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Segesta

di Amina Narimi
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Pubblicato il 20/10/2013 15:40:41

                                                                                                                       A mio figlio


Non  come porti pane a casa
benedetto o accidentato 
ma come vivo sai il respiro

capace di distinguere un segnale

di sopravvivenza da un rumore
come rischio  dov'è il cuore, sai
al centro del dolore

che non fa paura del futuro

piangere
ballando al buio con la pace
la montagna
          ...la mia Jebel  ti mostro
la portata d'acqua  i suoi colori
lungo il perimetro dei  fianchi
circondata da due fiumi una segesta
abbandonata a 36 colonne- nello scrigno
morbida  roccia incompiuta vita
niente del suo splendore più colpisce
il semicerchio vuoto nel Teatro

 

il donativo del paesaggio toglie il fiato

quasi a morte nel tuo sguardo. dov’è il mare

alimenta il mio pensiero mentre scendo
tengo il filo del fondale. fino al fondo
ondeggia  sulla prateria la posidonia

coi suoi capelli d'oro silenziosa

l’ossigeno di un peso  troppo grande

dentro gli occhi delle anfore  perdute
con le mani sulle alghe ti racconto

come levarti dalla solitudine

-che avresti giocato in paradiso. "Sì

anche lì viene la neve " ti rispondevo

 

Risalgo  le domande  sulle dita

le acque strette  erano il tuo viso
impresso c'è quel nome- figlio mio-
già illeggibile

al mare che ti chiude

                                           infinitamente tacito

 

 

Thomas Cole

 


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