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Sei Cento Cinquantotto

di Emilia Filocamo
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Pubblicato il 30/11/2013 12:54:40

Tutto finisce e Venere era

solo un lampione:  per oscurarla

servirà ancora una generazione

di nuovi, tonti moscerini.

Sui dorsi delle colline la

neve, tutta, è soma discreta.

Io credo che non avrebbero dovuto

tranciare i fili al terrazzo,

antennume del panoramico insetto,

e nemmeno sollevarne le mattonelle,

febbrile desquamazione, o ferrare

il cavallo blu con  zoccoli omogenei

di cotto cool. Io credo che non avrebbero

dovuto cambiare in studio il salotto,

inselvatichire il giardino, lasciare

che la caldaia si scrostasse,

bianca testuggine rugginosa,

applique in decomposizione: intorno

i bulbi delle tubature le accorrono devoti,

salvifichi come i liquidi anti disidratazione

al degente. Io credo che era bella con l'edera

barbuta in verde avanzata, con il citofono

schizofrenico e le persiane che ragliavano

secche ad ogni buongiorno.

Tutto finisce: l'ultima volta che ti sono

passata dentro, stavi tutta impettita

davanti al sole ed al martedì.

Dalla tua pancia arrivavano vocine

 e bambini, cigolii di biciclette,

schiaffi alla biancheria dopo battesimo.

E non c'era nessuna certezza che tu

mi guardassi e mi riconoscessi,

che dalle mie ginocchia irrobustite

dagli anni riaffiorasse appiccicoso

il pus trasparente della prima

caduta, il canyon di quel taglio a

Natale, o che dal mio viso spuntasse

il rossore della Comunione.

Non che ripensassi ai miei piedi

infilati fra le ringhiere: " Gerani,

spostatevi,è mia nipote!"

mentre Settembre ruminava le

ossa ad Agosto e color cartone

arrivava puntuale

la scuola a  portarmi con se.


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