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Per i figli di Cauri (Val Grana)

di Oreste Villari
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Pubblicato il 04/01/2011 23:19:29

Scrive Guccini nel suo Cirano: “ ...però non la sopporto la gente che non sogna”.

Agli inventori di Cauri, Guccini dedicherebbe una canzone.
In quel solco di Valle fatta di bosso e di carpino, di frassino e di rosa canina, fondare quell’insieme di case a mezza costa è stato un colpo di genio. Un sogno ad alta voce.
Oggi come allora quel villaggio non lo scovi facilmente.
Da Cialancia o da Campofei, dal paravalanghe sulla strada o da dove volete voi.
Costruito con la fatica di generazioni, abbandonato con il trascorrere di una notte, Cauri oggi è una chiesa e un cimitero. Un cimitero di case.
Inciampi in quelle spine come coltelli, in quell’erba scivolosa e scura in quelle ossa di case, in quella chiesa sfondata.
Già, quella chiesa, una delle poche dove la preghiera nasce spontanea.

Quella chiesa stringe insieme un gruppo di abitazioni ridotte a pietra e muschio.
Un giardino di rovi e di ortica. Nessuna candela. Una panca spaccata, l'arredo minimo.
Là dentro una smisurata predica dura da allora.
Mi sembra di vederlo il prete, gli occhi al cielo e le mani giunte nella notte di Natale.
Di quei Natali che tanto andrebbero di moda oggi, alla riscoperta dei valori di una tempo.
Da allora tanti altri Natali e da allora non più un chiodo rimasto a suo posto.
Come un tornado caraibico siamo passati noi.
Le generazioni future, le belle speranze.
Un chiodo che sia un chiodo non siamo stati capaci di piantarlo.
Casomai portare via tutto quanto si poteva. Un brandello di casa o di chiesa.
Cosa importa, il destino era comunque segnato.
Crollo e sfasciumi con la sola speranza in un progetto di recupero.

Ma non c’è progetto che tiene se non si riconosce la dignità nell’agonia di quei luoghi.
E allora proviamo a salire a Cauri e ricostruire quella chiesa. Solo quella.
Niente strade o agriturismi, solo la chiesa.
Ricostruiamola a braccia, come una volta, niente geometri o architetti, nessun sindaco a tagliare il nastro all’inaugurazione, solo volontari e sognatori.
E’ una sfida impossibile? Manovali d’una volta, spalle forti, dove siete?
Metto a disposizione due braccia, un pò di ferie e la sottoscrizione appesa alla porta sempre aperta.
Domenica, sull’altare polveroso, filtrava una luce come una rasoiata di sole.
La funzione delle undici.
Tutti i giorni è così ma nessuno lo sa.
Per quella gente che li è stata battezzata, si è sposata e in una cassa se ne è andata, per quella gente diamoci da fare. Erano di Cauri, figli di un sogno coraggioso.


Addendum Inverno 2010:
Come la casa del gladiatore a Pompei ma senza nessuna ribalta mediatica, la chiesa di Cauri di Val Grana è completamente crollata.


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