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XXII secolo: il lavoro per tutti

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 01/02/2020 17:20:58

Il lavoro era diventato un cruccio per Medea: decise di farsi consigliare dal suo mentore, Ofelia, che le era sempre stata molto utile nei momenti difficili.

Ofelia aveva da poco compiuto 118 anni e le sue lucide analisi permettevano soluzioni originali per problemi complessi. L’anziana abitava insieme ad un gruppo di coetanee in uno spazio che ricordava una vecchia villa del 1900, dove tecnologia e spazi verdi si fondevano in un paesaggio surreale per il XXII secolo. Le abitanti della villa erano bizzarre, ma i giovani si rivolgevano a loro quando l’intelligenza artificiale non era in grado di rispondere ai loro quesiti.  

Medea oltrepassò il cancello e vide da lontano Ofelia che la aspettava, il viso incorniciato da orecchini con pendenti verdi e i capelli di un bianco luminoso. Le rughe contornavano gli occhi dello stesso colore dei pendenti, dando profondità al suo sguardo acuto. Si abbracciarono, il corpo della centenaria era ingobbito e la giovane abbassò la testa per baciarla; andarono a sedersi in giardino dove Medea estrasse il tablet dalla giacca per esporle il suo problema sottoponendole la visione di cosa aveva visto e sentito. Impostò la data della settimana precedente, selezionò la registrazione, scelse velocemente alcuni episodi e schiacciò il tasto: cominciarono a scorrere le immagini accompagnate da una morbida voce di sottofondo.

Giovedì 17/2/2120, ore 17.30: Esco dal Politecnico e svolto a destra. La primavera è arrivata in anticipo e gli ormoni si fanno sentire: sulla barriera che costeggia il campus vedo in 3D uno storico graffito di Keith Haring, con un cuore reso ancora più rosso dal nuovo visore e dai pensieri che ho per Markus.  Sto andando al bilocale che divido con lui, cammino circa un chilometro e mezzo, come previsto dalle norme per la distanza casa-lavoro.  Camminare è indispensabile per la buona salute dei cittadini e il Governatore ama i suoi cittadini. Anche oggi ho terminato di lavorare: questo mese mi rimangono solo altri tre giorni, ho già lavorato cinque degli otto giorni mensili permessi.

Purtroppo le leggi parlano chiaro: l’intelligenza artificiale ha da anni rimpiazzato gran parte delle mansioni, così il Governatore ha adottato delle strategie per garantire il lavoro a tutti. I cittadini junior di cui faccio parte, dato che non ho ancora compiuto i quarant’anni, hanno l’obbligo ed il diritto di lavorare per un massimo di otto giorni al mese e per non più di sessanta giorni in un anno. Dai quaranta ai sessant’anni potrò diventare mamma o seguire un altro corso di studi, per poi riprendere a lavorare come cittadina senior, in un’altra mansione e attività, dai sessanta agli ottant’anni.  Nessuno deve preoccuparsi del proprio sostentamento, la retribuzione serve solo ad integrare il reddito garantito. Niente più povertà e disuguaglianze per merito del Governatore.

Sono arrivata a casa e controllo le attività che mi aspettano: palestra dalle 18 alle 19, alle 21 visita al Museo dedicato a Banksy. Non ne ho molta voglia, ma le norme recenti hanno introdotto attività culturali obbligatorie per ridurre l’ansia da tempo libero: dopo i casi di violenza, droga e alcolismo verificatesi nella seconda metà del ventunesimo secolo, ogni individuo non può oziare liberamente.  Così posso scegliere tra una vasta offerta di programmi proposti dal sistema che oggettiva le mie caratteristiche personali; una volta scelto, la frequenza alle attività è obbligatoria e monitorata.

In questo periodo ho un unico vero interesse: è il LAB1F dove sto portando avanti una sperimentazione sulla morfologia degli insetti.  Ho studiato biofisica, sono entrata nel laboratorio del Politecnico già ai tempi dell’università e sto finalmente per concludere una ricerca frutto di una mia intuizione: la trasformazione anatomica degli insetti, che da nocivi potranno diventare utili per mezzo della fotosintesi clorofilliana, in pratica saranno le nuove risorse forestali. Un formicaio di medie dimensioni sarà in grado di fissare quantità immense di anidride carbonica, la prima causa dei cambiamenti climatici. La mia idea adesso è la mia ossessione: vorrei sempre stare in laboratorio fino a che il mio sogno si trasformi in realtà.

Non posso però trascorrere in laboratorio più tempo di quello previsto, massimo otto giorni al mese. Se disubbidisco perdo punti sul certificato di buona condotta e non mi permetteranno di avere il figlio unico a cui ho diritto: non sono sicura di voler diventare madre, ma Markus vuole un bambino e potrebbe averlo con un’altra donna.

Ho deciso di imbrogliare: nell’appartamento, al riparo delle telecamere onnipresenti nello spazio pubblico, mi collego a Sebastiano che è di turno in laboratorio. I patti sono chiari: lo pago per indossare sensori che mi permettono l’accessibilità ai dati aggiornati delle analisi sugli insetti cavia. Sono stata educata all’osservanza delle regole, la corruzione dei colleghi per presidiare il laboratorio è illegale, ma non ho saputo resistere.

La sperimentazione in corso prevede la modifica della cimice asiatica, Halyomorpha halys: le sue ali grigio-brunastre saranno in grado di produrre energia dalla luce e già dallo stato larvale l’insetto si svilupperà solo per merito del sole, senza danneggiare la vegetazione.

Prendo la borsa e vado in palestra. Arrivata nell’ampio edificio mi accomodo su una seduta avvolgente e indosso gli occhiali: i miei muscoli cominciano a muoversi seguendo gli stimoli e intanto seguo le mani guantate di Sebastiano spostarsi sul piano di lavoro.

Rientro a casa giusto in tempo per ritirare il cibo pronto che viene consegnato ogni sera alle 19.30, preparato in base alla mia dieta personale calcolata da algoritmi per evitare gli sprechi e prevenire patologie. Prendo i contenitori e mi siedo con Markus al piccolo tavolo di fronte alla finestra che in quel momento riproduce un luminoso tramonto sul mare. Markus non sa dei miei piani, lui non approverebbe: lui apprezza la danza, il laboratorio di scultura, il giardinaggio, non ha un impiego che lo appassiona.

Venerdì 18/2/2120, ore 7.30:  mi sveglio con le solite note dell’Inno alla Gioia e lego sulla parete il programma della giornata: piscina, laboratorio di pittura per le successive quattro ore e a seguire uno speech sulla bellezza da parte di un noto storico. Per concludere training autogeno: tutto molto stimolante, ma io ho la testa altrove.   

Finita la colazione provo a collegarmi in laboratorio con Tania, ma i sensori non sono in funzione. Mi innervosisco, ma devo aspettare che prenda servizio Ludwig.  Finalmente la comunicazione è nuovamente attiva, ma c’è una grossa novità: mi riferisce che il LAB1F non è più accessibile, l’attività di tutti i ricercatori è stata riprogrammata.

Cammino a passo svelto fino all’ingresso del Politecnico, incurante che venga registrata la mia inosservanza al planning giornaliero, vedo coreografie di luce psichedeliche sulle facciate dei palazzi. Provo ad entrare ma la mia impronta non permette l’accesso all’edificio. Mi siedo sul prato davanti al cancello chiuso e piango.

Lunedì 21/2/2120, ore 9.30: Inizio senza entusiasmo a lavorare al LAB3C: il progetto riguarda la sintesi di una bioplastica a partire dalla saliva bovina.   

Nello spazio comune del campus, parlando con gli altri ricercatori, mentre ognuno consuma il cibo personalizzato, scopro che il LAB1F è ancora attivo e la ricerca sugli insetti prosegue.

Ma non è l’unica sorpresa: il nuovo team di ricercatori sono tutti over sessanta.  Sento la rabbia crescere, mentre le pareti della mensa si colorano di rosso.

Medea interruppe il video e guardò la donna seduta silenziosa al suo fianco: la visione era durata solo pochi minuti.

“Ofelia, sono disperata, non riuscirò a portare avanti la mia ricerca. I senior si sono impossessati di un programma dei giovani che sta per dare i suoi frutti, così possono ottenere la soddisfazione che a me viene negata”.

Fissò la sua anziana amica e proseguì: “Lavorare…e pensare che all’inizio del 2000 ognuno poteva lavorare non solo quaranta ore alla settimana, anche molto di più. Ho letto biografie di scienziati e inventori che hanno dedicato giorni e notti alle loro scoperte. Lo so che il Governatore deve garantire un lavoro a tutti, ma ci deve essere un modo, io amo stare in laboratorio, perché devo invece ascoltare la musica classica dei Beatles o vedere a teatro la rappresentazione storica della caduta del Muro di Berlino?”.

Ofelia chiuse e aprì gli occhi più volte, indecisa su cosa rispondere. Ripensava a tutte le lotte per garantire il lavoro a tutti, aumentare il benessere e la qualità della vita. “Mia cara, hai ragione” disse, “cosa pensi di fare?”.

“Senior e anziani hanno comandato per tutto il primo secolo del terzo millennio rafforzando via via il loro potere” rispose Medea, “sono stati loro a imporre la pianificazione delle attività lavorative per il benessere generale. È ora di cambiare.”

“Stai pensando ad un accordo intergenerazionale, mia cara?”.

Medea fece spallucce. “Lo sai che non è possibile parlare con chi pensa di avere sempre ragione, l’unico modo è un cambiamento radicale”.

Ofelia sospirò: “Non essere impulsiva, dici così perché hai un progetto, ma molti tuoi coetanei, anche Markus, stanno bene così come stanno, hanno la stabilità e il benessere, oltre alla dignità del lavoro”.

Ofelia chiuse gli occhi e rimase silenziosa, incrociando in grembo le mani rugose. Dopo qualche minuto di pausa proseguì: “Non devi prendertela con i senior, ma con chi ha impostato la programmazione del tempo libero. L’algoritmo non prevede la variabile “passione” che fa desiderare di trascorrere ore e ore a ripetere lo stesso passo di danza o, come nel tuo caso, andare a fondo in una ricerca scientifica. Adesso il tempo trascorre in modo equilibrato, ma noi umani non siamo equilibrati, alcuni di noi vogliono essere parte di qualcosa di più grande.”

 “Passione, passione…” ripeté Medea a bassa voce, “ecco una buona causa per cui lottare”.  Abbracciò a lungo Ofelia e se ne andò con questa certezza: voleva diventare vecchia come lei ed essere fiera di sé.

Decise di mettere a punto una strategia: sicuramente una porta chiusa non era sufficiente a fermarla. Poteva chiedere un’udienza al Governatore, oppure trovare un modo per collegarsi al team di senior che operava in laboratorio, poteva….. Si girò e guardò con attenzione la villa da cui era appena uscita, un luogo ideale per mettere in piedi uno spazio dove portare avanti la ricerca in modo autonomo.

 

Racconto finalista del Concorso Letterario “Città di Ravenna 2019”, antologia In volo col Pettirosso 2019, Edizioni Capit Ravenna, 2019


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