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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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L’afgano

di Oreste Villari
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Pubblicato il 17/01/2011 08:17:09

Nessuna ironia.
In mezzo a quel paese di montagne e deserto, l'ultimo dei talebani ripensa alla sua vita e ai suoi errori. Il suo nome è Nasser: il vincitore.
Taliban, studente appunto.
Aveva imparato a memoria i versetti del Corano nella convinzione di fare la cosa più giusta al mondo. Aveva lasciato crescere rigogliosa la barba alla quale aggrapparsi per avere un contegno e le donne le riconosceva solo dall'andatura e dal curioso vestito che le copriva da capo a piedi.
A dispetto di Maometto però di donne ne aveva conosciute.
Sicuramente poche, ma quanto basta per detestare gli amori contronatura praticati dai suoi maestri.

I suoi 22 anni arrivarono insieme ai marines e lui sembrava non aspettasse altro.
Al diavolo i versetti e le stupide tradizioni: sarebbe cominciata la vita. Nessun rancore per quelle tonellate di bombe scaricate sul paese, nessuna compassione per i fratelli persi in combattimento.
Era diventato cinico a sufficenza per amare il nemico, per diventarne amico.
Il lavoro al quale lo destinarono era ingrato: schedare i suoi fratelli prigionieri e dare loro un facile codice di riconoscimento: così Mohamed Ali Khan diventava Joe27, Nusrat Rashid Assam diventava Tim34 e così via.
Fu spogliato dei suoi stracci, lavato e rasato.
Magro, scavato con due occhi verdi ramarro, adesso vestiva proprio come i suoi nuovi amici.
I capelli scuri e la pelle di cuoio incuriosivano e affascinavano le poche donne marines della base di Herat. Deborah, 26 anni nativa dall'Illinois, era bionda, occhi chiari e un fisico prorompente.
Al suo paese era conosciuta per essere una straordinaria giocatrice di softball ma anche per aver concesso le sue grazie a tutta la squadra maschile.
Dal magazziniere alla prima base.

Il tempo passava e niente toglieva dalla testa di Nasser che un giorno o l'altro sarebbe scivolato tra le cosce di lei. Deborah da parte sua l'aveva già sognato in una notte di calori: quel sogno la sciolse in un desiderio dal profumo di pesca e di miele.
Sarebbe bastato aspettare.
Una mattina di Ottobre rimasero soli ad attendere i lavori amministrativi. Occhi negli occhi per un instante e Nasser non le diede il tempo di stupirsi: una mano sotto la camicia e un bacio da film fecero il resto.
Nessun imbarazzo nel non capirsi. Neppure un pò.
Quell'afgano nodoso navigava sicuro tra le sue gambe e la faceva gemere di piacere al punto che mai la sorprese un calore così intenso quando la voglia di lui esplose nel suo ventre.
Seguirono altri incontri furtivi e identiche, innocue esplosioni.

Ai primi di Dicembre Deborah e il suo contingente fecero ritorno a Peshawar.
In meno di una settimana tutti sarebbero tornati a casa.
Nasser perse Deborah e il lavoro ma gli rimanevano una divisa nuova, un paio di occhiali neri, un braccialetto di rame con inciso il nome di lei e due cd di Eminem.
Da lì a una settimana avrebbe venduto tutto al bazaar di Herat a due soldati inglesi in libera uscita. Tornare nei suoi stracci e veder la barba ricrescere, l'inevitabile deriva.
Così, in un freddo mattino d'inverno decise di tornare al suo villaggio dove mancava da più di quattro anni. Lo aspettava una famiglia impaurita e una mina antiuomo.
Proprio nell'ultimo ripido tratto di sentiero saltò in aria accompagnato da un tremendo rumore come in un botto di fine anno.

Deborah attese l’avvento del Natale e quello del ciclo. Arrivò solo Natale.
Seguì un periodo difficile almeno quanto la decisione di portare a termine la gravidanza nella vana speranza che il sergente Smith del decimo fanteria avesse qualche responsabilità sull'accaduto.
I medici del St.James Hospital dicono che sarà maschio e nascerà a Luglio.

Nel nome di Allah misericordioso e compassionevole, il sangue americano sarà diluito da una nuova linfa vitale.
Dopo Obama, il mio più sincero augurio per un prossimo Presidente afgano.

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