il solito cappuccino con poca schiuma?” Mario perplesso e deluso prese la tazza calda e si accomodò ad un tavolino dove un tizio stava leggendo il giornale grattandosi il naso.

Nell’ingresso della palazzina, dove lavorava come contabile, la giovane receptionist lo salutò distrattamente, riprendendo a chiacchierare al telefono. Arrivato al secondo piano, Mario respirò a fondo e si preparò alla reazione dei colleghi: stava per arrivare il momento della verità, con loro trascorreva le sue lunghe giornate lavorative da molti anni.

Si attardò nel corridoio, aspettando che tutti fossero ai loro posti, ripassando mentalmente le risposte che si era preparato: “Sì, lo so è stata una decisione radicale, ma volevo dare il mio contributo per una buona causa”, avrebbe detto, ”Mi chiamate per scherzo  Super Mario, perché assomiglio al personaggio dei videogiochi, lo so che non sono un supereroe, ma questa volta tagliare i  baffi per salvare il pianeta  è stata un’azione coraggiosa, non trovate?” Poi avrebbe parlato dell’inquinamento e di come tutti loro potessero contribuire ad invertire la rotta.

Entrò abbassando lo sguardo, colto da timidezza, e si fermò vicino alla sua scrivania: dopo i soliti saluti rimase in piedi in attesa dei commenti di incredulità e stupore a cui si era preparato. Sentì un flusso caldo salire dal collo al viso: stava arrossendo.

I colleghi interruppero le chiacchiere e lo fissarono con curiosità, tutti gli occhi erano puntati su di lui: Mario, sempre impalato, incominciò a sudare nell’imbarazzo generale.

Tiziana ruppe il silenzio chiedendogli se si sentiva bene, subito Luca, il collega più anziano, aggiunse che la bronchite l’aveva disturbato durante la notte e Paola gli fece eco dicendo che anche suo figlio Michele aveva la tosse, era sempre malato e a casa dall’asilo. Il telefono squillò e Giulia rispose, facendo cenno agli altri con la mano aperta di abbassare la voce. Si zittirono e ripresero a sfogliare i documenti e a digitare sui tasti.

Mario rimase lì, in piedi, con un sorriso stupefatto, si toccò il labbro superiore, sentendosi improvvisamente trasparente.

Durante la pausa pranzo si incamminò verso i giardini: si sedette su una panchina al sole guardando i bambini che giocavano a palla.  Appartata sotto l’ombra di un albero, una bambina dai tratti asiatici stava saltando la corda: incrociò lo sguardo di Mario e, contagiata dalla sua infelicità, rallentò i salti fino a smettere di giocare. Corse dalla mamma in cerca di conforto e abbracciandola stretta continuò da lontano a fissare quel signore calvo con l’aria triste. Mario la guardò invidioso: anche lui avrebbe desiderato un abbraccio, si sentiva davvero solo e sconfortato.

La bambina, rinfrancata dal contatto con la mamma, corse nel prato a raccogliere qualche margherita e gli si avvicinò con lo sguardo serio: Mario, commosso da quell’omaggio floreale imprevisto, allungò la mano, la ringraziò e quando sorrise vide illuminarsi il volto della bimba che stava già scappando via.

Riscaldato dal sole di aprile, si passò una mano sul volto rasato, sospirò e si avviò nuovamente verso l’ufficio. “Tanto i baffi ricresceranno presto”, pensò, “da domani solo mezzi pubblici e acqua del rubinetto, cominciamo così a salvare il pianeta”.

 

AA:VV. Racconta le parole 2019, opera finalista al Premio Letterario “Racconta le parole-II Edizione”, Xilema srl


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