CADDOS BIRDES (CAVALLINI VERDI)
Una fitta foresta di querce da sughero regnava impervia e incontaminata. L’ombra calata e resa oscura da colori dormienti regnava silente sul letargo silenzioso e dimentico di un tempo millenario passato.
Nessuno si era più addentrato al suo interno, le leggende avevano creato un timore pietrificante. Chiunque cercava di varcarne i selvatici sentieri, oramai nascosti, da rovi intrecciati e aggrovigliati nell’edera fitta dei tronchi ancorati al terreno raffermo, non trovava la via di ritorno ma si perdeva nella memoria di una rievocazione magica.
“Nonno…aspetta!! Cosa vuol dire che si perdeva nella memoria di una rievocazione magica?”
Il bambino amava i racconti del nonno ma non dava il tempo al tempo e tutto ciò che era magia rendeva la curiosità sempre accesa e viva.
“Giacomo fammi raccontare e capirai il senso delle mie parole…”
La foresta dimenticata, nelle montagne adiacenti, rimaneva un territorio che ritrovava negli anni il suo habitat naturale con la vegetazione e gli animali che rivestivano la sembianza originaria antica e nascosta. Non era consigliabile rivelarne il nome per lasciare lontani pericoli che erano rimasti dormienti e mai più ridestati. Gli anni avevano accompagnato la leggenda, nascosta nei silenzi e tremori, la maledizione tramutava chiunque calpestasse le impronte scolpite nella roccia. Qualche avventuriero aveva varcato le porte dell’oscura natura, la ricerca dei cavallini verdi spingeva valorosi a sconfiggere paure e credenze.
Era arrivato il momento di far rivivere i tempi dei tempi. Un bambino era atteso come il prescelto per sconfiggere la magia depositata dalla strega che tramutava chiunque varcasse al suo interno.
“Nonno…aspetta!! Quindi posso essere io il prescelto?”
Giacomo sorrideva e già si vedeva eroe nella grande foresta.
Il nonno rimaneva impassibile. Gli piacevano le reazioni dei bambini. Anche lui era stato come loro e aveva avuto la stessa reazione tempo addietro ma credeva da adulto che le storie sentite e tramandate erano solo invenzioni e modi per avvertire, insegnare e distrarre i più piccoli.
“No, Giacomo. Non è così semplice. I prescelti sono stabiliti da voleri molto più alti di noi.”
Guardando il cielo divenuto improvvisamente stellato, il vecchio iniziò ad indicare ai bambini i carri adiacenti il cielo divenuto una mappa di grandi misteri. Il fuoco era l’unico suono che infondeva melodia e mistero.
Era proprio nel cielo la chiave e la soluzione. Esisteva un momento in cui una costellazione posizionata in verticale con la foresta avrebbe disegnato un grande guerriero con un grande arco, unico esemplare che sarebbe riuscito a trovare il cavallo verde, magico che con la sua forza e con il suo dardo avrebbe sconfitto la potente strega risvegliando il buio impenetrabile della foresta.
I bambini erano tutti con la testa rivolta verso il cielo stellato incantati e stupiti, sognanti in quella notte che avrebbe portato sorrisi magici.
Erano passati anni dai racconti che avevano accompagnato l’infanzia di tutti i ragazzi del quartiere. Giacomo era oramai maggiorenne ma nel cuore e nella mente teneva ancora tanti ricordi cari che lo avevano accompagnato nella crescita.
Aveva da poco conosciuto una ragazza arrivata da poco nel suo vicinato. Veniva dai monti poco distanti. Si era subito invaghito, aveva un qualcosa di misterioso e antico, quasi mitologico.
Un giorno decise di seguirla a tarda sera. Era una ragazza solitaria e amava la natura. Aveva notato che era incuriosita dalla foresta adiacente. Decise di avvicinarla, voleva raccontarle la leggenda.
“Scusa se ti disturbo. Io sono Giacomo. Ho visto che sei nuova di queste parti. Non ti hanno avvertito che non devi entrare in questa foresta? E’ pericoloso, nessuno si addentra e nessuno ritorna.”
La ragazza lo guardò e si mise a ridere.
“Veramente mi stai raccontando questa storia? Non sei più un bambino e dovresti sapere cosa può essere vero o sbagliato!! Io mi chiamo Clara e non sarai tu a fermarmi.”
Giacomo diventò rosso e abbassò la testa. La ragazza vista da vicino era ancora più incantevole.
“No, non ci credo. Era solo per conoscerti. Se vuoi possiamo però fare una passeggiata assieme.”
Clara gli sorrise. Sembrava contenta di non essere più da sola e accettò la compagnia.
“Per me va bene, possiamo andare assieme. Dovrai però andare dove deciderò io”
Giacomo, non voleva altro che stare con lei e dimenticò gli avvertimenti. Accettò subito. Era emozionato di essere così vicino a lei, affascinante e forte.
Si incamminarono per la foresta. Il buio divenne sempre più fitto. Giacomo trovava difficoltà a vedere davanti a lui e decise di prendere la mano di Clara per convincerla ritornare indietro, avvicinandola a sé. Si rese subito conto che c’era qualcosa di strano. La mano non era liscia ma completamente rugosa. Dei rumori strani, scricchiolanti seguirono in un sordo boato.
Fece un passo avanti e si trovò a sbattere su un enorme tronco di albero. Quella che pensava fosse la mano di Clara si era trasformata in un ramo di una nuova quercia.
Clara era scomparsa e al suo posto era apparso un albero. Disperato Giacomo si distese a terra e pianse. Non era poi così coraggioso e si sentiva solo. Le lacrime calavano nel terreno ininterrotte, si asciugò gli occhi stropicciandoli e guardò al cielo. Sopra di lui comparve disegnato un gran guerriero con un grande arco. Venne scagliata una freccia verso di lui. Proprio in quell’istante comparve un cavallo verde alato che si adagiò verso di lui per invitarlo al galoppo.
Giacomo aveva voglia di scappare, colse l’attimo e si fece trasportare.
“Hai dimenticato e hai ceduto. Ora apri gli occhi e non farti incantare. Ricorda che la meraviglia arriva non cancellando il passato ma arricchendo col ricordo il futuro. La forza deriva non dalla bellezza, dall’incanto o dal calpestare l’impossibile ma dalla speranza che può risvegliare il buio. Esistono tante frecce in un arco bisogna solo decidere quando è meglio usarle.”
In quell’istante Giacomo guardò alle sue spalle. Il buio sembrava svanire e brillanti raggi innondarono il verde destando alla vista la bellezza circostante. Guardò il cavallo e nel verde delle sue ali vide solo l’attimo scintillante di un sogno che non volle mai più dimenticare.
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