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di Amina Narimi
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Pubblicato il 20/01/2013 22:57:53

Troppa l'aria nei polmoni

 

fino a perdere il respiro

 

l'alfabetario di costellazioni

 

saturo.basterebbe fare campo

 

cristallizzare negli accumuli il passato

 

nell'immobilità dell'ora. continuo

 

ritorno alla lingua fluida. dell'infanzia

 

inconsapevole quiescenza

 

in transizione.Guarda il cielo

 

come una voce fragile di donna,

 

a polmoni prosciugati,palpita

 

la cima  alza la neve festosa

 

non torna come un sasso non cade

 

nè un lamento

 

della linea che non rimane in alto

 

che un minuto

 

posando sotto la mano il suolo

 

lisi finimenti tra le dita,sfinita

 

finchè il morso è nudo, in atto_

 

_di fiducia narra:

 

non so per quale soma-

 

come l'ape dell'esagono la fine

 

la fede spinge,avanti i musi, a bere

 

i passi agli animali che non siamo

 

per la spremitura ultima del succo:

 

l'_ottava,  inconosciuta luce.

 

avvolta nell'antilope commossa

 

la sera fiuta del futuro gli occhi

 

esaudita sotto più alta tenda

 

cerva nell'Haoma dell'Avesta

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