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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Sei Cento Trentotto

di Emilia Filocamo
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Pubblicato il 08/11/2013 12:43:01

La casa è mondata: chicchirichì,

osanna! La novellina sguscia

fresca dalla pula, più pulita,

la piccina, di un budello ben

sgasato. Comignolo sturato.

Tutta vergine ed ignara dall'anta

alla cucina: le finestre, tese, imeni,

ombrelli intatti, tube - tunnel,

asciutti sai ave- nodo.

La porta un geco, un prepuzio:

innocente, pia lumaca con la testa imbavagliata.

La casa è battezzata: via il maligno!

Alle tende irrorate  con suffumigi, candeggi

ed esorcismi, vanno appese ostie, non liquirizie.

Sui comò dicono Messa, tra i divani il

confessore: tutto splendido e leggiadro,

pù del pranzo, della Domenica, della

ciambella affumicata, Polifemo lievitato.

La casa è spurgata: complimenti.

Clinica dallo smalto perfettissimo,

i muri in tulle, rigidi cigni, il cemento

è smontato a neve.  Passa ancora

un turno di straccio intriso di

benedizione, ha lo sguardo d'ispettore

e lo scarico dell'astronave: lì

vanno le stelle, nel cestello,

nella trave, nella fossa, nell'armadietto.

Ma sono io l'orchestrale che dirige

il  bianco ospizio con un mostro in fondo al secchio.


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