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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Carabina divina

di Oreste Villari
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Pubblicato il 03/01/2011 22:06:43

L'ho letto sul giornale tempo fa:
"Pescatore di quindici anni ucciso da un fulmine nel mare antistante Siracusa".
Un trafiletto di cronaca dimenticato ed io mi scuso, non ricordo neppure il nome dello sfortunato. Mi sia permesso, lo chiamerò Salvatore.

Salvatore, ricci neri e occhi furbi che tradivano l'origine saracena, era nato e vissuto a Siracusa. A scuola non era il primo della classe ma sapeva riconoscere le spigole dalle orate al solo tocco.
Lo aveva imparato dal padre quando era ancora piccolo.
Era il primo ad uscire al suono della campana e a raggiungere di corsa il porto dei pescatori: il suo paese dei balocchi.
Inutile insegnargli di Garibaldi o del Risorgimento, erano le reti e i palamiti il fascino irresistibile del suo spicchio d'Italia. Nella sua immaginazione l’Italia era unita da una smisurata serie di lenze e di ami, di reti e di fari.
Un paese galleggiante e lui al largo con i suoi sogni sapeva di essere a casa.
Come unico confine, in lontananza, il luccicare più intenso di una corrente capricciosa.
Era cresciuto così, ed insieme al padre affrontava il mare ogni benedetto giorno.
Calmo o in burrasca, ma mai tremendamente noioso come le giornate trascorse a disegnare pesci durante il compito di matematica. L'unica operazione che conosceva a memoria era quella che stabilisce la profondità a cui calare i palamiti e il numero di ami.
Pescatore per vocazione.
Già, le vocazioni, sempre meno numerose, sempre piu' difficili.

Quel giorno di Primavera il cielo era di piombo, incollato a un mare appena increspato. Regnava la tranquillità tipica che annuncia pioggia e Salvatore lo sapeva ma sapeva anche che il mare resta più calmo quando piove.
Allo scalo, misurava con occhio esperto la distanza tra gli ami, verificava lenze e galleggianti. Il padre lo aiutò a mettere in acqua la barca, un’occhiata d’intesa era il loro modo di salutarsi.
A remi sino a fuori la diga e dopo, un piccolo entrobordo avrebbe garantito la rotta da seguire. Quella del pesce.
Una pioggia fitta e sottile iniziò presto a tamburellare il mare.
Acqua sotto, acqua sopra.
Salvatore, pesce tra i pesci, stretto al timone, sospeso sull’abisso a un miglio dalla costa.

La carabina divina, con un colpo secco, lo sorprese mentre sognava una pesca miracolosa e in un lampo, senza chiedergli nulla, lo proiettò nel sogno.
Mi piace pensare sia andata cosi’.
L'ultima delle vocazioni richiamata dal Creatore per reinsegnare a noi la via.
Quella che attacca l’uomo alla vita, al lavoro, alle sue passioni, quella che annoda tutte le nostre lenze allo stesso identico destino.

Ciao Salvatore, vorrei poterti stringere nel più forte degli abbracci.

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