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La dedica

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 02/03/2020 22:31:29

Cielo grigio i tra condomini degli anni ’60 nella prima periferia milanese. Domenica pomeriggio, una momentanea libertà: una figlia a pallavolo, l’altra con gli amici in giro per le vie del centro, il marito a correre lungo il Naviglio. Era un ottobre mite.

Paola uscì sul balcone e guardò fuori inquieta: nella casa di fronte al terzo piano qualcuno stava stendendo la biancheria, al quinto si intravedeva una televisione accesa oltre la tenda.

Guardò le piante di crisantemi nelle fioriere: dopo un anno finalmente erano apparsi i boccioli, tra un mese margherite bianche e gialle avrebbero colorato il terrazzino.  Il piede urtò un vaso facendolo cadere: le dalie erano cresciute, i fiori rossi si erano fatti pesanti, il vaso di plastica era troppo leggero e instabile. Dei vasi in ceramica avrebbero sicuramente dato un tono al balcone, poteva comprarli usati, più economici, al “Negozio del Riuso” poco distante da casa.

Riciclo e condivisione era lo slogan, la realtà erano cianfrusaglie a poco prezzo.

Raddrizzò le spalle, stirò il collo a destra e sinistra, infilò giacca e scarpe comode, niente trucco, prese l’ascensore e uscì in strada. Percorse il marciapiede costeggiando cancelli e basse siepi sempreverdi, incrociò un cagnolino con la padrona al telefono e una signora con il carrello della spesa di ritorno da un supermercato sempre aperto. Attraversò i giardini e passò davanti ad una coppia di ragazzi seduti vicini, sentivano musica da una stessa cuffia, lui appoggiava la mano sui i jeans di lei.

Il “Negozio del Riuso” era uno scantinato, si scendeva per un passo carrabile e si entrava in uno spazio poco illuminato, dall’odore indefinito. A destra c’era il banco dove venivano valutati e accettati gli oggetti da vendere e che faceva anche da cassa per quelli acquistati. Scansò un uomo anziano che si dirigeva verso i vestiti appesi, probabilmente alla ricerca di pantaloni per l’orto o forse di una giacca per un funerale. Non faceva freddo, ma una sensazione di umido avvolgeva i numerosi oggetti disposti nel poco spazio. Da una radio in vendita uscivano musica e parole che sovrastavano i passi delle poche persone presenti, Lifegate Radio le sembrò di capire.

Piatti, tazze, bicchieri, una caffettiera su un tavolo,  gli attrezzi da giardino erano a sinistra. Ecco un portavaso di ceramica decorato in blu, decisamente troppo grande per il suo balcone. Uno piccolo ma con pesci in rilievo, troppo marino, non adatto per le dalie.

Delusa Paola avanzò tra i tappeti, poi si fermò a guardare le pentole in rame e proseguì fino ai quadri appesi.

Ritratti da principianti risaltavano tra nature morte e paesaggi. Niente da fare, un pomeriggio perso.

L’odore dei libri usati le ricordò che forse poteva trovare un giallo da iniziare dopo cena; l’ultima volta aveva acquistato un volume di Costantini e le era piaciuto. Copertine rigide del Club degli Editori, qualche fumetto e stranamente diverse pubblicazioni Adelphi. Quand’era giovane comprare un libro Adelphi significava darsi a letture “impegnate”, conoscere autori stranieri appena tradotti in Italia, pronunciare titoli esotici.

Ricordava le copertine color pastello, il primo Hesse, Ambler, ma anche Karen Blixen, Chatwin….

Volumi che aveva letto ma che aveva anche regalato e ricevuto in dono, erano libri costosi e importanti, opere da commentare con chi te li aveva regalate. Diversi libri erano degli anni ’80, proprio quelli che lei ricordava, non sempre posseduti, spesso presi in prestito nella biblioteca di zona.

Scorse in basso una copertina giallo ocra, l’autore era Konrad Lorenz, austriaco, studioso degli animali, quanto l’aveva affascinata con le sue storie di oche! Si abbassò, fino a toccare lo scaffale di fronte ai libri con lo zainetto che aveva in spalla. Il legno ondeggiò facendo tintinnare una statuetta etnica. Il quarantenne mal rasato che gestiva lo scantinato si avvicinò a passi veloci per verificare eventuali danni e la squadrò con sguardo accusatorio.

Con aria colpevole Paola si accucciò e riuscì a sfilare il volumetto, poco più di 100 pagine. “E l’uomo incontrò il cane”, la storia di un’amicizia, per questo l’aveva regalato ad un ragazzo del liceo che le piaceva. Si chiamava Marco, era molto più alto di lei, lunghi capelli castani, frequentava la classe di fianco alla sua al Vittorio Veneto.  Camminavano insieme fino alla fermata della 90, parlavano molto, sicuramente c’erano stati baci e sfioramenti ma niente di più. Sesso solo accennato, una passione subito sfiorita, c’erano tante possibilità allora, entrambi avevano cambiato partner nel giro di poco. Ricordava solo alcuni episodi di quel periodo, chissà com’era diventato Marco adesso.

Si raddrizzò con il volume ancora in mano per far passare un finto giovane con le Timberland ed una borsa nera da palestra diretto vero i vinili.

Girò la copertina impolverata e sulla prima pagina, in alto a destra riconobbe, scritto con la sua calligrafia. “24.2.84. LA TUA PICCOLA”. In maiuscolo, senza firma, inchiostro nero. Si sentì arrossire e si guardò attorno con imbarazzo, nessuno stava badando a lei.

Non era da lei mettere una dedica, si capiva dal fatto che non avesse firmato.

Davvero una bizzarra coincidenza.  Probabilmente Marco si era disfatto subito del suo regalo  che era passato di mano in mano fino ad arrivare nuovamente a lei in quella domenica pomeriggio di trent’anni dopo.

Nello scantinato non c’era campo, a casa avrebbe cercato Marco su Facebook, gli avrebbe raccontato la sua scoperta, avrebbero riso insieme, magari si sarebbero visti per un aperitivo in Darsena o un per un cinema. Doveva conservare la prova per fargliela vedere quando si sarebbero rincontrati.

Pulì il libro con le mani e sfiorò nuovamente i ripiani per raggiungere il bancone prima dell’uscita. Dalla radio si sentivano gli accordi di Foxy Lady, Jimi Hendrix e la sua incredibile chitarra.

Alla cassa era seduto l’individuo che prima l’aveva guardata male, golf pesante e sformato, capelli corti, mani ingrigite dalla polvere. Stava inscatolando dei bicchieri incartandoli con fogli di giornali.

Paola gli porse il libro per chiedere il prezzo, e accennò sorridendogli:

-        Quanti libri avete oggi, di solito siete sforniti!

-        Quelli? - rispose l’uomo volgendosi verso gli scaffali - sono arrivati diversi scatoloni, tutti libri noiosi. È morto di recente un cinquantenne per un incidente d’auto e la ex-moglie ha voluto liberare la casa prima possibile…..cose che capitano…le ho fatto un piacere a ritirare questi volumi così vecchi, speriamo di riuscire a venderli. 

I suoi ricordi valevano solo 2 euro e 50. Paola prese il resto, mise il libricino giallo nello zaino e salutò senza fare commenti. Lei non voleva sapere altro.

Si avviò verso casa: quella sera non avrebbe cercato su Facebook, avrebbe strappato la prima pagina con la dedica e messo il volume sulla mensola insieme agli altri romanzi.

Attraversò il giardino che ormai era quasi buio. La coppia non c’era più, le panchine erano deserte. Tirò fuori dallo zaino il libro, lo buttò nel cestino e proseguì verso casa.

 

AA.VV. Le insidie del tempo, 2020 Il Terebinto Edizioni

 

  

 


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